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[ 21 luglio 2009 ] Comunicazione | Consumi

Maggino (Isqols) a greenreport: i nuovi indici vanno integrati nell'amministrazione

Riccardo Mostardini

FIRENZE. Il congresso dell'Isqols, in corso a Firenze fino al 23 luglio, ruota intorno agli aspetti metodologici, comunicativi e politici da considerare nel dibattito inerente all'inadeguatezza del Pil, e al percorso verso l'adozione (e il radicamento sia mediatico, sia politico/amministrativo) di nuovi indici macroeconomici. Ne abbiamo parlato con Filomena Maggino (foto), membro del consiglio direttivo dell'Isqols e docente di Statistica sociale presso l'università di Firenze.

Professoressa Maggino, il dibattito sugli indicatori alternativi al Pil è ormai radicato, nella letteratura dello sviluppo. Ma quali esempi pratici sussistono riguardo ad una loro applicazione?
«Dipende da cosa intendiamo per "applicazione": indicatori alternativi sono stati già elaborati, anche in Italia, come il Quars (indice di qualità dello sviluppo regionale), elaborato dall'associazione "Sbilanciamoci" e di cui si discuterà in questi giorni a Firenze. Il problema non è l'esempio applicativo, ma il livello politico-amministrativo cui esso avviene: la stessa Istat produce analisi relative al benessere della popolazione, ma il vero salto è far sì che queste analisi siano incluse nell'attività amministrativa. Il modo in cui giungere a questa integrazione è tra gli obiettivi del congresso di Isqols».

Come arrivare dalla "dittatura del Pil" al radicamento mediatico e politico di indici alternativi? Quali step operativi e metodologici sono necessari?
«Facciamo un esempio, e immaginiamo la società come un insieme di individui con una stessa meta: un po' come i passeggeri di un aereo, che naturalmente ha anche un equipaggio e una cabina di pilotaggio. Anzitutto la meta deve essere chiara, mentre se noi osserviamo solo se l'aereo ha benzina o meno (e quest'analisi corrisponde al Pil) non sappiamo niente riguardo al viaggio da fare. Ecco a cosa serve la cabina di pilotaggio: in essa ci sono tante spie che si accendono (cioè tante informazioni), che dicono come sta effettivamente proseguendo il viaggio.
Ma il pilota non decide la meta, che è condivisa e già stabilita: legge le informazioni necessarie per ottimizzare il viaggio, e poi a seconda dei casi specifici decide quali usare e quali comunicare al pubblico. Finora, le informazioni comunicate (delle tante disponibili) sono consistite solo in un numero facile da comunicare, il Pil, ma ora vanno individuati sia un numero maggiore di informazioni, sia il modo di comunicarle ai passeggeri, cioè alla società».

Proprio riguardo a "che cosa studiare" (e quindi a "che cosa comunicare"), gli indici più strettamente connessi alla sostenibilità ambientale appaiono più "solidi" rispetto a quelli di puro benessere, cioè le variabili analizzate dai primi appaiono, in linea generale, maggiormente "oggettive" e contabilizzabili. Qual è il suo parere a riguardo?
«Che cosa intendiamo per "oggettivo" e "soggettivo"? Tutti gli studi devono essere oggettivi e, se l'informazione viene da un soggetto, abbiamo comunque metodologie che permettono di rilevare il dato complessivo in maniera oggettiva. Il vero problema è come tenere insieme i due filoni di analisi.
Proprio domani avrà luogo una plenaria sul modo in cui conciliare gli obiettivi di qualità della vita con quelli di sostenibilità ambientale. Ma è chiaro che, se dobbiamo perseguire il benessere di ciascuno, rischia di venire meno il benessere di tutti. Il vero problema, come dicevo, è appunto mettere insieme le informazioni, cioè come farle pervenire, ordinate in maniera adeguata, nella "cabina di pilotaggio", dove va capito come conciliare il benessere individuale col benessere di tutti: e in questo ha un ruolo anche la partecipazione. Il tema è oggetto della plenaria Isqols di domani, ma ne stanno discutendo anche l'Ocse e il Consiglio d'Europa».

Nel prossimo rapporto Irpet "Toscana 2020" è attesa l'introduzione dell'Human development index (Hdi). Ma, anche se la domanda può apparire impropria, esiste un indice migliore di altri, cioè più "evoluto" nel descrivere la complessità dell'esistente rispetto ad altri?
«Lo Human development index è un indicatore ormai superato, il dibattito è già andato oltre. Comunque, non esiste un indice più evoluto, esiste la necessità di un cambio di approccio e di una evoluzione, che entrambi non sono stati presi in debita considerazione dai decisori politici. Anche l'Ocse ne parla e preme sui governi a questo proposito: questo è un passo avanti. Sia l'Isqols, sia l'Ocse stanno infatti discutendo gli obiettivi, le metodologie di misura, e le buone pratiche da adottare, sia sul piano della misurazione dell'esistente, sia su quello della comunicazione di questa misura».