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[ 25 gennaio 2010 ] Urbanistica e territorio

In Italia scompaiono 100 ettari di suolo al giorno. Un centro di ricerca e una mozione per fermare lo scempio

Lucia Venturi

GROSSETO. L'Italia ha aggiunto ancora due vittime, sabato scorso a Favara, al lungo elenco dei caduti per la fragilità del territorio e delle strutture senza manutenzione. Due sorelline sono rimaste uccise sotto il crollo di una palazzina del centro storico del paese agrigentino, di cui si sapeva ed era stata denunciata la fatiscenza, senza che per altro vi fossero stati interventi conseguenti, nemmeno di trasferimento della famiglia che vi abitava.

Il crollo della palazzina di Favara, è l'ultima tragedia che pone l'accento sullo stato precario del patrimonio edilizio siciliano e non solo siciliano, frutto di politiche che anziché salvaguardare e ammodernare l'esistente puntano ad una espansione continua, e non solo illegale, che ha  determinato e lo farà in futuro un immane consumo di suolo e un ulteriore indebolimento di un territorio che è già di per sé fragile per caratteristiche geologiche, ma che l'intervento dell'uomo ha reso continuamente a rischio. 

In Italia - denuncia Legambiente che ha annunciato assieme all'Inu (istituto nazionale urbanistica) la creazione di un centro di ricerca sui consumi di suolo - 100 ettari al giorno scompaiono sotto il peso del cemento, una trasformazione del territorio che negli ultimi decenni ha assunto una dinamica accelerata e non commisurata ai reali bisogni insediativi.

Una stima approssimativa, data la mancanza di studi sistematici cui far riferimento, ma che già oggi dimostra la minaccia che determina per il nostro Paese e che mette a rischio una parte importante dell'economia. Il centro di ricerca nasce quindi con l'obiettivo di  far fronte a questa vera e propria emergenza: sarà un centro di competenza, elaborazione e divulgazione dei dati che, in continuità con l'esperienza maturata in seno all'Osservatorio nazionale sui consumi di suolo (nato sempre per iniziativa dell'associazione ambientalista e dell'Inu e a cui partecipava anche l'Università di Milano), persegue l'obiettivo di ridurre il consumo di suolo e agire in sua tutela con attività di analisi e monitoraggio.

Sempre nell'ottica di  contrastare l'uso indiscriminato del suolo e per incentivare il riutilizzo del patrimonio edilizio esistente, è stata presentata oggi una mozione di cui è prima firmataria la deputata radicale Elisabetta Zamparutti, sulla "messa in sicurezza del territorio, la rottamazione edilizia e per un'edilizia sostenibile" frutto di un lavoro congiunto con le associazioni ambientaliste e sottoscritta da tutto il gruppo PD in Commissione Ambiente.

Nel testo della mozione si legge che «il patrimonio italiano, censito al 31 dicembre 2008 consta di circa 64 milioni di unità immobiliari, di cui la metà, vale a dire 32 milioni, di unità abitative, corrispondenti ad una superficie lorda di quasi 3,7 miliardi di metri quadrati. Rispetto alla popolazione residente, il dato fa evincere che in Italia la media di sola superficie abitativa disponibile per ciascuna persona è pari a 62,1 metri quadrati». Dati forniti dal direttore dell'Agenzia del territorio, nel corso di una audizione dello scorso ottobre in Commissione ambiente della Camera, e che indicano che l'Italia è al primo posto in Europa per disponibilità di abitazioni, con circa 26 milioni di abitazioni (di cui il 20 per cento non occupate), corrispondenti a un valore medio di 2 vani a persona.

Sulla qualità del patrimonio abitativo- non bastassero gli episodi di cronaca recente- sono  i dati del Cresme che mettono in evidenza, come  si legge nel testo della mozione,  «la situazione difficile in cui versano l'intero territorio nazionale e quello meridionale, in particolare da un punto di vista sismico ed idrogeologico con, ad esempio, ben 25mila scuole sottoposte a elevato rischio sismico», mentre «3.458 sono le strutture scolastiche costruite in zone ad alto rischio idrogeologico (alluvioni o frane), strutture in cui vivono oltre quattro milioni e mezzo di persone fra studenti, insegnanti e altri lavoratori».

Una situazione che necessita di interventi urgenti che nella mozione vengono individuati nella  «rottamazione» degli immobili privi di qualità, non antisismici e ubicati in aree noti idonee; nella  messa in sicurezza del territorio e l'implementazione di efficaci forme di monitoraggio e gestione dei rischi che contraddistinguono strutturalmente il nostro Paese; nel rafforzamento delle forme di tutela delle aree e dei beni finalizzate alla conservazione dell'ambiente, dell'ecosistema e delle sue componenti primarie, del paesaggio e del patrimonio storico-artistico; nell'efficientamento energetico del patrimonio edilizio esistente. E a supporto di queste richieste si citano i dati relativi al libro verde dell'Unione europea, al rapporto McKinsey del 2007 e a quello dell' ENEA, in cui si evincono i rilevanti risparmi energetici e i vantaggi occupazionali che da un'operazione di rottamazione edilizia del patrimonio immobiliare esistente potrebbero derivare.

Con questo obiettivo la mozione impegna il governo «a incentivare il recupero e la riqualificazione del patrimonio edilizio, favorendo la rottamazione (con eventuale «delocalizzazione») degli edifici pericolosi che sorgono in zone a rischio o privi di qualità e riconoscendo priorità di intervento alle aree ad elevato rischio idrogeologico»; «a favorire con fermezza il recupero delle aree già urbanizzate ma dismesse o sottoutilizzate»; «a proteggere l'integrità delle aree agricole stabilendo che gli interventi edilizi su fabbricati rurali siano strettamente funzionali alla conduzione del fondo agricolo e accompagnati da apposite misure di massima tutela del territorio».

Per le risorse nella mozione si indica che venga subordinato «ogni incentivo economico e fiscale al miglioramento di almeno due classi di efficienza energetica rispetto all'immobile modificato o rottamato e all'osservanza delle norme antisismiche» e a «vincolare una quota del gettito aggiuntivo dovuto alla realizzazione degli interventi ammessi dalle norme straordinarie di sostegno all'edilizia (la maggiore quota di imposta comunale sugli immobili, di oneri di urbanizzazione e di imposte erariali) al finanziamento di controprestazioni ecologiche appropriate alle diverse realtà».

Si chiede inoltre un impegno al governo «ad assumere iniziative di carattere normativo volte ad una revisione dell'Ici e dell'Irpef al fine di favorire l'uso parsimonioso del suolo, la riqualificazione energetica e la locazione residenziale degli immobili» e a «rafforzare la capacità operativa dei soggetti preposti alla pianificazione paesaggistica ed urbanistica alla tutela del patrimonio culturale e naturale e al contrasto degli abusi invece che privilegiare misure straordinarie non coordinate ed estemporanee di sostegno all'edilizia».