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[ 7 gennaio 2010 ] Aree protette e biodiversità | Consumi

La guerra delle balene tra giapponesi e Sea Shepherd diventa crisi diplomatica

LIVORNO. La collisione tra il super-trimarano Ady Gill, dell'aggressiva associazione ambientalista Sea Shepherd Conservation Society, e la Shonan Maru 2, una nave "da ricerca" giapponese che in realtà svolge funzioni di difesa della flotta di baleniere in piena attività al largo delle acque antartiche dell'Australia, sta provocando l'ennesimo incidente diplomatico, mentre le accuse tra ambientalisti e giapponesi si sprecano.
Ieri, mentre il costosissimo e sofisticato trimarano in klevar e carbonio della Sea Shepherd  cercava di disturbare la caccia alle balene al largo della Commonwealth Bay è finito sotto la prua della Shonan Maru 2, riportando danni probabilmente irreparabili, anche se l'equipaggio è stato tratto in salvo, con un solo ferito lieve.

I giapponesi accusano esplicitamente Sea Shepherd  di aver cercato la collisione, in effetti le foto ed i filmati mostrano un''azione di disturbo molto ravvicinata, effettuata in un mare molto mosso, probabilmente il trimarano attraversa la rotta della nave, ma questa non fa nulla per evitare la collisione.

Jeff Hansen, direttore di Sea Shepherd per l'Australia , ha spiegato All'Australian Associated Press che «L'Ady Gill, si è fermata davanti alla baleniera giapponese. L'Ady Gill, una piccola nave capace di andare a forte velocità, stava cercando di uscire dalla rotta. La Shonan Maru 2 l'ha messa davanti alla sua linea di mira diretta, andando dritta su di lei. Si è avvicinata ed ha rotto una sezione della fusoliera. Ha fatto un grosso buco nell'imbarcazione».

Per tutta risposta  l'Istituto giapponese per la ricerca sui cetacei (che copre con una parvenza scientifica la mattanza delle balene) ha mostrato il video con l'inseguimento della baleniera giapponese da parte dell'Ady Gill che passa evidentemente proprio davanti alla prua della Shonan Maru 2 in navigazione.

Secondo i giapponesi, e le immagini ed i passati blitz della Sea Shepherd confortano l'ipotesi che  gli ambientalisti si preparavano a bloccare le eliche della baleniera utilizzando delle gomene, per questo erano così vicini alla nave che li bersagliava con i getti dei cannoni ad acqua e li invitava a scostarsi utilizzando altoparlanti. Alla fine c'è stata la collisione che ha reso inservibile il sofisticato trimarano, dono di un denaroso ammiratore dei corsari del mare della  Sea Shepherd.
Comunque gli ambientalisti sembrano aver ottenuto quel che volevano: attirare l'attenzione dell'opinione pubblica sulle attività delle baleniere giapponesi e rialzare la tensione tra Australia, Nuova Zelanda e Giappone.

Il portavoce del governo del Giappone, Hirofumi Hirano, ha accusato la Nuova Zelanda di essere complice della Sea Shepherd: «Abbiamo consegnato una dura protesta formale al governo della Nuova Zelanda perché la nave è registrata in Nuova Zelanda, chiedendo con forza che non si ripetano in futuro episodi di questo tipo. Il Giappone chiede che non si metta a rischio la vita dei nostri uomini. Si è trattato di un atto di sabotaggio: questa volta è andata bene, ma il bilancio poteva essere pesante. Il piano programmato sulle ricerche a scopo scientifico andrà avanti».
Alla vigilia di Natale il governo di Canberra aveva annunciato un'azione legale internazionale contro il Giappone se non la smetterà con la caccia alle balene ed aveva inviato due navi a sorvegliare l'Oceano australe per sorvegliare le attività della flotta baleniera di Tokyo, intenta a cannoneggiare i cetacei in pieno Santuario antartico. Il ministro dell'ambiente australiano, Peter Garrett, aveva detto alla radio Abc che «Il governo continua a sviluppare sforzi diplomatici per mettere fine alla pesca al delle balene dei giapponesi. Se non ci saranno dei progressi, l'Australia ingaggerà un'azione giudiziaria. La caccia alle balene costituisce una delle nostre grandi preoccupazioni».
Incuranti, i giapponesi continuano nella loro campagna "scientifica" 2009/2010 che prevede di uccidere e macellare 935 balenottere minori (Balaenoptera acuto rostrata), 20 balenottere comuni (Balaenoptera physalus) e megattere (Megaptera novaeangliae ).
Intanto sullo speronamento è stata avviata un'inchiesta e Sea Shepherd  chiede che l'Australia invii una nave militare a controllare gli scontri con le baleniere giapponesi che sono avvenuti in acque della zona di interesse economico dell'Australia.

Il governo laburista di Canberra è criticato anche dai Verdi australiani e  il fondatore di Sea Shepherd, Paul Watson, ha detto che gli ambientalisti hanno intenzione di continuare con i loro attacchi che dal 2007 ad oggi sono stati spesso sono più che aggressivi, con "bombardamenti" delle baleniere con petardi, materiale irritante e puzzolente, abbordaggi con feriti da entrambe le parti, imbarcazioni danneggiate. Non a caso Sea Shepherd nasce da una scissione di Greenpeace, in disaccordo con la politica troppo "moderata" della nota associazione internazionale che aveva deciso di non cercare più di fermare le baleniere giapponesi in mare. Mentre Greenpeace cerca di convincere l'opinione pubblica giapponese a non consumare più carne di balena e denuncia la falsa iniziativa scientifica sui cetacei del governo di Tokyo (con successo e pagando la sua attività con l'arresto dei suoi attivisti) i fuoriusciti ribelli alzano il livello dello scontro nei freddi mari che circondano l'Antartide.

I giapponesi non sembrano disposti a ritirarsi dal fronte di guerra delle balene: Akira Gunji, viceministro dell'Agricoltura e della Pesca, ha convocato una conferenza stampa, per annunciare che il governo sta pensando ad ulteriori misure per la sicurezza della flotta di baleniere e degli uomini d'equipaggio.