[12/10/2012] News

La Banca Mondiale dice no alla moratoria sul land grabbing chiesta da Oxfam

La corsa alla terra espone le comunitÓ locali a fame, violenza e povertÓ crescente ed estrema

Oggi a Tokyo si è aperto il meeting annuale della Banca Mondiale e del Fondo monetari internazionale, che fino al 14 ottobre discuterà per l'ennesima volta delle possibili soluzioni per la ripresa economica. Comunque la banca Mondiale alla vigilia del meeting di Tokyo si era già sbarazzata di una "fastidiosa" richiesta avanzata da Oxfam International, respingendo il suo appello ad interrompere ogni suo coinvolgimento nel land grabbing, l'acquisto su grande scala di terre agricole.

Il 4 ottobre Oxfam aveva pubblicato il rapporto "Chi ci prende la terra ci prende la vita - Come fermare la corsa globale alla terra" dal quale emerge che «La terra venduta in tutto il mondo negli ultimi 10 anni, pari a un'area grande quasi 7 volte l'Italia, basterebbe a coltivare cibo per il miliardo di esseri umani che oggi soffre la fame». Oxfam avverte che tra «Il 2000 e il 2010 oltre il 60% degli investimenti internazionali in terreni agricoli sono avvenuti in paesi in via di sviluppo che hanno gravi problemi di fame. Eppure, nonostante questo, i due terzi degli investitori prevedono di esportare tutto quello che su queste terre viene e verrà prodotto.  Quasi il 60% di questa terra inoltre è destinata a  colture utilizzabili per i biocarburanti».

La battaglia di Oxfam contro il land grabbing  e per maggiori investimenti a favore dei piccoli agricoltori si scontra con una situazione che è tollerata e spesso incoraggiata e incentivata dai governi e da organismi internazionali come la Banca Mondiale: «La recente corsa alla terra è selvaggia e senza precedenti; i  più poveri continuano ad essere sfrattati, spesso con la violenza, perdendo le loro case e l'accesso alla terra che è la loro fonte di cibo e guadagno, senza essere consultati né risarciti. In questo momento nei Paesi più poveri ogni 4 giorni un'area di terra più grande dell'intera città di Roma  viene venduta ad investitori stranieri, Secondo l'International Land Coalition, tra il 2000 e il 2010 investitori stranieri hanno acquisito a livello globale 203 milioni di ettari di terreno, 106 dei quali in Paesi in via di sviluppo. In Liberia, ad esempio, in soli cinque anni il 30% del paese è stato inghiottito dalle acquisizioni di terra».

Secondo Oxfam, durante la crisi dei prezzi alimentari nel 2008 e nel 2009, gli affari legati alla terra sono triplicati, «Perché la terra è considerata un investimento sempre più redditizio. Con i prezzi alimentari mondiali a livelli record, è necessaria un'azione urgente per fermare la minaccia di una nuova ondata di land grabbing». Per questo L'Ong  ha lanciato un appello urgente ed una petizione online per chiedere alla Banca Mondiale «Di sospendere subito i suoi investimenti in terreni agricoli per il tempo necessario a introdurre politiche più efficaci per  fermare il land grabbing».

La Banca Mondiale ha risposto in maniera insolitamente rapida e dettagliata: «Condividiamo le inquietudini che Oxfam ha sollevato nel suo rapporto. Tuttavia, non siamo d'accordo con l'appello di Oxfam per una moratoria sugli investimenti del Gruppo della Banca Mondiale nelle imprese agricole su grande scala, in particolare durante un periodo di crescita rapida dei prezzi degli alimenti in tutto il mondo. Una moratoria incentrata sul Gruppo della banca prende di mira precisamente quei protagonisti che si sforzano di migliorare le pratiche: i governi progressisti, gli investitori e noi. Prendere una tale iniziativa non aiuterebbe per niente a ridurre i casi di pratiche abusive e verosimilmente dissuaderebbe gli investitori responsabili desiderosi di applicare le nostre normative elevate». 

Non si capisce chi dovrebbe sanzionare ed impedire gli abusi del Land Grabbing e quali siano questi "governi progressisti", visto che la svendita delle terre avviene praticamente sempre a vantaggio di multinazionali, grandi imprese stranie e nazionali e quasi sempre con il coinvolgimento economico diretto di politici e governanti. Una vera e propria predazione fondiaria che negli ultimi anni è stata denunciata da molte Ong ambientaliste ed umanitarie e che vede il suo esempio più eclatante in quello che sta succedendo in diversi Paesi africani. Acquisizioni che, invece di ridurre l'insicurezza alimentare (come vorrebbe ar credere la Banca Mondiale) sono una delle cause del suo inasprimento.

Elisa Bacciotti, responsabile della campagna Coltiva di Oxfam Italia, presentando l'appello aveva detto: «Una selvaggia corsa globale alla terra espone oggi molte comunità locali alla fame, alla violenza e alla minaccia di una povertà crescente ed estrema. Se succedesse nel nostro paese, grideremmo allo scandalo. La Banca Mondiale, che è sia un investitore diretto sia un consulente per i Paesi in via di sviluppo in merito alle acquisizioni di terre, ha la responsabilità di  evitare che l'accaparramento di terra diventi uno dei grandi scandali del XXI secolo. Sospendendo temporaneamente i propri investimenti  nel settore e rivedendo le proprie pratiche, la Banca Mondiale può diventare un esempio per tutti gli investitori e i governi e incoraggiarli a favorire realmente lo sviluppo delle comunità più povere».

Ma la World Bank non ci pensa nemmeno alla moratoria chiesta da Oxfam ed a politiche vere per fermare il land grabbing. D'altronde nello stesso rapporto di Oxfam si legge che «Gli investimenti della Banca Mondiale in terreni agricoli sono aumentati del 200% negli ultimi 10 anni, mentre l'International Finance Corporation, il settore della Banca che eroga prestiti al settore privato, definisce gli standard seguiti da  molti investitori.  Dal 2008 in poi sono stati presentati 21 reclami  per violazione dei diritti sulla terra da parte delle comunità interessate dai progetti della Banca Mondiale».  Nonostante questo nella lettera che respinge categoricamente la moratoria si legge: «Il gruppo della banca non appoggia le acquisizioni o gli investimenti fondiari speculativi che si approfittano della debolezza delle istituzioni nei Paesi in via di sviluppo o che disrezzano i principi dell'investimento agricolo responsabile» e ribatte che «Il 90% dei nostri investimenti nell'agricoltura è focalizzato sui piccoli agricoltori» e che il lavoro agricolo dell'International Finance Corporation «Ha fornito 37.000 posti di lavoro».

La Wokld Bank ricorda ad Oxfam ed alle altre Ong che criticano il suo sostegno al land grabbing quello che sanno già molto bene: «Nel 2050 la popolazione mondiale dovrebbe aumentare di 2 miliardi di abitanti, necessita un aumento del 70% della produzione alimentare mondiale», però riconosce che qualcosa nelle sue previsioni ed attività non va e promette una prossima revisione delle linee guida che «Riesaminerà ed attualizzerà le nostre politiche di salvaguardia sociali ed ambientali.  Siamo d'accordo che dei casi di abuso esistano, in particolare nei  Paesi dove la governance è debole, e condividiamo la convinzione di Oxfam che in molti di questi casi, le pratiche devono assicurare una partecipazione più trasparente ed inclusiva in caso di trasferimenti fondiari».

Ma Anuradha Mittal, direttrice esecutiva dell'Oakland Institute, un think tank Usa che si occupa degli effetti della speculazione fondiaria nel mondo in via di sviluppo,  fa notare su Ips che «Il livello al quale vengono controllate queste salvaguardie resta comunque volontario. Nel 2009 e nel 2010, siamo stati in grado di identificare chiaramente il ruolo che il Gruppo della Banca Mondiale ha svolto nella promozione di questi investimenti si grande scala, ignorando completamente l'impatto sociale ed economico.  Oxfam ribadisce che questo tipo di investimento è un cattivo investimento nelle comunità e sfortunatamente la banca ha scelto di ignorare le prove evidenti che sono state presentate».

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