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[ 29 settembre 2009 ] Rifiuti e bonifiche

Cucù cucù e a Napoli torna l'emergenza spazzatura. Il punto con Michele Buonuomo

Lucia Venturi

GROSSETO. «L' emergenza rifiuti è finita e la scommessa è vinta, la città è pulita. Le strade sono sgombre dalla spazzatura, l' arretrato è smaltito. Riecco Napoli, finalmente : bella e possibile. E soprattutto pulita». Le parole pronunciate il 18 luglio del 2008 dal premier Silvio Berlusconi che annunciava la fine dell'incubo della crisi dei rifiuti a Napoli hanno avuto vita breve.
A distanza di poco più di un anno e a pochi mesi dalla fine del commissariamento ( a novembre smobiliteranno gli uffici civili e a fine anno anche i militari) a Napoli si preannuncia di nuovo un autunno caldo. A partire dai problemi contingenti innescati dalle proteste dei circa 2000 lavoratori che rischiano il posto e che hanno incrociato le braccia mandando in tilt di nuovo la città partenopea.
Che si è fatto in questo anno? Lo abbiamo chiesto a Michele Buonuomo, presidente della Legambiente Campania
«Sono state aperte le discariche già individuate e si è fatto partire l'inceneritore di Acerra, ma di tutto quello che sta in mezzo per poter avviare un ciclo integrato non c'è traccia. Il risultato è che al di là dei problemi contingenti di questi giorni che a seguito delle proteste dei lavoratori che rischiano il posto hanno causato ritardi nelle raccolte dei rifiuti per strada, si prospetta una situazione di nuova crisi emergenziale all'inizio dell'anno prossimo. E dato che a marzo ci saranno le elezioni amministrative si presenta come il cacio sui maccheroni».

Le discariche che capacità hanno ancora?
«Chiaiano ha un anno e mezzo di vita. Sant'Arcangelo è in via di esaurimento e attualmente il grosso, circa 1400 tonnellate al giorno, vanno nella discarica di Terzigno, quella dentro al parco che doveva durare diversi anni e che a questi ritmi si esaurirà nel giro di poco tempo».


E gli altri impianti?
«E' stato aperto l'impianto di Acerra che funziona per poche quantità. Dell'impianto di Salerno, che doveva essere realizzato in tempi rapidissimi non se ne sa più niente e la provincia dovrà dotarsi di una discarica per le 200mila tonnellate di indifferenziato. Ma soprattutto non è stato fatto niente nel mezzo, a partire dagli impianti di compostaggio. Ne sono previsti due: uno a Salerno e uno a Eboli ma nelle altre province siamo ancora in ritardo. E i comuni sono costretti a spendere cifre paradossali per portare la frazione organica nelle altre regioni. Questo tra l'altro sta determinando rischi per le raccolte differenziate, che già in alcuni comuni stanno regredendo».


E la trasformazione degli impianti di Cdr a che punto è?
«Anche quella che sarebbe stata la soluzione più veloce in realtà non è ancora avvenuta. La Regione aveva anche messo a disposizione 100 milioni di euro per trasformare quegli impianti ma poi i soldi sono stati destinati ad altri capitoli di bilancio»

Insomma il commissariamento ha fatto di nuovo un buco nell'acqua?
«Purtroppo questa è la realtà. I problemi strutturali rimangono ancora tutti irrisolti e adesso si aggiungono anche quelli contingenti che fanno parte comunque di un problema più generale.
La protesta dei lavoratori è per il mancato passaggio di molti di loro dai consorzi di bacino alle società provinciali che sostituiscono i consorzi stessi, lavoratori che oggi rischiano quindi il posto ma c'è comunque un problema di esubero di addetti che andrà affrontato. Lo ricordava anche l'assessore regionale Walter Ganapini intervenuto a Napoli alla giornata di Puliamo il mondo che a fronte degli oltre 20mila addetti attualmente in dotazione, nella fase a regime saranno necessari non più di 9500. Anche questo è un problema che andrà affrontato e non è certo di poco conto».