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Aree protette e biodiversitÓ

Visitors ed alieni in Antartide

[ 7 marzo 2012 ]

Secondo una ricerca pubblicata su Proceedings of the National Academy of Science (Pnas) «i semi attaccati agli indumenti ed ai bagagli dei visitatori antartici possono introdurre specie vegetali esotiche invasive che potrebbero minacciare gli ecosistemi del continente». Tra il 2007 ed il 2008 un team internazionale di ricercatori  ha campionato, individuato e mappato le fonti e le destinazioni di più di 2.600 strutture di propagazione, come i semi o frammenti vegetali, che permettono alle piante di  "prendere  un passaggio" per raggiungere l'Antartide addosso a scienziati e turisti.

Lo studio è stato un'iniziativa comune nell'ambito del progetto "Aliens in Antarctica" svolto in occasione dell'International Polar Year (Ipy 2007-9). Circa il 2% dei 33.000 turisti e 7.000 membri dei team scientifici che hanno visitato l'Antartide nel 2007, durante la prima stagione dell'Ipy sono stati campionati e hanno risposto a domande sul loro viaggio precedente. Il processo ha compreso un attento esame di indumenti e capelli, e l'inserimenti di macchine fotografiche, indumenti esterni e degli altri bagagli, in sacchetti sottovuoto. Borse e stivali si sono rivelati i maggiori vettori di organismi "alieni". Estrapolando i dati della ricerca si scopre che ogni anno circa 70.000 semi vengono trasportati in Antartide e i luoghi dove arrivano i turisti sono di solito i più caldi del continente, quindi anche quelli dove i semi hanno più probabilità di sopravvivere. I ricercatori hanno scoperto che, sebbene molti dei semi fossero originari del Sudamerica, una buona parte veniva dall'emisfero settentrionale. Circa la metà veniva da regioni fredde e quindi con forti probabilità di attecchire nei luoghi più caldi dell'Antartide.

Utilizzando i dati climatici odierni  e le proiezioni basate sugli scenari delle emissioni climalteranti dell'Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), gli scienziati hanno valutato la probabilità che queste specie aliene possano sopravvivere e stabilirsi in Antartide, sia nelle condizioni ambientali attuali che 2.100.

Il capo del team di ricerca, Steven Chown, direttore del Dst-Nrf Centre of excellence for invasion biology dell'università sudafricana di  Stellenbosch,  spiega che «le specie aliene invasive sono tra le cause principali del cambiamento della biodiversità in tutto il mondo. Abbiamo voluto valutare i rischi per l'Antartide nel suo complesso, per scoprire quali semi ci sono stati portati, da dove provengono e dove è più probabile che si stabiliscano».

Secondo lo studio il visitatore medio dell'Antartide trasporta 9,5 semi; diverse specie aliene si sono ormai insediate nella Penisola Antartica occidentale, la regione che si spinge verso il Sudamerica, e dove i futuri cambiamenti legati al clima sono in grado di aiutare la sopravvivenza delle piante . Inoltre, dato che spesso i viaggiatori visitare altri luoghi freddi prima di arrivare in Antartide, almeno la metà dei propaguli alieni che raggiungono il continente ghiacciato sono parti di specie adattate a freddo e quindi in grado di sopportare le condizioni estreme che si ritrovano in alcune destinazioni antartiche.

Il British antarctic survey (Bad) sottolinea che «i risultati, insieme ad altri nello studio, rappresentano una valutazione globale del rischio delle specie invasive in Antartide e un progetto per ridurre le minacce future. Lo studio mette in evidenza i rischi derivanti dalle specie invasive, anche in aree remote, e come questi rischi possono crescere con il cambiamento climatico». Kevin A. Hughes, del Bas, ha detto: «essenzialmente, i dati di questo studio contribuiranno alle decisioni gestionali volte a conservazione della biodiversità dell'Antartide dalle specie esotiche invasive. In futuro, ci aspettiamo che un maggior numero di turisti e scienziati visiti il continente, così come comunità abbiamo bisogno di implementare pratiche efficaci per ridurre il numero di specie esotiche che arrivano».

Le piante aliene stanno già crescendo grazie al rapido riscaldamento della penisola antartica occidentale.  Chown ricorda cosa si pensava fino a pochi anni fa: «la gente in passato era scettica, dicevano: "è in gran parte ricoperto di ghiaccio, quindi è improbabile che le piante si stabiliranno qui. Dimenticando che probabilmente un'area inferiore all'1%, ma ancora significativa, è libera dai ghiacci. Alcune di queste zone sono nella regione della Penisola, che si è riscaldata molto rapidamente». Infatti, nella Penisola Antartica, la temperatura è aumentata di circa 3°C in oltre mezzo secolo, molto più velocemente  rispetto alla media mondiale. Di conseguenza, la copertura di ghiaccio sta diminuendo. Molte isole sub-antartiche  hanno subito significativi cambiamenti ecologici dovuti alle specie invasive che sono arrivate ​​sia accidentalmente che deliberatamente ed il team di ricercatori pensa che la Penisola Antartica e alcune altre aree costiere del continente potrebbe subire cambiamenti simili nei prossimi decenni.

«L'Antartide ha un'ecologia  autoctona, un'ecologia microbica ben consolidata, e sulla Penisola ha due specie di piante endemiche - ha detto Chown a Bbc News - e verrà cambiata dalle specie che ci arriveranno. L'ambiente marino sta cambiando, con i granchi giganti che si stabiliscono in acque che in precedenza erano troppo fredde».

L'invasione è già cominciata: Deception Island, 100 km a nord-ovest della Penisola Antartica, è già stata colonizzata da due specie di erba e due collemboli. Sulle pendici occidentali della stessa Penisola Antartica, l'erba specie Poa annua ha attecchito ormai in 4 stazioni di ricerca, probabilmente trasportata involontariamente dagli scienziati: un grosso rischio, visto che la  Poa annua è già diventata la vegetazione dominante in diverse isole sub-antartiche. L'unica soluzione è eradicare le specie invasive che cominciano ad affacciarsi, come ha fatto Hughes con il solo esemplare di una pianta sudamericana della famiglia aster a Deception Island, dove i turisti si fermano per visitare una vecchia base baleniera. Ma probabilmente per alcune specie molto più diffuse è ormai troppo tardi.

La cosa preoccupa anche l'International association of antarctic tour operators che però ha difficoltà a tenere sotto controllo i turisti indipendenti e problemi vengono anche dalle organizzazioni scientifiche di alcuni Paesi «Possiamo usare le linee guida per i veicoli, perché nel loro carico non ci siano semi e invertebrati, fare in modo che i vestiti che siano puliti e che calzino scarpe nuove - ha detto Hughes - ma penso che sia giusto dire che, ovunque vadano, è inevitabile che portino altre specie con loro, e non importa quello che facciamo, i nostri migliori sforzi riducono solo il tasso con il quale vengono introdotte le specie, non lo evita mai del tutto».

Nemmeno il trattato antartico prevede alcun obbligo giuridico di bonificare le specie esotiche introdotte accidentalmente, ma il team di scienziati ritiene che «vi sia l'obbligo morale di farlo e di bloccare i nuovi arrivi per quanto possibile. Un fattore di complicazione per la Penisola Antartica e le sue isole è che alcuni semi arrivano dal Sudamerica semplicemente trasportati dal vento, ma Chown fa notare che anche qui le azioni dell'uomo sono determinanti: «le piante si stabiliscono grazie alle condizioni climatiche create in gran parte dell'umanità attraverso la produzione di gas serra. Se non si fa nulla, le piccole enclavi in un  continente incontaminato possono, in 100 anni, avere un aspetto molto simile alle isole sub-antartiche, come la Georgia del Sud, dove le piante e gli animali esotici, in particolare i ratti, hanno radicalmente cambiato l'ecologia locale. La South Georgia è una sentinella grande di ciò che potrebbe accadere nella zona nelle prossime poche centinaia di anni. Il  mio sospetto è che se non prenderemo tutte le misure di biosicurezza  finiremo in un sistema che apparirà come un ambiente pieno di erbacce, con ratti, passeri e Poa annua».