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Acqua | Aree protette e biodiversitÓ | Urbanistica e territorio

Genova (e l'Italia), assassinata dal catrame e dal cemento

[ 4 novembre 2011 ]

La Liguria sembra letteralmente franare in mare, assassinata dal catrame e dal cemento, parodiando De Gregori. Ad un anno dall'alluvione nel ponente ligure ed a pochi giorni dalla tragedia delle cinque terre, ancora una volta a Genova, un altro pezzo di questa splendida regione con le strette valli occupate da seconde case e con i monti bruciati dagli incendi, irta di porti e con i corsi d'acqua spesso tombati, conta nuovi morti e si appresta a spalare nuovo fango ed altri detriti per l'ennesimo evento "straodinario" che sta diventando sempre più "ordinario" all'epoca dei cambiamenti climatici, che sembrano accanirsi contro questo arco sul mare e sulla sua contigua appendice Toscana.

Ma la Liguria è l'esempio dello sfascio pendulo nel quale la rendita edilizia, non sempre e non necessariamente illegale, ha trasformato il territorio italiano, delle "messe in sicurezza" solo per costruire ed appesantire il territorio con nuovo cemento ed infrastrutture che cambiano la situazione e generano nuovi rischi, dell'edilizia "contrattata", delle "varianti, delle deroghe, che non tengono conto né delle mutate condizioni ambientali all'era del Global warming né delle mutazioni subite da un territorio a rischio abbandonato a monte e saturato a valle dall'uomo, privo di vera e sistematica manutenzione, mentre si investe in grandi opere, Tav, strade che finiscono sott'acqua... e tutto questo come se nelle fosse accaduto, nulla accadesse e nulla potesse accadere.

Dopo la tragedia delle 5 Terre Santo Grammatico, coordinatore di Legambiente Liguria, spiegava il rischio "Genova": «L'aumento della quantità di acqua caduta in questi giorni dipende dal cambiamento climatico e però ha degli effetti soprattutto in zone che hanno conformazioni orografiche come quelle che ha la Liguria, con le zone montuose che rendono le piogge ancora più intense. La storia di Genova tra gli anni Cinquanta e Sessanta è stata una storia di forte cementificazione, oggi si subisce un'eredità di corsi d'acqua edificati, appesantimento del territorio, spesso i torrenti sono costretti a scorrere sotto gli edifici oppure in corsi artificializzati, è questo il motivo per cui quando esondano lo fanno con più impeto e velocità. A Sestri sono stati fatti interventi anche velocemente, ma finiti i soldi in molti casi non sono stati completati opere fatte a metà, ma non per cattiva volontà».

Legambiente Liguria denuncia la mancanza di un piano urbanistico "ordinario" in grado di mettere in sicurezza persone e territori: «A Genova ci sono 100 mila persone che sono a rischio alluvione, non possiamo pensare a un esodo, però intanto tutti devono sapere e bisogna cominciare a fare molta più informazione su questo rischio. Inoltre, è importare impedire l'ulteriore cementificazione, Genova non è una città che sta crescendo dal punto di vista della popolazione, perché mai dovrebbero servire nuovi edifici? Se si vuole dare fiato all'edilizia lo si può fare riconvertendo ciò che esiste in edifici sostenibili dal punto di vista ambientale».

La sottovalutazione di tutto questo, l'incapacità di un intero Paese di mettere in sicurezza il proprio presente per guardare al futuro è emersa ieri, drammaticamente nel corso dell'audizione in Commissione ambiente del Senato del ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo che ha fatto dire al responsabile green economy del Pd, Ermete Realacci: «C'è davvero da stare allegri. Il ministro Prestigiacomo si accorge finalmente che il Governo di cui fa parte ha praticamente azzerato i fondi per la prevenzione dal dissesto idrogeologico. Neanche un consolatorio meglio tardi che mai può rendere migliore una situazione che ormai è diventata gravissima. Sono anni che denunciamo il taglio metodico e continuativo delle risorse destinate alla manutenzione del territorio, che dai già insufficienti 500 milioni stanziati dal Governo Prodi, sono state in sostanza annullate. Mentre ancora si scava nel fango per cercare i dispersi dell'alluvione ha colpito Liguria e Toscana, mentre la fragilità del territorio accresce con eventi meteorologici sempre più estremi, l'incapacità del Governo nel far fronte alle priorità del paese, come quella di mettere in sicurezza il territorio dal rischio frane e smottamenti, è diventata intollerabile».

Per i senatori del Pd Francesco Ferrante e Roberto della Seta, che fanno parete della Commissione ambiente, «Il ministro dell'ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha certificato che il Piano straordinario per la messa in sicurezza del suolo non esiste più. 'Meglio di qualunque esponente dell'opposizione il ministro ha formalizzato il fallimento dell'impegno principale che il governo ha assunto sull'ambiente. Come ha dichiarato in commissione Stefania Prestigiacomo, il miliardo stanziato con la Finanziaria 2010 per la messa in sicurezza del territorio non è stato mai reso disponibile per il ministero e per le Regioni. E' rimasta una somma virtuale che con la legge di stabilità è stata anche ufficialmente cancellata e sostituita con un impegno del tutto generico, e non vincolante, a destinare alla difesa del suolo una quota dei fondi Fas. In questo modo, nei giorni in cui ancora si piangono le vittime dell'alluvione che ha colpito Liguria e Toscana viene così messa in evidenza l'inadeguatezza dell'esecutivo».

Sono bastate solo poche ore per dover piangere altri morti e cercare nuovi dispersi.
Tutto vero, come è vero che qualche colpa l'ha anche chi governa la Liguria, Italia Nostra ricordava che «È gravissimo l'attacco a un territorio fragile come quello della Liguria portato avanti con una legge folle approvata durante l'estate, nel silenzio assordante dei media: il regolamento regionale numero 3 del 2011 della Regione "che ha ridotto da 10 a 3 metri le distanze minime di edificazione lungo i corsi d'acqua". Come al solito ogni anno alla prima pioggia ci ritroviamo a contare i morti».
Speriamo almeno che questo disastro, che questi poveri morti, portino centro-destra e centro-sinistra a rivedere un modello di sviluppo che si sostiene con una cura di cemento che non è sostenibile per l'Italia malata.