[01/02/2012] News

Costi del nucleare: la fine di un mito. Anche in Francia l'ora delle scelte

Il rapporto sui costi del nucleare pubblicato ieri dalla Corte dei Conti francese è una vera e propria bomba lanciata nel dibattito delle elezioni presidenziali che è molto guardingo sul nucleare.

Il rapporto, pubblicato da una "juridiction indépendante", distrugge il mito del nucleare francese a buon mercato che qualcuno anche in Italia aveva raccontato prima e durante la campagna referendaria, evidenziando i costi intrinseci dell'energia atomica.

"Sortir du nucléaire", la rete antinucleare francese, sottolinea: «A qualche mese  dalle elezioni presidenziali, i candidati devono subito prendere posizione sul proseguimento delle grandi spese di questo metodo di produzione dell'elettricità, o per una svolta decisiva verso delle energie meno inquinanti ed infinitamente meno care. Finito lo status quo, ecco l'ora delle scelte!»

Il verdetto della Corte dei conti sembra senza appello: il costo medio del nucleare nel 2010 era a 49,5 euro il  MWh e quello dell'energia prodotta dal nuovo reattore Epr addirittura da 70 a 90 € il MWh. Il rapporto mette in evidenza il balzo in avanti dei costi per la costruzione dei nuovi reattori e seppellisce economicamente l'Epr. «Il nucleare conferma così di essere la sola tecnologia nella quale i costi di costruzione aumentano con  il tempo - sottolinea "Sortir du nucléaire" - La Cour des Comptes non si arrischia, ma non è vietato trarre delle conclusioni sulla competitività crescente delle energie rinnovabili, i cui costi di produzione non fanno che decrescere».

Anche i costi di manutenzione degli impianti nucleari sono destinati a crescere, facendo aumentare dal 10 al 15% i costi di produzione. Secondo cifre fornite dalla stessa multinazionale energetico-nucleare francese Edf  assommano a 3,7 miliardi di euro  i fondi da destinare ogni anno alla manutenzione dei reattori francesi ed al rafforzamento delle norme di sicurezza , una somma che bisognerà rivedere al rialzo, visto che, nonostante gli stress test, le valutazioni finali sui rischi del post-Fukushima  devono ancora essere completate e che l'Autorité de sûreté nucléaire (Asn), non certo famosa per il suo rigore, ha definito le cifre fornite da Edf molto ottimistiche.

"Sortir du nucléaire" spiega: «Sappiamo già che il costo dell'elettricità dovrà aumentare. E' tempo di finirla di criminalizzare le rinnovabili: è proprio il  nucleare che è responsabile di questo aumento! Le incertezze e le zone grigie indicate dalla Cour des Compte la dicono lunga sulla prossima impennata dei costi».

Ma ci sono costi ancora più difficili da calcolare: quelli dello smantellamento delle centrali e delle scorie. Fino ad ora queste cifre venivano calcolate sulla base di dati forniti dalla stessa Edf, ma la Corte dei Conti si è rifiutata di convalidarle. Si tratta di 18,4 miliardi di € per lo smantellamento dei 58 reattori in funzione in Francia, ma la Corte la giudica una cifra poco realistica, anche in relazione ai costi molto più alti che i registrano in altri Paesi. La stessa cosa vale per le scorie nucleari. La stima Edf è di 28 miliardi di € per la loro gestione a lungo termine (escluso il combustibile nucleare esausto), una previsione definita «Fragile».

Il problema è anche che la politica tradizionale francese, sempre pronta a difendere il nucleare, non ha messo in bilancio le cifre necessarie a gestirlo: dei 27,8 miliardi necessari per i costi che arriveranno sono disponibili solo 18,2 miliardi. Edf ha dovuto trovare i soldi per il nucleare attingendo ai fondi per la gestione delle reti di distribuzione. Ma alla fine non saranno le grandi aziende (partecipate dello Stato o statali) a pagare il conto, ma i contribuenti francesi.

Nonostante tutto, "Sortir du nucléaire", non  si fida nemmeno delle clamorose cifre del rapporto, dato che è stato commissionato dal Presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy con il mandato di analizzare solo alcuni aspetti dell'industria nucleare: «Questo studio è paragonabile ad una fotografia. Comporta numerose zone d'ombra... e molti elementi essenziali restano fuori dall'inquadratura».

Gli ambientalisti si riferiscono  ai "costi occulti": «La valutazione della gestione delle scorie omette così di tener conto sia dei residui minerari (che rappresentano migliaia di tonnellate di materiali inquinanti) che dell'uranio impoverito, con il pretesto che sarebbe una materia valorizzabile».

La Corte dei conti si occupa anche della possibilità di incidenti e  chiede che venga urgentemente ratificata e la Convention de Paris, che permetterebbe di portare a 200 milioni di euro le somme a carico dei gestori degli impianti nucleari in caso di incidente. «Ma questo ammontare resta irrisorio di fronte al costo di un incidente grave del tipo di Fukushima, del quale la Cour des Comptes si è rifiutata di tener conto - dicono i no-nuke francesi - Infine, constatiamo che la Cour des Comptes non ha fatto parola del nucleare militare, la cui esistenza è d'altronde all'origine di quella del nucleare civile».

Nell'audizione alla Cour des Comptes, "Sortir du nucléaire" aveva suggerito che fossero conteggiati tutte le esternalità negative sul prezzo della produzione di elettricità nucleare: la distruzione delle aree dove si realizzano miniere di uranio, i diritti violati dei popoli autoctoni, l'inquinamento dei corsi d'acqua e dell'ambiente, gli impatti sulla salute dei lavoratori e di chi vive vicino alle centrali «Che hanno un costo  non indifferente per la società».

La Cour des Comptes lancia l'allarme sui costi esponenziali dell'Epr e dello smantellamento delle centrali nucleari per i conti pubblici, rivelando così perché la Francia e molti Paesi cercano di allungare  il più possibile la vita dei reattori nucleari, assumendosi rischi enormi ed esponendo la popolazione ad incidenti che, come si è visto a Fukushima Daiichi, superano quelli della costruzione di una grande centrale nucleare. «Lo status quo non è più possibile - concludono gli ambientalisti francesi - è in tutti i casi bisognerà fare una scelta. Piuttosto che inghiottire miliardi di euro all'anno in un insufficiente raffazzonamento delle centrali invecchiate, investiamoli nel risparmio energetico e nelle rinnovabili.  Già nel 2006, uno studio dimostrava che, nella regione del Grand Ouest, si sarebbero potuti assicurare altrettanto bene i bisogni di elettricità se si fossero destinati i 3,3 miliardi di € che costava allora l'Epr alle alternative energetiche. Degli scenari di uscita dal nucleare esistono, applichiamoli  prima che sia troppo tardi!».

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