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[ 20 novembre 2009 ] Clima

La Merkel e Sarkozy «Accordo vincolante sul clima nel 2010»

LIVORNO. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha chiesto che tutti i Paesi fissino obiettivi vincolanti  per il cambiamento climatico al più tardi entro il prossimo anno, riconoscendo così che al summit di Copenhagen a dicembre non potrà essere realizzato nessun accordo che non vada oltre un riconoscimento politico della gravità della situazione da affrontare.

In una conferenza stampa congiunta la Merkel ed il presidente francese Nicolas Sarkozy si sono detti entrambi preoccupati del fatto che gli altri Paesi «sembrano aver ridotto» le loro ambizioni per concordare tagli dei gas serra a Copenaghen.

«L'anno prossimo, possibilmente durante la prima metà, si deve concludere un accordo vincolante, che avrà il controllo internazionale degli obblighi di ciascun Paese - ha detto la Merkel ai giornalisti a margine del vertice dei leader Unione europea a Bruxelles. Sarkozy ha annunciato che sia lui che la Merkel prevedono di partecipare alla conferenza delle Nazioni Unite in Danimarca il 17-18 dicembre e che premeranno per un accordo che limiti il riscaldamento globale a non più di 2 gradi entro il 2050 ed ha invitato gli altri capi di Stato a fare altrettanto: «Non vogliamo un vertice con cattivi compromessi. L'Europa ha fatto molto, abbiamo bisogno di più movimento da parte di tutto il mondo».

La Merkel andrà quindi a Copenhagen, diversamente da quanto aveva annunciato, anche se è sicura di un accordo solo politico, ma insieme a Sarkozy (e al brasiliano Lula che ha firmato un accordo sul clima col presidente francese) vigilerà perché l'accordo di fatto stipulato da cinesi ed americano per "congelare" Copenhagen e rimandare tutto non si traduca in Messico nel 2010 in un nuovo nulla di fatto.

Il summit danese si preannuncia quindi più interessante di quanto fosse prevedibile dopo gli stanchi Climate change talks che hanno segnato la road map di Bali: gli schieramenti dati per certi si mescolano e l'Europa ha ancora qualche ciance, con il rinnovato patto franco-tedesco, di riuscire a mantenere la leadership di chi vuole un accordo vero e vincolante per il post-Kyoto, trovando magari in africani, latinoamericani ed isole del Pacifico nuovi alleati delusi dagli accomodamenti macro-economici e geopolitici di Cina ed Usa.