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[ 22 luglio 2009 ] Comunicazione | Consumi | Economia ecologica

Pil vs benessere, seconda giornata del congresso Isqols

Riccardo Mostardini

FIRENZE. "Qualità della vita e sostenibilità: obiettivi concordanti o in conflitto?": è questa la domanda centrale che percorre la sessione di oggi del 9° congresso Isqols in corso a Firenze.
Anche se intuitivamente la sostenibilità ambientale e la qualità della vita possono sembrare associate, infatti, in realtà esse non sempre vanno di pari passo. In particolare, occorre distinguere tra la qualità della vita individuale e quella di una comunità (o di una nazione, o ancorché di una intera specie umana) nel suo complesso, ed è evidente che, mentre il benessere "sociale" complessivo va di pari passo con la sostenibilità (perlomeno sul lungo periodo), il benessere individuale può discostarsene.

Il discorso è comunque complesso: in una società realmente "evoluta", è da presupporsi che la diffusione della conoscenza porti ad una tendenziale coincidenza non solo tra il benessere complessivo e la sostenibilità, ma anche tra essa e il benessere individuale. Al pari, è solo nel lungo periodo, come detto, che il benessere complessivo di una società tende a coincidere con la sostenibilità ambientale del suo sviluppo, mentre nel breve periodo (e con i paradigmi sociali attualmente predominanti) succede più facilmente l'esatto contrario: lo stile di vita dei paesi più ricchi è infatti caratterizzato da un'impronta ecologica e da una velocità nella consunzione delle risorse finite enormemente maggiori di quello di altri paesi, la cui qualità della vita è - ed è considerata - minore.

Il ruolo del dibattito sugli indicatori alternativi al Pil, in queste considerazioni, è evidente: è proprio tramite la misurazione del benessere da una parte e dei prelievi e processi con cui interagiamo col capitale naturale dall'altra, e attraverso il confronto tra queste misurazioni e tra esse e il Pil, che possiamo evidenziare sia il discostarsi del benessere dalla crescita economica, sempre più evidente soprattutto nei paesi anglofoni, sia il disaccoppiamento che spesso avviene tra qualità della vita e qualità dei processi con cui interagiamo con l'ambiente.

La questione centrale appare soprattutto focalizzarsi intorno alle prospettive di una applicazione pratica (cioè un effettivo radicamento nel sistema mediatico e politico) degli indicatori oggi in discussione, e alla possibilità che essi un giorno essi si affianchino (nelle cronache mediatiche, nei report politici o istituzionali) al Pil o se siano destinati a prenderne il posto.

E poi è ancora da capire quali indicatori siano più adatti per affiancare/sostituire il Pil, e in particolare abbiamo già evidenziato come gli aspetti più "contabili" che caratterizzano gli indicatori a carattere "ambientale" (come il cosiddetto "Green gdp") appaiano più solidi - anche a fini comunicativi - rispetto a quegli aspetti, più tipici degli indicatori di qualità della vita, basati sulla rielaborazione statistica (cioè sulla "oggettivizzazione") di pareri soggettivi ottenuti con indagini campionarie.

Naturalmente il discorso non è da intendersi come "viva il Pil verde e abbasso gli indici di qualità della vita", ma bensì come una sottolineatura della necessità di fornire, ai media e alla politica, una alternativa al Pil che sia convincente, e che abbia reali possibilità di sostituirlo/affiancarlo. E questo dovrebbe essere legato in primo luogo alla maggiore presenza possibile di variabili sia sociali sia ambientali, ma comunque rilevate in via oggettiva, come in via oggettiva sono rilevate le variabili che caratterizzano il Pil verde.

E su questo verterà la discussione nella sessione pomeridiana di oggi, con particolare focus proprio sul modo in cui evolvere i dati sulla qualità della vita rilevati tramite campionamenti e/o interviste in fattori oggettivi che possano essere inseriti in bilanci contabili. La domanda centrale resta quindi se si possa o no misurare la qualità della vita allo stesso modo in cui si contabilizzano (o meglio, si potrebbero contabilizzare, ma lo si fa ancora in maniera sporadica e a-sistematica) i prelievi e i processi con cui interagiamo sul capitale naturale, sia per la materia sia per l'energia, e sia a monte sia a valle del metabolismo economico.