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[ 6 novembre 2009 ] Aree protette e biodiversità

I parchi e la Regione Liguria rispondono al ministro Prestigiacomo sul 'riordino nazionale'

Renzo Moschini

PISA. La coincidenza è del tutto casuale ma non per questo meno significativa e illuminate.
Ieri all'Acquario di Genova si è tenuta la terza Conferenza regionale dei parchi liguri in una sala affollatissima di amministratori non solo delle aree protette, ma dei comuni, delle province, di tecnici della regione, rappresentanti delle associazioni ambientaliste, degli agricoltori ed anche dei cacciatori con il presidente della regione Burlando, l'assessore regionale ai parchi Zunino, il Presidente di Federparchi Sammuri e del direttore Bertone.

Casuale è che l'incontro seguisse di pochissimi giorni l'invio di una lettera da parte del ministro Prestigiacomo al presidente della Conferenza delle regioni e presidente della regione Emilia Errani nella quale si chiede alle regioni di soprassedere alle loro eventuali iniziative rivolte ai parchi regionali in attesa di un ‘ampio riordino' nazionale a cui starebbe lavorando il governo.

Credo sia la prima volta che alle regioni che pure con il governo hanno sempre avuto un rapporto non facile- viene rivolto un invito del genere, reso ancor più assurdo dal fatto che nessuno sa niente di questo riordino a partire da Federparchi che pure da tempo chiede lumi in proposito.

Ecco, la conferenza dei parchi liguri ha dato bene il senso di cosa vorrebbe dire accogliere oggi questo pretenzioso e assurdo invito del ministro. Il bilancio dei parchi liguri e delle istituzioni regione, province comuni tracciato e discusso ieri ha permesso di cogliere bene come in pochi anni non facili in quella regione i parchi grazie all'impegno congiunto del sistema istituzionale sono diventati una tangibile, forte realtà che specie in questa fase di crisi economica sta dando una mano ad uscirne soprattutto nel rapporto costa e aree interne. Non solo i parchi non sono una penalizzazione per il territorio, un ‘poltronificio', una fonte di sprechi ma al contrario costituiscono un leva importante e qualificata di cui il sistema istituzionale può avvalersi e si avvale con ottimi risultati come ha voluto sottolineare con forza il presidente Burlando.

Questi sono i parchi regionali che dovrebbero fermare le macchine in attesa che in qualche ambulacro ministeriale si scodellino minestre alla Calderoli che i parchi regionali voleva semplicemente abrogarli in nome naturalmente del federalismo. Invece di pensare ai parchi regionali al ministero dovrebbero pensare a quelli nazionali che non solo hanno visto di anno in anno ridursi i finanziamenti ma -come ha opportunamente ricordato il presidente
di Federparchi- per comprare 4 sedie sedie devono avere il benestare del ministero che decide anche del direttore come il ministro dell'agricoltura decide della vigilanza cosicchè all'ente parco nazionale resta la gestione dei pochissimi altri dipendenti. Il ministro si scriva una bella lettera invitandosi a cambiare rapidamente musica e lasci perdere le regioni che se non tutte il loro mestiere sanno farlo sicuramente meglio del ministero.