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Vivere con cura di Marinella Correggia

 

[ 18 dicembre 2009 ] Clima | Consumi

Vivere con cura. Il clima al Klimaforum (dentro Copenhagen)

Marinella Correggia

COPENHAGEN. La vostra curatrice, o meglio la curatrice della qui presente rubrica Vivere con cura si è recata con mezzi pubblici di terra (treno e pullman) a Copenaghen per partecipare al Klimaforum, meeting della società civile ricco di conferenze, appuntamenti, azioni per scuotere la Conferenza ufficiale. Fra queste la lunga bella marcia in città del 12 dicembre e la protesta di Via campesina (movimento internazionale di piccoli agricoltori) davanti al palazzo sede degli industriali danesi della carne suina, proveniente da maiali allevati con soia latinoamericana con l'aggravaneti che spesso, da un po' di tempo, le stalle e il relativo inquinamento sono trasferiti dalla pulita Danimarca ai paesi dell'Est, in particolare la Polonia.

Ma per tornare al Klimaforum, organizzato con passione dalle associazioni ambientaliste danesi, è stato in sé proprio un evento "a basso impatto climatico"? Va detto che se si mettono nel calcolo anche le emissioni prodotte dai viaggi delle migliaia di partecipanti giunti in aereo, il carbon budget sale vorticosamente. Ma è questo un elemento comune a tutte le kermesse internazionali.

Certo, non pochi, proprio in omaggio al tema - il clima - sono arrivati in treno o in pullman. Come Ilona, trentenne contadina finlandese, che da quel clima estremo ricava ortaggi, frutti di bosco e miele con la nonna e la mamma.

Una volta arrivati a destinazione, la piazzetta davanti al grande edificio che ha ospitato il Klimaforum - vicino alla stazione centrale - in effetti riservava la piacevole sorpresa di una selva di bici, comprese le bici-cargo per trasporto merci e bambini, comunissime nelle strade di Copenhagen. Grande segni di civiltà, le si potrebbe eleggere fra gli strumenti del futuro.

Poi si entra dalla porta girevole e si viene avvolti da una folata di calore caldissimo. Troppo! Quanto costerà in gas?

Ed ecco in ogni angolo mucchi enormi di giornali e volantini ipercolorati. Troppo per poter essere letto da chi era lì anche per seguire incontri e azioni.

Capitolo cibo. Era certo biologico. E dai cartelloni i prezzi erano abbordabili (chi riesce ad arrivare a Copenhagen, fosse anche dal malawi, ha possibilità economiche dirette o indirette di spendere 5 euro per mangiare), ma tutto, dai piatti alle posate, era in materiale usa e getta. Come ben sappiamo, che si tratti di materiale compostabile ha un'importanza relativa, è pur sempre uno spreco realizzare qualcosa che dura una sola volta.

Certo, c'erano i cassonetti per la raccolta differenziata di organico (e piatti), plastica (le bottiglie), carta. Nota bene: c'era chi avanzava cibo! Quanto alle bevande (succhi, birra ecc.) erano offerte in bicchieri trasparenti, forse di pla (acido polilattico, tipo mater-bi) ma rigorosamente usa e getta. Quanto all'acqua, tutti in giro con le bottiglie di plastica! Le borracce da ricaricare in bagno erano più rare dei panda.

Quali potevano essere le alternative essendo impossibile offrire migliaia di pasti in stoviglie e posate vere in un luogo che non è un megaristorante ma un centro convegni? Come abbiamo già scritto in Vivere con cura, nella civiltà del futuro ognuno si porterà in borsa oltra alla borraccia e al bicchiere pieghevole, il piatto da campeggio e le posate e farà la scarpetta, poi andrà a dare una sciacquatina nei bagni. Impatto minimo.

Ma poiché una scheggia di futuro è sempre presente a cercarla, ecco la nuriente scheggia di futuro trovata lì al Klimaforum. Su una piazza interna di questo enorme complesso era stata eretta una tenda-mensa (non riscaldata ma il calore dei piatti fumanti e delle persone in cappotto era sufficiente), nutrita da un gruppo di giovani svedesi: Micorrizha.

Una rete di ragazzi appassionatisi all'agricoltura e ai semi dopo un campo giovani di Via Campesina in Svezia. Hanno ottenuto da una fondazione un terreno da coltivare e lo fanno insieme, alcuni risiedendovi altri no. Sono venuti in Danimarca con i loro prodotti, acquistando inoltre con alcuni contributi olio, spezie e cereali. E sotto una tenda hanno gestito una cucina da campo che a pranzo e cena ha offerto centinaia di persone minestre vegetali deliziose, servite in un arlecchino di piatti di ceramica e scodelle di melamina da bambini. Poi ognuno - salvo i soliti lavativi - andava a lavare la propria in tre grosse vasche di acqua calda, con detersivo bio e spazzole. Qualcuno avrebbe gridato alla mancanza di igiene, ma il Klimaforum non era un reparto di malattie infettive.

Quanto costava il tutto? Offerta libera in una grande zucca svuotata (il contenuto era finito nella zuppa del primo giorno). Non paghi, i nostri amici svedesi di Micorrizha distribuivano sacchetti di semi autoprodotti.

Ecco il futuro amico del clima.