[25/06/2012] News

Rio+20: il flop servito...

Sembra ormai del tutto esaurita la risorsa primaria: la politica

E purtroppo il flop si è compiuto! Proprio quando sarebbe servito un vertice all'altezza della grande valenza politica del momento, si è assistito invece ad una mancanza assoluta di leadership politica. Il grande attivismo della presidenza brasiliana per superare lo stallo negoziale ha imposto un compromesso che non è riuscito a dare risposte forti e coraggiose alle principali questioni sul tappeto:sostegno alla transizione verso una green economy equa e solidale, la lotta alla povertà, la riforma delle istituzioni Onu che si occupano di ambiente e sviluppo sostenibile, la definizione di obiettivi globali per lo sviluppo sostenibile.

E così vent'anni dopo la conferenza di Rio+20, appuntamento principe delle Nazioni Unite sulla sostenibilità, ha chiuso senza la capacità di approvare una dichiarazione politica che rialzasse anche se di poco il livello del documento "The future we wont", il futuro che vogliamo. Sono rimasti tra i tanti padiglioni allestiti solo gli impegni concreti annunciati da paesi e aziende, tra i quali la volontà della Germania e del Giappone di mettersi alla guida della rivoluzione costituita dalla Green Economy.

Come in questi giorni si era capito la Dichiarazione finale è stata un documento debolissimo, senza nessun tipo d'impegno concreto, e alla fine nonostante qualche attesa creata da Hillary Clinton, nulla neanche per quanto riguarda l'aiuto finanziario ai paesi poveri per sostenere la loro transizione verso un'economia verde equa e solidale. E come denunciano le tante Ong presenti esce forte oltretutto il carattere bilaterale e volontario nelle deboli risposte date sul fronte degli aiuti finanziari ai paesi più poveri, rischiando di compromettere l'approccio multilaterale epenalizzando proprio loro. Nessun piano d'azione concreto per contrastare il cambiamento climatico né per prevenirlo, rincarano le Ong, considerato che non si è concretizzata alcuna politica efficace per azzerare i sussidi ai combustibili fossili, che ogni anno assorbono più di mille miliardi di dollari, quasi il 2% del PIL mondiale ma scegliendo invece di non definire regole per le imprese e le multinazionali, lasciate libere di  operare e di investire come meglio preferiscono. 
Secondo le tante realtà ambientaliste presenti ancora una volta le multinazionali che inquinano hanno tenuto in ostaggio le Nazioni Unite per spingere i loro interessi economici, alle spese del benessere delle persone e del pianeta.
Molto buona invece  la valutazione sulla rete di società civile molto ampia che ha portato ai lavori della Cupula dos povos almeno 50.000 persone e che attraverso il lavoro di plenarie, seminari e incontri ha saputo rafforzare un coordinamento delle azioni a livello internazionale. Rafforzando alleanze e solidarietà tra movimenti internazionali, nazionali e locali, lavorando su un calendario globale comune e la volontà di costruire una giornata di mobilitazione internazionale sui temi discussi in questi giorni. Una mobilitazione che ha stigmatizzato come un opportuno sviluppo della Green economy deve essere guidato dalla trasparenza delle filiere, dal contrasto delle politiche di accaparramento di materie prime e delle spinte di privatizzazione della Wto negli scambi all'interno del mercato delle tecnologie verdi.

In questo fallimento in parte annunciato insomma,  abbiamo visto un'Europa incapace di esercitare un potere reale, gli Usa distratti dalle imminenti presidenziali, le economie emergenti dall'atteggiamento altalenante e il forte peso delle lobby del petrolio impegnate sempre perché tutto rimanga così.

*Responsabile dipartimento internazionale Legambiente, in esclusiva per greenreport.it

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