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Vivere con cura di Marinella Correggia

 

[ 23 dicembre 2009 ] Clima | Energia

Vivere con Cura. 23 dicembre 2009. Dopo Copenaghen: e adesso?

Marinella Correggia

RIETI. Dopo il cocente fallimento della Conferenza Onu sul clima che si è appena svolta a Copenaghen e che ha visto da parte dei governi occidentali il trionfo della miopia a tutela di avvelenati privilegi, che fare? I movimenti indigeni presenti a Copenaghen hanno decretato: a questo punto devono parlare i popoli. Ma come? Le risposte sono diversificate ma sommabili. Alcune sono di rivendicazione politica. Altre di impegno diretto in prima persona e quotidiano.

Continueranno!

Le organizzazioni ambientaliste e per la giustizia ecologica e sociale raddoppieranno gli sforzi affinché la vergogna di Copenaghen sia presto cancellata con un vero accordo di riduzione e risarcimento.  Fra l'altro andrà avanti la rete Climate Justice Now! che esige dal Nord del mondo il pagamento del debito climatico verso il Sud, con serissime riduzioni delle emissioni a casa propria e contestuali "risarcimenti danni e contributi per l'adattamento" al Sud del mondo. Ancor più agguerrito esce dalla delusione il movimento 350.org (www.350.org) che dà eco in tutto il mondo all'esortazione di un nutrito gruppo di scienziati: non basta fermare l'aumento della concentrazione di CO2 in atmosfera, siamo già a 390 parti per milione, ma il livello di sicurezza è 350! Bisogna dunque invertire la tendenza, fuoriuscendo dal fossile e inoltre (non in alternativa ma inoltre) avviare grandi campagne di piantumazione di alberi perenni.  L'Istituto internazionale di permacoltura propone a governi e popolazioni due obiettivi: "riduzione delle emissioni a meno di una tonnellata annua pro capite al più presto" e "piantumazione di decine di miliardi di alberi (e non al posto delle foreste esistenti)". Così non solo si minimizzeranno le emissioni ma grazie agli alberi, che assorbono anidride carbonica, si potrebbe un giorno invertire il trend per tornare ai 350.

In questo senso, Via Campesina il principale movimento contadino internazionale, attirando l'attenzione sul settore agroalimentare che, sostiene, produce fino al 50% del totale dei gas serra, ripete che l'agroecologia nei modelli di produzione e consumo è in grado di raffreddare il pianeta. Purché non la si boicotti. E ogni consumatore di alimenti dovrebbe proporsi di sostenere questa lotta acquistando cibi provenienti da piccoli produttori agroecologici...

Dissociazione e sganciamento: "peserò meno di una tonnellata di gas serra all'anno"

Molto ma molto modestamente, la rubrica Vivere con cura propone ai cittadini occidentali una campagna di dissociazione dai propri governi e sganciamento dal fossile: la campagna "Meno di una tonnellata a testa all'anno di gas serra". I governi non cambiano rotta riducendo in modo drastico le emissioni, i combustibili fossili e dagli sprechi? Ebbene lo facciamo noi:  puntando a scendere a quella tonnellata annua di emissioni che sarebbe il massimo cosentito a ogni terrestre in un mondo equo e sostenibile. E come? Dallo scorso mese di luglio la rubrica ha cercato di fornire delle basi di calcolo per settore. Si tratta di adottare o accentuare o confermare, nell'alimentazione come nei trasporti, nell'energia domestica come negli acquisti/consumi generali, nel lavoro come nella prevenzione dei rifiuti, quei comportamenti e quelle tecnologie che ci distaccano il più possibile dai combustibili fossili il cui uso  - petrolio, carbone e metano -  provoca la gran parte delle emissioni di anidride carbonica, il principale gas serra. E parallelamente occorre evitare gli altri gas serra, legati ad esempio al modello alimentare (carneo e industriale) o al consumo di foreste. Il terzo compito è promuovere "politicamente" tali buone pratiche nella nostra comunità, qualunque essa sia. 

Certo senza grandi cambiamenti nel sistema sarà difficile che singoli individui riescano a scendere a meno di una tonnellata; il fatto di essere lavoratori pendolari quotidiani su una tratta di 50 km, perfino in treno, farebbe superare il limite anche a persone davvero alternative per il resto dei loro gesti). Ma se un buon numero di cittadini - votanti - perseguisse il fine dello sganciamento dalle cause delle emissioni, manderebbe un utile messaggio ai governanti: "Voi credete che a noi piaccia vivere in modo da provocare il caos climatico e per questo non avete fatto quasi nulla a Copenaghen. Sappiate che vi sbagliate e non vi voteremo più".

Sarebbe anche potente il messaggio lanciato al mondo dell'economia. Eun aiuto alla lotta climatica di alcuni paesi del Sud del mondo,  in particolare latinoamericani, africani e delle piccole isole oceaniche.  Non ci illudiamo troppo, ma anche dopo Copenaghen la rubrica proporrà approfondimenti ed esempi concreti sul come condurre ogni giorno la piccola grande campagna.