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[ 24 novembre 2009 ] Energia

In Val d'Orcia la centrale a biomasse cerealicole (locali)

LIVORNO. Una centrale a biomasse alimentata dalla filiera cerealicola locale. E della potenza di un solo MW. Teoricamente il non plus ultra in fatto di sostenibilità, visto che il vero "goal" delle rinnovabili, «non è competere con i grandi impianti centralizzati, ma far evolvere la produzione di energia verso l'uso di sorgenti diffuse e non centralizzate», come ha ricordato su queste pagine nei giorni scorsi anche il fisico Massimo Scalia.

In più quello della centrale a biomasse di Gallina in Val d'Orcia, che dovrebbe avviare l'attività nel prossimo gennaio, è uno dei pochi impianti a biomasse corretto anche dal punto di vista della sua sostenibilità, rispettando le indicazioni europee (ribadite anche dal piano energetico regionale) della filiera corta: non sarà alimentato dall'olio di palma proveniente dal sud est asiatico e dal sud america le cui piantagioni sono spesso frutto di deforestazioni, ma deriverà dalle lavorazioni agricole della Val d'Orcia: granaglie, paglie e residui cerealicoli prodotti dalla cooperativa di agricoltori Toscana Cereali.

Aurelio Cupelli è addetto allo sviluppo dei progetti di Sorgenia Bioenergy, che punta a realizzare 40 piccoli impianti a biomasse nella penisola, di cui il primo è proprio quello della Val d'Orcia.

«Oltre all'utilizzo del gas metano in cicli ad alta efficienza con i due impianti da 800 MW già in funzione e gli altri due impianti gemelli in costruzione - spiega Cupelli - Sorgenia sta esplorando tutte le potenzialità delle energie rinnovabili: abbiamo 180 MW eolici in esercizio 400 MW in sviluppo, cioè in corso di autorizzazione; abbiamo una piccola produzione idroelettrica e siamo il primo produttore italiano di fotovoltaico con 15 impianti da 1 MW. Dal 2005 stiamo osservando cosa succede nel mondo delle biomasse, e nel 2008, con la nascita di Sorgenia Bioenergy, abbiamo messo in cantiere un programma industriale di 40MW focalizzati sulla piccola cogenerazione diffusa, che riteniamo più sostenibile sia dal punto di vista ambientale che economico per quanto riguarda l'approvvigionamento».

Che tipo di calcoli avete fatto?

«Innanzitutto abbiamo cercato di individuare le realtà dove era disponibile una certa tipologia di biomassa, che oggi posso dividersi in due macrocategorie: le biomasse umide (reflui zootecnici e foraggi), destinate ad impianti di digestione anaerobica, e le biomasse secche o essiccabili, destinate alla gassificazione. Nel caso della Val d'Orcia abbiamo quindi constatato la disponibilità della biomassa secca derivata dalle coltivazioni cerealicole ed abbiamo cominciato ad incontrare istituzioni, imprese agricole e associazioni di categoria».

Qual è stato il percorso burocratico che avete dovuto affrontare?

«I vari incontri si sono svolti nel corso del 2006 contemporaneamente alla stesura del progetto, poi a gennaio 2007 abbiamo presentato richiesta di autorizzazione alla Provincia, autorizzazione che è arrivata 18 mesi dopo, a seguito di una serie di integrazioni che ci sono state richieste».

Quali sono i numeri dell'impianto?

«L'impianto è stato progettato per produrre 1000 kwatt ora per 7500 ore l'anno. L'impianto verrà alimentato con 6400 tonnellate di pellet di paglia all'anno ed è autorizzato ad approvvigionarsi da tutta la filiera cerealicola dei 5 comuni della comunità montana della Val d'Orcia, in seguito all'accordo di esclusiva con la cooperativa Toscana Cereali. L'impianto è inoltre predisposto per cedere il calore all'area produttiva in cui è inserito e agli usi civili più prossimi».

Che fine fanno oggi le biomasse cerealicole che da gennaio saranno utilizzate nel vostro impianto producendo energia?

«Se hanno uno scarso valore commerciale vanno ai mangimifici zootecnici. La paglia invece ha un piccolo mercato negli allevamenti, ma la maggior parte resta nei campi anche se, affinché renda come concime, è necessaria l'aggiunta di azoto da sintesi chimica. In ogni caso il ritorno economico è scarsissimo. Noi invece garantiamo un prezzo medio di acquisto più alto e soprattutto... l'acquisto, mentre oggi l'agricoltore raccoglie la paglia nella speranza di riuscire a vendere qualcosa domani».

Parliamo degli impatti sulla salute.

«Le emissioni sono paragonabili a quelle dei gruppi di cogenerazione degli ospedali, per esempio una potenza simile è installata a Pisa all'ospedale di Cisanello. Di solito però il paragone agricolo viene fatto con 3 mietitrebbie, anche se in questo caso il paragone vale solo in termini di potenza avendo i due sistemi tempi di utilizzo differenti; in realtà l'impatto della nostra centrale è in proporzione molto più basso perché ha un sistema di abbattimento fumi per il monossido di carbonio, per gli ossidi di azoto e per le polveri, sistemi di abbattimento che i mezzi agricoli non hanno»..

Quando è previsto il taglio del nastro?

«L'impianto è pressoché ultimato anche perché il cantiere è stato aperto a inizio 2009. Restano alcune formalità da espletare e poi tutto sarà ok, per cui contiamo di mettere in moto l'impianto nei primi giorni dell'anno prossimo».