[18/04/2011] News

Laboratorio delle materie prime: il riciclo, bellezza!

LIVORNO. Proposta di una politica nazionale per l'utilizzo efficiente delle materie. E' uno dei due obiettivi base del Laboratorio delle materie prime istituito il 5 aprile con l'obiettivo di creare una community per lo sviluppo culturale del settore estrattivo. E di cui fa parte anche il ministero dello sviluppo economico. Come scrivevamo dando la notizia venerdì qui siamo nel cuore dell'economia ecologia e di quella green economy che non guarda alla sola energia rinnovabile.

Siamo nel campo della "materia rinnovabile". L'altro obiettivo del Laboratorio è infatti quello che produrre: una verifica dell'attuale quadro normativo - già piuttosto complesso e sotto certi aspetti contraddittorio - al fine sia di un suo chiarimento applicativo, sia di una semplificazione amministrativa conseguente, per RAE (rifiuti dell'attività estrattiva), TRS (terre e rocce da scavo), RCD (risulta da costruzioni e demolizioni) anche per ciò che concerne i cosiddetti "fini", derivanti dal processo di trattamento dei minerali e/o dalla lavorazione dei materiali ottenuti.

Come spiega nel suo report Mauro Fornaro, direttore dipartimento di Scienze della Terra Università degli Studi di Torino, «Questo specifico progetto del Laboratorio (LMP) interessa sostanzialmente almeno uno dei cosiddetti "Pilastri strategici" individuati dall'Unione Europea per assicurare la "sostenibilità" della industria estrattiva. In particolare la sua azione "avvolge" tatticamente la gamba rivolta in senso lato al risparmio delle risorse minerarie, perseguendo altresì un loro completo utilizzo e compresi i possibili riutilizzi.

Coerentemente, il progetto stesso si deve quindi occupare della valorizzazione delle risorse primarie, non rinnovabili, lungo tutto il percorso produttivo: dal giacimento minerario coltivato alla materia prima, poi trasformata in prodotti dell'industria;dal loro recupero sistematico, dopo l'uso, al diverso riutilizzo dei materiali costituenti, in forma ad esempio di materie prime "seconde", piuttosto che la sbrigativa messa a discarica indifferenziata. E' altresì evidente il ruolo decisivo, giocato dalle progressive conoscenze scientifiche, con relative disponibilità tecnologiche, per il raggiungimento di specifici risultati operativi: tecnico-economici ma anche socioambientali, nei vari campi di applicazione industriale».

Inutile dire che per portare avanti soprattutto quest'ultimo concetto, l'Italia debba muoversi in un'ottica tutta industriale ancorata alla sostenibilità sia nella ricerca, sia nella produzione, sia negli orizzonti. Qui può nascere anche quella famosa crescita che rincorriamo da decenni, a patto che se ne sappia cogliere l'opportunità e non si faccia come con le energie rinnovabili, la cui filiera è totalmente straniera.

Lo stesso Fornaro spiega infatti che: «è evidente che il percorso industriale più virtuoso può non esaurirsi nella analisi di una "unica" filiera, bensì deve derivare da un "intreccio"sapiente di più filiere, aventi dei "nodi" produttivi comuni, rappresentati da finalità congiunte di economia ed ecologia di processo, volte alla eliminazione "attiva" degli scarti, che sono sempre più da considerare uno "spreco inquinante". Il progetto che si vuole attuare deve essere appunto quello che permetterà, partendo da esempi concreti - comunque estendibili ed implementabili- di sostenere il convincimento tecnico che vede perseguibili "risparmi" complessivi di risorse giacimentologiche attraverso la più attenta, integrale valorizzazione delle materie prime originarie estratte, e con una contestuale, continua ricerca verso ogni possibile recupero,dopo l'uso, dei prodotti finali».

La sfida è epocale e non è detto che si arrivi a quagliare il tutto in tempi brevi, ma l'alternativa non c'è. Il Laboratorio si occuperà soprattutto di minerari estrattivi, scavi civili, manutenzioni idrauliche, trattamento industriale e costruzioni e demolizioni comprese; ma dovrebbe essere chiaro che questa è l'unica via perseguibile per l'intera gamma delle risorse del pianeta. Dato che l'uomo vive grazie ad esse e la sua economia può esistere solo e finché esistono, continuare ad agire facendo finta che siano "infinite" è fuori discussione. Il problema insomma non sono solo le cosiddette "terre rare", perché ad allargare il concetto si potrebbe dire che il problema sta nelle "materie rare" o almeno sempre più rare. Utilizzarle al meglio, ovvero in modo molto più efficiente, riutilizzare gli scarti oltre ogni immaginazione attuale, ridurre la loro richiesta stessa grazie a nuovi modelli economici che non prevedano l'eterna produzione ai fini dell'acquisto (perché sarebbe già qualcosa poter parlare di consumi, mentre invece ormai non si fa che accumulare e basta), sono gli unici obiettivi percorribili per uscire dalla crisi ecologica in atto.

Questo Laboratorio quindi è un'avanguardia in Italia, ed è già qualcosa, ma si può fare molto di più. Attualmente si occuperà di studiare i «fini limo-argillosi residuati dalle operazioni di "lavaggio"; fini limo lavaggio negli impianti di trattamento di misti granulari litoidi, estratti da cave ed utilizzati per la produzione di inerti naturali; oppure di pietrischi (granulati) usati anch'essi per aggregati da calcestruzzi e/o bitumati, od anche semplicemente come materiale da rilevato o ballast (stradale o ferroviario) ma soprattutto per la produzione di minerali - carbonatici, silicatici, solfatici ecc.- di interesse industriale». Ma si parla anche di «farine di roccia, prodotte in stabilimenti, da operazioni di segagione e lavorazione delle pietre nella industria lapidea» e «"Terre" ricomprese in smarini di scavo per opere infrastrutturali (gallerie per strade, ferrovie ecc.) ma anche per fondazioni di costruzioni civili». E ancora di «discariche storiche di trattamento mineralurgico in impianti di separazione fisica dei minerali».

Per ciascuna di queste tipologie - conclude Fornaro fornendo anche altri esempi - può essere svolta «una indagine mirata a proporre una strategia di intervento tecnico, necessaria a definire possibili utilizzi di tali materiali, garantendo in ogni caso la sicurezza dei risultati».

Insomma, la "materia", negletta fino a pochi mesi fa rispetto alla "modaiola" energia, finalmente pare essere sdoganata. Ora si tratta di dare il prima possibile gambe a un progetto che, speriamo, riesca a portare la materia (prima e seconda) - facendosi forza sull'iniziativa della commissione europea - al pari dell'importanza dell'energia rinnovabile anche sottoforma di incentivi per il suo recupero e riutilizzo (non parliamo in questo caso di quello energetico), fondamenta dell'economia ecologia che sta a monte della salvaguardia ambientale. Nel senso che senza la prima, la seconda è un'illusione.

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