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Vivere con cura di Marinella Correggia

 

[ 19 novembre 2009 ] Consumi | Energia | Rifiuti e bonifiche

Verso Copenaghen. Cibo giusto per il clima (parte terza)

Marinella Correggia

LIVORNO. Per far scendere a poche centinaia di kg (dalle quasi 2 tonnellate medie di oggi...) le emissioni annue individuali di gas serra relative all'alimentazione, abbiamo in precedenza visto l'importanza della scelta vegetariana, della scelta del biologico, del cibo locale, della minimizzazione degli imballaggi. Rimane da vedere come e perché evitare il "trasformato", il "supermercato", il "rifiutato" ecc. Ecco qua.

Il cibo trasformato, il raffinato, il mixato... Il massimo dei cibi trasformati sono i cibi pronti (quinta gamma): per intenderci, cannelloni ripieni e dintorni. Oltre agli ingredienti, essi incorporano una grande quantità di energia, che è stata necessaria ad assemblare in un dato luogo le materie prime e gli imballaggi, a cuocere, a congelare, a trasportare con celle frigorifere fino ai supermercati, e poi nelle case a scongelare (e quali grossi frigoriferi richiede la tendenza a comprare tutto fatto?) e poi riscaldare...

Una perversione ulteriore è il cibo (o bevande) pronto proveniente da chissà dove con tutto il suo imballaggio. Ci viene in mente il vino dal Cile in bottiglia di vetro... Ma con meno enfasi, anche le lenticchie già bollite nei vasetti sono più onerose per l'ambiente rispetto a un pacchetto di legumi secchi. E in fondo, anche i cereali raffinati richiedono una fase di trasformazione in più... per darci qualcosa di meno nutriente! Morale: integrale, purché bio, è meglio per la salute e salva energia.

E quanto ai fuori stagione, potranno non essere trasformati preraccolto, ma comportano un notevole consumo di energia nella fase precedente: per riscaldare le serre, o per trasportarli da lontano (v. dunque la rubrica della scorsa settimana). Le stagioni non sono un'opinione (anche se con l'effetto serra cominciano a confondersi davvero). Quanto alla trasformazione a domicilio, attenzione all'eccesso di elettrodomestici... ci sono delle cucine che paiono officine meccaniche dal rumore. Centrifughe, grattugie elettriche, frullatori e mixer contribuiscono ai nostri consumi elettrici (in genere di origine fossile,0 in Italia). Minimizziamoli.

Infine, elogio del crudismo parziale: il 5% del consumo totale di energia proveniente dal settore agroalimentare è legato alla cottura. Anche i crudisti - anche parziali, ed è tutta salute - aiutano di più il clima!

Il cibo "supermercato". Una ecoclassifica dei luoghi dove si acquista qualcosa vedrebbe al primo posto... il magazzino del produttore se ci si va in...bici o treno o se è vicino a casa, il punto di stoccaggio del gruppo d'acquisto, il mercatino rionale sfuso, il negozio di quartiere e via via fino al supermercato, una struttura molto impattante al di là di quel che vende. In Inghilterra hanno calcolato che un supermercato consuma in media 113 kWh all'anno per metro quadrato.

E' che deve essere riscaldato, illuminato, raffrescato, e poi ha frigoriferi aperti, congelatori, e quando è lontano dalle abitazioni, ai consumi di carburante dei camion che portano la merce sugli scaffali si sommano quelli delle auto degli acquirenti. Per non dire della cementificazione che queste strutture provocano; e più cemento - per produrre il quale oltretutto si emette parecchia CO2 - meno suolo ad assorbire carbonio. E per non dire del fatto che sono i supermercati a buttare via tantissimo cibo buono, per falle nelle confezioni o per prossime scadenze. Se c'è la possibilità, scegliamo dei luoghi d'acquisto leggeri per il nostro cibo quotidiano!

Il cibo "rifiutato"...Scandalo degli scandali in un mondo affamato (oltre un miliardo di persone si sveglia e lavora e va a letto senza mangiare abbastanza) , sia i venditori che i consumatori, di cibo ne buttano via tantissimo. Ognuno può fare il calcolo: quante volte non si fa una programmazione precisa degli acquisti e delle preparazioni? quante volte i bambini - e gli adulti - avanzano nel piatto di casa o di mensa? Poi ci sono i residui di cucina, i rifiuti organici.

Se una persona che getta 75 kg all'anno fra scarti organici e cibo, e se il 50% di questo va in discarica (perché non c'è raccolta dell'umido), quegli oltre 30 kg producono oltre 100 kg di gas serra fra metano e anidride carbonica... anche considerando che adesso le discariche recuperano buona parte del metano! In discarica poi vanno a finire anche gli imballaggi alimentari non riciclati, come carta e cartone, e anch'essi producono metano... Ergo: minimizzare gli imballaggi (come già detto) e anche gli scarti (se si mangia bio, dicevamo in una rubrica tempo fa, possiamo consumare anche i torsoli e le bucce, spesso buonissimi) e trasformarli in compost. E chi va al ristorante porti una di quelle utilissime vaschette da frigo per asportare gli eccessi.

Dunque, in conclusione...Comprare in gran parte: alimenti integrali come cereali, legumi secchi, frutta in guscio, frutti, semi, il tutto conservato e venduto a temperatura ambiente; frutti e ortaggi freschi provenienti da produttori locali e sfusi. Scrive Chris Goodall nel suo prezioso testo How to Live a Low Carbon Life: "Se si adottasse una dieta vegetale, biologica, con alimenti locali il più possibile (niente bio-global!), integrali, in gran parte non trasformati e non imballati, venduti a temperatura ambiente, evitando inoltre i supermercati, insomma materie prime dal produttore al consumatore, e poi si compostassero i residui il costo climatico del cibo scenderebbe a 350 kg l'anno o meno". Ancora meno se eviteremo di usare tanti elettrodomestici e lunghe cotture domiciliari e se ridurremo quasi a zero i rifiuti alimentari.