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Vivere con cura di Marinella Correggia

 

[ 5 novembre 2009 ] Consumi

Verso Copenaghen. Cibo giusto per il clima (parte prima)

Marinella Correggia

RIETI. Come non azzannare il clima, mangiando? Ora, il mondo lo sta facendo. Secondo uno studio dell'organizzazione non governativa Grain, «l'uso massiccio di input di sintesi, l'espansione delle filiere zootecniche, la distruzione delle savane e delle foreste del mondo per far posto a monocolture commerciali sono insieme responsabili di un terzo almeno dei gas serra di origine antropica.

Ma se si mettono nel calcolo anche le quantità straordinarie di energia fossile necessaria a trasportare le derrate in tutto il mondo, trasformarle, refrigerarle, imballarle in ogni possibile imballaggio a perdere e infine distribuire i prodotti finali nei supermercati, ecco che al sistema alimentare globale si può probabilmente imputare il 50% delle emissioni mondiali annue di gas serra».

Ma ovviamente non sempre il nostro "pane" quotidiano fa un tale disastro; perfino nei paesi dell'abbondanza a tavola. Abbiamo già detto (v. Vivere con cura/Verso Copenaghen del 7 ottobre) che scendere nella catena alimentare, dal carnivoro verso il vegetale, arrechi indubbi benefici al clima. Ma non tutto ciò che è cibo vegetale è climaticamente corretto!

Secondo le ricerche di Chris Goodall, autore del prezioso libro How to live a low carbon life (non tradotto in italiano), i consumi alimentari di un inglese medio, provocano 2,1 tonnellate di emissioni di gas serra all'anno. Mettiamo pure che gli italiani mangino "meglio" anche climaticamente (soprattutto importando meno alimenti). Ma al tempo stesso la statistica di Goodall non contiene, per l'estrema difficoltà di calcolarle, l'anidride carbonica e il metano emessi dal suolo nei sistemi agricoli intensivi. Quindi un italiano "standard" probabilmente mangiando contribuisce alla crisi climatica con 1,8 tonnellate di gas serra all'anno. Decisamente troppo visto che il nostro principio di equità e sostenibilità climatica non ci consentirebbe, come cittadini del mondo, più di una tonnellata pro capite per l'insieme dei nostri consumi!

Come scendere? Secondo Goodall, diventando bravissimi gli stessi inglesi potrebbero scendere, quanto a emissioni collegate all'alimentazione, da quelle 2,1 tonnellate a 350 kg! Noi italiani allora possiamo fare ancora meglio...

Intanto, come abbiamo già detto, una tonnellata o anche più di gas serra può essere risparmiata mangiando vegetale anziché animale. E poi, un grande ruolo può essere giocato dal modello agricolo-colturale che sta alla base della nostra scelta quotidiana. Ovvero: agricoltura di sintesi o biologica nelle sue varianti?

Il suolo che sequestra
Secondo uno studio recente, realizzato dal Rodale Institute e da altri scienziati del suolo, se si passasse dall'agricoltura chimica, energivora, idrovora oggi imperante a un modello di agricoltura ecologica, ogni anno per ogni ettaro di terra così convertito potrebbe sequestrare circa 9 chilogrammi di anidride carbonica, oltretutto garantendo un cibo molto più nutriente e pulito.

La materia organica trattenuta nei suoli coltivati biologicamente è infatti da tre a sei volte superiore alla percentuale registrata dall'agricoltura industriale. Il suolo contiene tuttora tre volte più carbonio dell'intera CO2 presente in atmosfera. E' un grande "pozzo di carbonio", se ben utilizzato.

Mangiando alimenti provenienti dall'agricoltura biologica evitiamo inoltre le emissioni collegate alla produzione di fertilizzanti azotati di sintesi (che usano gas come materia prima) e le emissioni di ossidi di azoto collegate alla somministrazione di questi fertilizzanti. E anche se l'agricoltura organica, non prevedendo pesticidi ed erbicidi di sintesi, può richiedere un maggiore uso di macchine a motore (per tagliare l'erba ad esempio), questo è più che compensato.
Dunque, facciamo il possibile per comprare bio (certificato o non certificato purché riconosciuto come tale). Ci sgraveremo di centinaia di chilogrammi di gas serra. Mangiare leggeri!
Ma c'è un ma...

Poniamo però che una persona acquisti cibi vegetali pur bio (solo come tecniche colturali) provenienti dall'altro capo del mondo, e/o trasformati, e/o imballati; bene, saranno anche certificati bio, ma il loro saldo globale tanto ecologico non è.
Ma la lontananza, gli imballi, la trasformazione saranno l'oggetto dei calcoli della prossima puntata.