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[ 10 novembre 2009 ] Urbanistica e territorio

Frano dunque sono: Ischia dopo Messina, la tragedia annunciata si ripete

Lucia Venturi

GROSSETO. Piove e il paese frana. Dopo Messina, è oggi la volta di Ischia. E anche in questo caso come per i paesi siciliani si parla di tragedia annunciata. Un costone di roccia si è staccato dal monte Epomeo, sull'isola di Ischia, nei pressi del porto di Casamicciola e ha travolto tutto ciò che ha trovato lungo il suo cammino: persone, case, auto, si incanala e sostituisce alle strade e porta tutto a mare. Frane anche a Corsaro e Sciavica San Francesco nel comune di Forio.

Ci sono già morti, decine di feriti e dispersi. Ma lo scenario tragico di queste ore a Ischia riporta alla memoria degli isolani quanto già successe tre anni fa quando, era il 30 aprile del 2006, una frana a Pilastri, tra i comuni di Barano e Foria, travolse una casa e sotto le macerie morirono il proprietario,  le tre figlie e 250 persone rimasero senza casa.

Si parlò di abusivismo edilizio, di costruzioni che avevano tolto spazio alla vegetazione, di territorio fragile: un disco incantato che ripete sempre la stessa storia a ogni frana, ad ogni tragedia.

«L'isola ha un rischio idrogeologico intrinseco - ha detto il sindaco di Casamicciola Vincenzo D'Ambrosio. E lo conferma il presidente dell'ordine dei geologi della Campania, Francesco Russo, secondo il quale l'intera Campania è un territorio ad alto rischio: «Incominciando da Sarno e finendo a Ischia noi abbiamo sempre segnalato la possibilità di eventi catasfrofici sul nostro territorio soprattutto quando si abbattono piogge intense. I terreni che possono liquefarsi sono una caratteristica del nostro territorio, si tratta di terreni capaci di produrre le colate di fango».

Dati che conferma anche Ecosistema Rischio 2009, l'indagine curata da Operazione Fiumi - la campagna di sensibilizzazione e prevenzione organizzata da Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile - da cui emerge che l'86% dei comuni campani è classificato a rischio idrogeologico. Un fenomeno interessa tutte le cinque province, con una maggiore fragilità in quella salernitana, dove ben il 99% delle amministrazioni è a rischio idrogeologico.

Ma come per il resto delle aree ad alto rischio idrogeologico anche in questo caso la carenza di fondi non ha dato permesso di realizzare gli  interventi necessari per la messa in sicurezza dei territori.

«La zona a monte della strada era già stata perimetrata e ritenuta ad alto rischio frane - dice Russo all'Ansa- ma ciò nonostante non sono stati effettuati i necessari lavori di mitigazione anche perchè i primi fondi che vengono tagliati dalle finanziarie sono quelli destinati alla difesa del territorio». «Abbiamo sottolineato - aggiunge il geologo- con sempre maggiore insistenza l'esigenza di effettuare opere di mitigazione del rischio frane ma tutto rimane sempre lettera morta».

Senza dubbio il territorio campano è soggetto a un naturale rischio idrogeologico, come è altrettanto vero però che la mano dell'uomo ci ha messo il carico da novanta e ha reso ancora più fragile un territorio che lo era per caratteristiche geomorgologiche.

«Ischia - ha commentato Ermete Realacci -è tristemente nota per essere uno dei luoghi dove negli anni il cemento selvaggio ha proliferato incontrastato, dove i condoni hanno sanato l'insanabile e dove l'abusivismo ha colpito senza sosta anche in aree protette e inedificabili perché a grave rischio idrogeologico».

Imputare le sole responsabilità alla mancanza dei fondi necessari - seppur vero- sembra quindi abbastanza discutibile. Comunque i fondi (pochi) ci saranno, come ha assicurato il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, che è riuscita a ottenere nell'ultima riunione del Cipe un miliardo per il piano straordinario di interventi per le emergenze nazionali in materia di dissesto idrogeologico, che porterà al prossimo consiglio dei ministri. Il problema è capire cosa si potrà fare con un miliardo per fermare la frana nazionale, quando una stima dello stesso ministero ambiente indicava qualche anno fa la necessità di almeno 43 miliardi di euro per mettere in sicurezza il territorio (ha parlato di 25 miliardi il sottosegretario Guido Bertolaso dopo la frana di Messina e di 35 il ministro Altero Matteoli).

Il Decreto legge messo a punto dal ministro dell'Ambiente prevedeva lo stanziamento di circa 4 miliardi di euro in 10 anni, che andrebbero a coprire i primi 150-200 interventi urgenti, di cui al momento però è riuscita ad ottenere solo un quarto di quanto preventivato. Per attuare questo programma straordinario il Ministro ha proposto la costituzione di una commissione tecnica che dovrà redigere un piano di messa in sicurezza dei territori a maggiore rischio e la designazione di commissari straordinari che dovranno seguire l'iter degli interventi previsti.