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[ 15 febbraio 2010 ] Clima

Dopo l’Himalaya l’Olanda. L’Ipcc nella bufera difende i suoi dati e contrattacca sul climate-gate

LIVORNO. Ormai da settimane l'Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) è al centro di una montante polemica contro "suoi errori" rispetto alle previsione di alcuni scenari climatici dei suoi rapporti. Ora è sceso in campo direttamente Martin Parry, un prestigioso esperto del clima del Grantham Institute and Centre for Environmental Policy dell'Imperial College di Londra che ha definito i rapporti dell'Ipcc «Solidi e rigorosi» ed ha detto di essere perplesso per il modo in cui i media si concentrano solo su punti minori. Parry è stato co-presidente del Working group on impacts (WG2) dell'Ipcc che ha prodotto il report del 2007 che comprendeva l'informazione erronea che i ghiacciai himalayani si potrebbero sciogliersi completamente entro il 2035. Un errore di data, (nessuno ha smentito il regresso in corso dei ghiacciai) ma che ha prodotto perfino la richiesta di dimissioni del presidente dell'Ipccce premio Nobel  Rjendra Pachauri.

In una lettera aperta inviata ai giornali inglesi Parry scrive: «Quello che è iniziato con un singolo sfortunato errore sui ghiacciai himalayani sta diventando un clamore senza sostanza. E' facile dimenticarsi del quadro generale e che il volume del WG2 rappresenta un'esposizione solida ed affidabile delle nostre conoscenze, ed è il prodotto di valutazioni robuste e rigorose di noi tutti». Secondo Parry l'Ipcc ha esaminato gli errori e li ha ritenuti «Generalmente infondati e anche marginali ai fini della valutazione». Perry ha difeso a spada tratta anche le previsioni dell'Ipcc sulle perdite dovute a calamità riguardo alla foresta amazzonica e al declino dell'agricoltura africana e l'utilizzo dei dati sui ghiacciai forni dagli scalatori di alta quota. Secondo lui molte delle critiche fatte all'Ipcc derivano dalla convinzione che il gruppo di scienziati dell'Onu non potesse utilizzare la cosiddetta "grey literature", cioè i rapporti non accademici prodotti da governi o organizzazioni riconosciute, «Molti di questi rapporti sono stati  ampiamente rivisti, sia internamente che esternamente. Anche se non sono peer-reviewed, sono rapporti che contengono informazioni preziose». In quanto ai presunti ritardi nel rispondere alle contestazioni sui dati  Perry ha detto che «Ciascuna delle domande sollevate ha comportato circa una settimana di indagine e di discussione da parte degli autori dell'Ipcc prima che la conclusione venisse pubblicata. Questo è il motivo per cui molti colleghi che sono nostri critici stanno avendo un "field day" o un "dream run'' che la stampa non riflette un quadro equilibrato. Ma esiste un modo diverso per noi di utilizzare il nostro tempo per condurre una indagine accurata di ogni questione? Abbiamo fiducia che, in lungo termine, prevalga il buon senso».

Intanto emerge un'altra imprecisione in uno scenario proposto dal rapporto: quello che il 55% dell'Olanda sia destinata a finire sotto il livello del mare. Quanto a questo Parry ha detto che sono stati proposti diversi scenari, che variano a seconda di come verranno affrontati i problemi posti dal global warming. «Il ministero dei Trasporti olandese utilizza lo scenario del 60%, che considera il territorio sotto il livello dell'acqua alta durante le tempeste, mentre altri usano quello del  30%, che è il territorio  sotto il livello medio del mare».

Si tratta di un refuso: il rapporto dell'Ipcc affermava che il l 55% del Paese si trova sotto il livello del mare, in realtà lo è solo il 26%, il dato utilizzato dall'Ipcc include tutte le aree dei Paesi Bassi soggette ad alluvioni, compresi i terreni lungo i fiumi e sopra il livello del mare, un altro 29% del territorio olandese.

«Le statistiche sul livello del mare sono state utilizzate solo per informazioni di base, e le informazioni aggiornate sono in linea con le conclusioni generali » spiega il'Ipcc.  Ma questo non basta a far calare la canea montante degli eco-scettici che accusano l'Ipcc di sciatteria.

Va ricordato che all'Ipcc era arrivata un'accusa contraria: il documento "copenhagen diagnosis" che aggiornava le previsioni di crescita dei mari del quarto report Ipcc diceva che in realtà il mare, a livello globale, salirà di un metro e non dei 18-59 cm, a seconda degli scenari, previsti dall'Ipcc, che secondo il documento non tenevano in considerazione i fenomeni dinamici dello scioglimento dei ghiacciai polari, ma solo il bilancio di massa.

Emergono invece clamorose novità per quanto riguarda il furto di e-mail che ha dato il via al cosiddetto "climate-gate". Benny Peiser, a capo della Global Warming Policy Foundation, ha chiesto scusa sull'Observer per aver citato (dicendo anche di non averlo mai fatto davvero) Sir John Houghton, lo scienziato britannico che ha un ruolo determinante nell'Ipcc, facendogli dire che «Se non si annunciano catastrofi, nessuno ascolta».

In una precedente lettera all'Observer, Houghton diceva molto arrabbiato: «Citarmi è privo di fondamento. Non l'ho mai detto o scritto. Anche se si è diffusa su Internet, come un incendio, non so quale sia la sua origine. In realtà, ho spesso sostenuto il contrario, cioè che coloro che fanno tali affermazioni non solo sbagliano ma sono anche controproducenti».

Si tratta di un errore al contrario: stavolta si è presa una presunta dichiarazione sulla stampa di un noto scienziato, Houghton, e lo si è fatto diventare un'allarmista grazie ad uno scambio di e-mail (tra altri scienziati) che è stato trafugato dei climate-sceptical. E a nulla è valso che Houghton, abbia chiesto ed ottenuto le scuse di Peiser.  Gli eco-scettici sorvolano però sul fatto che un'affermazione falsa attribuita ad Houghton sia finita su  quasi due milioni di pagine web e quasi sempre come la prova del complotto planetario di scienziati e ambientalisti per far credere che il global warming esista davvero.