Cerca per periodo

Data di inizio:

Data di fine:


Cerca per tipologia


Parola chiave


Altri archivi

riduci il testo aumenta il testo Scrivi una mail Feed RSS
 

Energia

Ce la faranno le rinnovabili a salvare il mondo dai combustibili fossili? Secondo il Mit forse sì

[ 21 marzo 2012 ]

La Energy conference "Insight and Innovation in Uncertain Times", organizzata dal Massachusetts Institute of Technology (Mit) il 16 e 17 marzo, ha riunito un numero  impressionante di giovani ingegneri, scienziati e imprenditori delle energie rinnovabili e molti dei players più affermati in campo energetico, ma alla fine ha lasciato in sospeso una domanda: questo gruppo di inventori e sognatori ed i loro colleghi in tutto il mondo riusciranno a produrre abbastanza velocemente innovazioni ed a creare energia verde sufficiente a buon mercato, per smentire le previsioni dell'establishment che il mondo non potrà fare a meno, per ancora molto tempo, di  continuare a bruciare combustibili fossili? 

Pur constatando che nel 2011 i finanziamenti dei venture capital per le tecnologie pulite hanno raggiunto il record di 4,3 miliardi di dollari negli Usa,  la presidente uscente del Mit, Susan Hockfield, ha detto che «Restano da affrontare alcune sfide per l'innovazione dell'energia alternativa, compresi il rallentamento economico e i tagli governativi ai programmi dell'energia verde, le prospettive in calo di un'adozione di una politica climatica Usa ed a livello globale e il boom dello sfruttamento dei combustibili fossili non convenzionali, come il gas shale».

Peter C. Evans, direttore Global strategy planning di GE Energy della General Electric, non è ottimista: «La company prevede che il contributo dei combustibili fossili al mix energetico globale scenderà solo dall'85% di oggi all'80% nel 2025». Un dato che è triste notizia per chi vuole combattere il global warming, ma confermato da Richard H. Jones, vice direttore esecutivo dell'International energy agency (Iea): «Indipendentemente dal fatto che ci piaccia o meno, rimarremo dipendenti dai combustibili fossili per lungo tempo».

A molti studenti e docenti del Mit ed alla trentina  imprenditori del green business presenti alla conferenza. la cosa non è piaciuta affatto ed hanno dipinto un quadro molto diverso di un futuro energetico non  troppo lontano.  

La sessione sull'energia solare è stata dominata dalla sindrome del bicchiere mezzo pieno: l'ottimismo non è stato smorzato dall'attuale sovrabbondanza nel mercato del solare e dal fallimento  di numerose imprese statunitensi del solare a  causa della sovrapproduzione di pannelli cinesi. Adam Lorenz, uno dei fondatori della startup del Mit 1366 Technologies, che ha inventato un nuovo procedimento per produrre cristallini fotovoltaici ultrasottili con "wafer" di silicio fuso, ha spiegato che  «La società ha tagliato i rifiuti, e i costi, della metà, non tagliando i " wafer" da un blocco di silicio, la tecnologia convenzionale».

La company di Lorenz ha ricevuto recentemente 150 milioni di dollari di prestito di garanzia dal Dipartimento dell'energia Usa e lo scienziato ha fatto notare che «I costi di energia solare sono scesi dai  5 dollari a kilowattora di tre decenni fa, ai  10 - 15 centesimi a chilowattora di oggi. Le innovazioni e la rapida evoluzione tecnologica ridurranno i  costi ancora a metà in un prossimo futuro. Nei prossimi 5 - 8 anni, arriveremo ad un punto in cui la gente che prenderà in considerazione di aggiungere potenza alla rete elettrica non lo farà con il  carbone o il nucleare. Il solare fotovoltaico sarà la scelta dei Paesi, specialmente quelli in via di sviluppo... A 5 anni da oggi la storia sarà scritta in termini di energia solare che la renderanno leader  per il costo di produzione di energia elettrica. Entro il 2025, l'energia solare potrebbe rappresentare per il 50% la capacità di produzione  di nuova elettricità negli Usa»

Minh Le, vicedirettore del Solar energy technologies program del dipartimento dell'energia Usa, ha spiegato che «L'iniziativa Sun Shot del Dipartimento mira a ridurre il costo della produzione di energia solare da tre a quattro volte entro il 2020. Per il prossimo futuro, un po' di sostegno del governo per le tecnologie delle energie rinnovabili è di vitale importanza. La Germania, che ha solide politiche a sostegno dello sviluppo dell'energia solare, ha installato 3 gigawatt di energia solare solo nello scorso dicembre, mentre negli Stati Uniti sono stati installati solo 1,8 gigawatt in tutto del 2011. L'energia solare offre ora solo 0,2% della capacità di produzione  di energia elettrica degli Usa. Ci sono molte opportunità per una crescita enorme».

Ma l'obiettivo dell'Energy conference del Mit non era  quello di discutere delle politiche governative sul carbon market o degli incentivi alle energie rinnovabili, piuttosto di mobilitare le intelligenze presenti nelle università e nelle aziende di tutto il mondo per rendere l'energia solare e le altre forme di energia rinnovabile più economiche. «Immaginate un mondo dove i prezzi sono sufficientemente bassi attraverso innovazioni tecnologiche che non hanno bisogno di questi costruzioni politiche artificiali», ha detto Le.

Daniel Nocera, professore di chimica al Mit e uno dei fondatori di Sun Catalytix, una società che tenta di imitare la fotosintesi per creare e immagazzinare l'energia, ha sottolineato che «I progressi reali in materia di innovazione delle energie rinnovabili è probabile che provengano da ingegneri e scienziati nel mondo in via di sviluppo. Con tre miliardi di persone povere e tre miliardi in più che arriveranno entro  questo secolo, il mondo in via di sviluppo farà "kick the hell out of you" nel campo dell'innovazione energetica. Saranno loro a decidere il futuro energetico. Non ci lasceranno scegliere come sarà il futuro che verrà per loro, dovremo seguirli».  

Questi discorsi si sono concretizzati allo "Showcase Energy", dove gli studenti e i docenti  del Mit, insieme ad altri scienziati e businessmen, hanno visionato decine di nuove tecnologie, che vanno dallo stoccaggio più efficiente di maggiori quantità di energia per sfruttare meglio l'energia delle onde e quella eolica, alla  modifica dei comportamenti dei consumatori per ridurre il consumo di energia elettrica.

Alcuni dei progetti sono il risultato della Energy Initiative del Mit che, dalla sua fondazione nel 2006, ha raccolto 350 milioni di dollari per la ricerca energetica e ha coinvolto oltre il 25% del corpo docente dell'università. Nocera ha detto agli studenti: «Se volte davvero aiutare il Presidente Obama e gli altri leader interessati a una transizione verso l'economia dell'energia rinnovabile, fare il vostro lavoro, che è la scoperta».