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Aree protette e biodiversitÓ | Consumi | Economia ecologica | Rifiuti e bonifiche

Lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali mette a rischio i debiti sovrani: ecco il vero deficit

Il rapporto E-Risc calcola i profili di rischio per cinque Paesi pilota

[ 23 novembre 2012 ]

Umberto Mazzantini

«Se non verranno prese in considerazione le risorse naturali, i rating del debito sovrano di alcuni Paesi potrebbero essere meno robusti di quanto pensano i realizzare», è quanto emerge dal rapporto  "E-Risc: A New Angle on Sovereign Credit" pubblicato dall'United Nations environment programme's finance initiative (Unep Fi) e Global Footprint Network. Nel rapporto si legge: «Le perdite di suoli, foreste e pescato, nonché i crescenti costi delle risorse, sono destinate a diventare sempre più importanti per la salute economica di una nazione e possono influenzare la sua capacità di ripagare o rifinanziare il debito sovrano».  

Il rapporto suggerisce che il modo in cui un Paese gestisce il patrimonio naturale nel rating dei debito sovrano  «Può non solo fornire agli investitori una maggiore trasparenza nelle decisioni di investimento, ma anche di incoraggiare i governi che emettono bond sovrani a gestire le risorse naturali in modo più sostenibile, al fine di attrarre investitori nel medio a lungo termine». 

E-Risc analizza cinque Paesi pilota (Brasile, Francia, Giappone, India e Turchia), che sono stati scelti insieme alle istituzioni finanziarie partecipanti e che hanno fornito le variazione in termini di utilizzo delle risorse naturali e di prestazioni economiche, mettendo in evidenza i principali problemi finanziari causati  dal  crescente divario tra le crescenti richieste di acqua dolce, foreste, suolo, pascoli ed altre risorse naturali ed i beni e servizi che gli ecosistemi nazionali sono in grado di fornire in modo sostenibile.

Secondo il rapporto, al quale hanno collaborato asset owners, investment managers e information providers, in collaborazione con un numero di proprietari di attività di investimento, gestori e fornitori di informazioni, «L'India ormai richiede ai suoi asset ecologici 1,8 volte più di quello che sono in grado di produrre. Altri paesi stanno vedendo tendenze simili. Con un impatto negativo sul capitale naturale dei Paesi e sulla stabilità economica, il degrado delle risorse ha il potenziale per aggravare la crisi del debito sovrano che hanno contribuito ad innescare ed approfondire, la crisi economica globale. Eppure, nonostante questo, tali rischi ambientali rimangono in gran parte assenti dai modelli tradizionali che determinano i sovereign credit ratings altri indicatori tradizionali di resilienza economica».

La fondatrice di Global Footprint Network, Susan Burns, ha sottolineato che «Sempre più Paesi dipendono da un livello della domanda di risorse superiore a quello che i propri ecosistemi sono in grado di fornire. Questo trend sta costringendo ad una concorrenza globale per le risorse limitate del pianeta e rappresenta  rischi per gli investitori in sovereign bond, nonché per i Paesi che rilasciano questi  titoli. Una descrizione più accurata della realtà economica è quindi nell'interesse di tutti».  Il rapporto ricorda che «Argentina, gli Stati Uniti e gli Stati dell'Eurozona, comprese Spagna, Italia e Grecia, sono tra i Paesi che hanno visto il loro debito sovrano declassato dal 2011. Le ramificazioni dei declassamenti in oneri finanziari, insieme ai rischi che dovranno affrontare le banche e gli investitori esposti al debito sovrano, hanno portato molti esperti a chiedere ulteriori indicatori di rischio raffinati, che "catturino" completamente le realtà economiche delle  risorse sempre più scarse del XXI secolo». Per colmare questa lacuna, E-Risc propone un nuovo quadro per  valutare i probabili rischi  legati alle  risorse del pianeta che riducono e per consentire una visione più completa in un futuro di stabilità dei redditi nazionali.

Il nuovo quadro di rischio applicato ai 5 Paesi pilota si basa su una serie di indicatori che hanno al centro  l'impronta ecologica di ogni Paese: area biologicamente produttiva ed acqua necessaria per sostenere le attività di una popolazione, e rispetto della sua "biocapacità"; quantità di area produttiva effettivamente a disposizione per generare risorse ed assorbire i rifiuti. Per fornire una definizione più completa delle risorse naturali, il dato della footprint - che si concentra su rinnovabili, risorse biologiche come la pesca, foreste, suoli agricoli, pascoli, e terra necessaria per assorbire le emissioni di CO2 - nel rapporto è integrato dai dati sulle risorse non rinnovabili come i combustibili fossili, metalli e minerali.  

La metodologia E-Risc si applica con un approccio in 3 fasi per collegare i rischi delle risorse naturali e le loro conseguenze ambientali con i principali indicatori macroeconomici: 1. Tendenze nella disponibilità ed utilizzo delle risorse naturali: modelli di consumo delle risorse naturali rispetto alla capacità degli ecosistemi di un Paese di soddisfare la domanda. 2. Esposizione delle risorse ai rischi: valutare l'importanza delle risorse naturali per l'economia del Paese. 3. Resilienza finanziaria ai rischi: la capacità di un Paese di far fronte all'aumento dei prezzi delle materie prime o ad altri shock avversi legati alle risorse naturali.

E-Risc stima che un 10% di variazione dei prezzi delle commodity possa portare a cambiamenti nel bilancio commerciale di un Paese equivalenti a più dello 0,5% del Pil. Un 10% di diminuzione della produttività delle risorse naturali, come pascoli o foreste, potrebbe portare ad uno squilibrio di bilancio ancora più ampio, equivalente ad un ulteriore 4% del Pil, dovuto principalmente alla necessità di beni più importati. 

Il rapporto E-Risc si basa sui dati del Global Footprint Network's National Footprint Accounts  e dell'Unctad sulle risorse non rinnovabili e presenta uno "score" numerico ponderato che rappresenta i rischi per le risorse naturali che devono affrontare i cinque paesi pilota:  

Brasile. Tra il 1961 e il 2008 l'impronta ecologica del Brasile è triplicata, ma gli ecosistemi del Paese producono ancora più risorse naturali e servizi di quanto richiede la sua popolazione. Nei prossimi anni l'esposizione alla volatilità dei prezzi delle risorse naturali continuerà ad aumentare. Il cambiamento climatico può influenzare andamento delle precipitazioni e l' aumento della siccità, con una riduzione della produzione agricola nelle regioni più povere. I livelli di debito sovrano sono moderati, quindi il Brasile è in grado di assorbire gli shock negativi, anche se i prezzi delle materie prime rappresentano un rischio

Francia. Richiede 1,4 volte più di quanto possano fornire in maniera sostenibile i suoi beni ecologici. Un divario che negli ultimi 10 anni è cresciuto ad un tasso annuo di oltre l'1%. La Francia è meno vulnerabile alle variazioni dei prezzi delle materie prime rispetto agli altri Paesi presi in esame, ma è esposta a rischi a causa di eventuali interruzioni dell'approvvigionamento di combustibili fossili e carburanti. Il Paese ha anche una minore resilienza di fronte ai rischi delle risorse naturali a causa di alti livelli di debito sovrano e del deficit di bilancio

India.  Richiede oltre 1,8 volte in più dai suoi beni ecologici di quanto possano fornirne in maniera sostenibile. Questo gap negli ultimi 10 anni è cresciuto ad un tasso annuo di oltre il 4,6%. I principali rischi sono: deforestazione, pascolo eccessivo, cambiamento climatico e degrado del suolo. L'accesso all'energia è fondamentale per l'economia per la forte presenza di industrie ad alta intensità energetica, come acciaierie e cementifici.  A causa dell'aumento della popolazione, una quota sempre maggiore di bisogni di risorse naturali dell'India dovranno essere soddisfatte dall'estero. L'India ha una minore resilienza agli shock dei prezzi delle risorse a causa del suo deficit di bilancio e il tasso di inflazione elevati.

Giappone. Tra il 1961 e il 2008, il sovrasfruttamento dei beni ecologici nazionali è triplicato, ma il Giappone nel 2008 utilizzava solo il 35% di risorse naturali rinnovabili nazionali, rispetto al 73% del 1961. La crescente dipendenza dalle importazioni per pesce, carburante, cibo e prodotti agricoli, espone il Giappone a forti rischi. L'economia è dominata dai prodotti ad alto valore aggiunto, che rappresentano una vulnerabilità inferiore al cambiamento dei prezzi delle commodity.  L'alto debito sovrano ed il  disavanzo pubblico forniscono poco margine di manovra fiscale per reagire agli shock dei prezzi delle risorse naturali.

Turchia. Richiede oltre 1,5 volte in più dai suoi beni ecologici di quanto possano fornirne in maniera sostenibile, un divario che in 10 anni è cresciuto al tasso annuo del 6%. Gran parte dell'economia è costituita da industrie ad alta intensità di risorse, come quelle tessili e di trasformazione alimentare. I maggiori rischi vengono da scarsità d'acqua, desertificazione e degrado del territorio. La domanda d'acqua a fini agricoli è destinata a crescere del 20% entro il 2050 e gravi carenze d'acqua sono previste a causa del cambiamento climatico. La resilienza agli shock delle risorse è favorita dai moderati livelli del debito pubblico.

E-Risc presenta anche una serie di iniziative di alcuni governi per capire meglio come l'aumento di risorse incida sulla sicurezza economica e sul benessere dei cittadini: Le Filippine hanno istituito il primo Ecological Footprint network del sud est asiatico; il Costa Rica ha definito l'impronta ecologica nel suo rapporto sullo stato ella nazione del 2011, una panoramica delle questioni sociali, economiche e ambientali; L'Ecuador si è impegnato, nel suo piano di sviluppo nazionale, a mantenere l'impronta ecologica nazionale al di sotto della capacità disponibile delle sue risorse naturali.

L'Unep sottolinea: «Anche se il quadro presentato nel rapporto è solo un primo passo, rappresenta un aspetto importante per un primo  sviluppo di metodi standardizzati per chiarire i legami tra i cambiamenti nelle risorse naturali ed i rischi finanziari ed economici, a livello nazionale». Gli autori incoraggiano agenzie di rating, asset managers, asset owners ed altri investitori «A sviluppare questa metodologia pilota in uno strumento utilizzabile e standardizzato per un'ampia analisi degli investimenti, che colga meglio coglie l'esposizione potenziali dei Paesi al rischio delle risorse naturali. Lo sviluppo di questi indicatori deve andare di pari asso con azioni concrete da parte dei governi, per promuovere metodi più sostenibili di produzione e consumo, in modo da ridurre la pressione sulle risorse naturali ed i rischi finanziari correlati.

Presentando il rapporto a Londra, il direttore esecutivo dell'Unep Achim Steiner, ha detto: «Stiamo assistendo a un cambiamento di paradigma a causa della scarsità di risorse naturali, con profonde implicazioni per le economie e, quindi, il rischio del debito sovrano in tutto il mondo. È arrivato il momento per una migliore comprensione della connessione tra rischio ambientale e il rischio del credito sovrano. Solo allora gli investitori, le agenzie di rating del credito ed i governi saranno in grado di pianificare in modo efficace con un tipo di conoscenza volta a garantire la salute e la stabilità economica a lungo termine».