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[ 18 dicembre 2009 ] Clima | Comunicazione

Il Guardian svela il vero "Climategate" di Copenhagen. Documento segreto dell'Onu: con queste proposte 3 gradi in più

Umberto Mazzantini

LIVORNO. Il vero "Climategate" del summit climatico di Copenagen non sono probabilmente le e-mail trafugate dagli eco-scettici per dimostrare che il global warming sarebbe una colossale bufala-complotto mondiale, ma quanto ha scoperto ieri The Guardian che ha messo in linea sul suo sito internet un documento confidenziale dell'Onu con stampigliate le diciture "do not distribute" e "initial draft" che dimostra come ci sia un gap di almeno 4,2 giga-tonnellate di tonnellate (miliardi di tonnellate) di emissioni di CO2 tra gli impegni presentati ed i livelli richiesti di 44 giga-tonnellate che sono necessari per rimanere le temperature globali al di sotto un aumento di due gradi. Molto peggio di quanto temevano già i piccoli Stati insulari che ritenevano già il limite dei 2 gradi una specie di condanna a morte e che chiedono di fermare l'aumento delle temperature a 1,5 gradi in più, la metà di quanto emerge dal documento "segreto" dell'Onu.

Per Greenpeace il documento riservato pubblicato dal Guardian è "esplosivo" e dimostra che i numeri che sono attualmente sul tavolo negoziale di Copenhagen porterebbero ad un «Climate break down e ad una situazione estrema mente pericolosa per l'umanità».

Joss Garman di Greenpeace presente alla Cop 15 ha detto al Guardian: «L'Onu ammette in privato che le promesse fatte dai leader mondiali porterebbero ad un aumento di 3 gradi delle temperature. La scienza ha dimostrato che questo potrebbe portare al collasso della foresta pluviale amazzonica , ad una penuria d'acqua che paralizzerebbe il Sud America e l'Australia ed alla quasi estinzione delle barriere coralline tropicali, e questo sarebbe solo l'inizio»

Secondo il "Rapporto Stern", un aumento di 3 gradi delle temperature globali si tradurrà in 170 milioni di persone che verranno colpite da gravi inondazioni costiere e 550 milioni di affamati in più: «Ci saranno gravi rischi e pressioni crescenti per la protezione costiera nel sud-est asiatico (Bangladesh e Vietnam), nelle piccole isole dei Caraibi e del Pacifico, e in grandi città costiere, come Tokyo, New York, Il Cairo e Londra». Inoltre fino al 50% delle specie si troverebbe di fronte all'estinzione e un aumento di "soli" 2 gradi porterebbe ad un brusco calo delle rese delle colture tropicali, ed in più maggiori inondazioni e siccità.

Il documento riservato pubblicato da The Guardian rischia di diventare l'ennesima bomba sotto il già precario equilibrio di un accordo politico sul clima e lo stesso giornale britannico evidenzia che «mina seriamente le dichiarazioni da parte dei governi che mirano a limitare le emissioni a un livello tale da garantire un aumento della temperatura di non più di 2 gradi nel prossimo secolo».

Insomma, mentre i grandi del mondo non si trovano d'accordo su come rispettare gli stessi impegni che si sono dati, l'analisi riservata dell'Onu propone la necessità di riduzioni dei gas serra molto più forti di quelle richieste per ottenere l'obiettivo massimo di limitare l'aumento della temperatura a 2 gradi.

Il documento svelato da The Guardian è stato elaborato dal Segretariato delle Nazioni Unite proprio per il vertice di Copenaghen ed è datata 15 dicembre 2009, alle ore 23,00, avrebbe dovuto rimanere riservato, ma evidentemente qualcuno l'ha fatto avere al giornale inglese per far scoppiare la "bomba" alla vigilia della chiusura del summit Unfccc.

Il documento non lascia spazio a molte manovre: «A meno che non si colmi il gap residuo di circa 1,9 - 4.2Gt e che le parti dell'Anex I [paesi ricchi] si impegnino per una forte azione prima e dopo il 2020, le emissioni globali rimarranno su un percorso insostenibile che potrebbe portare a una concentrazione pari o superiore a 550 parti per milione, con un aumento delle temperatura intorno ai 3 gradi centigradi». Non viene specificato quando verranno raggiunti i più 3 gradi, ma è probabile che sia nel 2050.

Secondo il fondatore della campagna 350.org, Bill McKibben, in realtà questo era una specie di segreto di Pulcinella: «E' quel che diciamo da mesi. Però è molto forte che si abbia dall'Onu una conferma della sua insincerità».

E' più fiducioso Bob Ward, del Grantham research institute on climate change della London school of economics, che ha detto al Guardian che anche con gli obiettivi odierni ci sarebbero il 50% di possibilità di mantenere l'aumento delle temperature sotto i 2 gradi, «Ma questo richiederebbe "steeper reductions" dopo il 2020, che rischiano di essere molto più costose, per restare al di sotto dei 35 miliardi di tonnellate nel 2030 e ben al di sotto dei 20 miliardi di tonnellate nel 2050».

Il documento interno dice cose che sono emerse nello scontro in corso a Copenhagen tra ricchi e poveri: «Ulteriori iniziative sono possibili e necessarie per colmare il divario. Ciò potrebbe essere fatto aumentando le riduzioni delle emissioni aggregate [nei Paesi ricchi] per almeno il 30% al di sotto dei livelli di base, con più forti azioni volontarie da parte dei Paesi in via di sviluppo [ come la Cina e l'India] per ridurre le proprie emissioni di almeno il 20% al di sotto del business as usual, e riducendo ulteriormente le emissioni da deforestazione e dal trasporti aereo e marittimo internazionale».

Hugh Cole, l'international climate adviser di Oxfarm, chiude con una specie di sentenza: «In questa fase, un accordo che fallisce nel mantenere l'aumento delle temperature sotto i 2 gradi, semplicemente non è abbastanza buono».

E' quel che molti temono che accada a Copenhagen e dopo.