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Acqua | Aree protette e biodiversitÓ

Raggiunte le acque del lago Vostok

[ 21 febbraio 2012 ]

Pietro Greco

L'ultimo strato di ghiaccio, prima di trovare l'acqua liquida, è stato rimosso lo scorso 5 febbraio. Dopo un viaggio di 3.769,3 metri durato quasi vent'anni la trivella dei ricercatori russi dell'Istituto dell'Artide e dell'Antartide ha raggiunto il suo obiettivo: le acque gelide, ma liquide del lago Vostok, a un tiro di schioppo dal Polo Sud.

Con i suoi 15.690 chilometri quadrati, il Vostok è il settimo lago per estensione del pianeta. Ma la sua particolarità è che si trova sepolto sotto poco meno di quattro chilometri di ghiaccio. Le sue acque pure - più pure dell'acqua distillata utilizzata nei laboratori - hanno una temperatura di - 3 °C, non sono gelate perché sottoposte a una pressione enorme, intorno alle 350 atmosfere, e sono sature di ossigeno. Lì gli scienziati sperano di trovare forme di vita davvero estreme. Perché, ammesso che ci siano, sono sopravvissute e si sono evolute per milioni di anni nel buio più totale, a temperature bassissime e a pressione altissima.

Naturalmente ci si aspetta di trovare non pesci o gamberetti, ma batteri. Batteri estremofili. Analoghi a quelli che si pensa (si spera) di poter trovare in un qualche altro luogo del sistema solare. Ma ovviamente queste sono solo speranze.

Per ora c'è l'impresa tecnologica realizzata dai ricercatori russi. Un'impresa iniziata nel 1990, quasi 22 anni fa. Il lago Vostok era stato scoperta nel 1974 e i russi (allora ancora sovietici) decisero di impiantare sulla coltre di ghiaccio che lo ricopre una stazione scientifica. E già questo costituisce un'impresa. Perché quell'abitato venne insediato sul luogo più freddo della Terra. O, almeno, nel luogo dove è stata registrata la temperatura più bassa: - 89,4°C. Che, con i venti che tirano, equivale a una temperatura percepita di - 150 °C.

Ben attrezzati per sopravvivere a tanto gelo, nel 1990 i russi decisero di iniziare a trivellare i ghiacci per raggiungere le acque liquide del lago. Si fermarono nel 1999 dopo 3.623 metri, ad appena 150 metri dal traguardo, su richiesta della comunità scientifica. Gli scienziati di tutto il mondo chiesero che si mettessero a punto tecnologie di perforazione più sofisticate per evitare che la trivella contaminasse quell'ecosistema così puro. Sia con residui di kerosene, sia con eventuali batteri estremofili portati dalla superficie.

Ci sono voluti sette anni di studi e di prove per mettere a punto una tecnologia in grado di garantire che il lago resterà incontaminato. Trivellando l'ultimo strato di ghiaccio - che per gli ultimi 60 metri non è ghiaccio della calotta, ma acqua di accrezione (ovvero acqua del lago gelato) - 40 litri di acqua del lago essendo sotto pressione sono risaliti lungo il tubo della trivella e poi, ad una certa altezza, sono stati congelati e riportati alla superficie.
Ora dovranno essere studiati. Per iniziare a conoscere la chimica e l'eventuale biologia di un sistema ecologico isolato per milioni di anni.