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[ 16 febbraio 2010 ] Aree protette e biodiversità

Gionha, per la salvare il santuario dei cetacei “Pelagos”

LIVORNO. Il santuario internazionale "Pelagos" dei mammiferi marini, istituito ufficialmente 21 febbraio 2002  grazie ad un accordo tra Italia, Francia e Principato di Monaco, è poco più di un triangolo sulla carta geografica che racchiude il 4% di tutto il Mediterraneo, fra punta Escampobariou  e la foce del Rodano in Francia, Capo Falcone e Capo Ferro in Sardegna e il Fosso Chiarone in Toscana. Una protezione che in verità non è mai decollata davvero e che anche Greenpeace ha spesso criticato per la sua inconsistenza di azioni di tutela e di rispetto dei divieti.

A valorizzare Pelagos sembra volerci provare, con il progetto Gionha (Governance and Integrated Observation of marine Natural Habitat), una delle due regioni che hanno tutto il loro mare compreso nel santuario: la Toscana (l'altra è la Liguria, che ospita a Genova la sede del Comitato di pilotaggio gestito da una presidenza francese). Gionha punta a «sensibilizzare i cittadini ai temi della conservazione ambientale delle aree marino-costiere» e le sue attività saranno presentate il 17 febbraio alle 9, al Museo di storia naturale del mediterraneo di Livorno. Una nota degli organizzatori spiega che «Il progetto, finanziato dal programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Francia "Marittimo" 2007-2013,  nasce dalla cooperazione tra le regioni che si affacciano sulle coste dell'alto Tirreno. L'Area interessata, infatti, si estende per circa 90.000 km2 nel Mediterraneo nord occidentale fra Italia, Francia e Sardegna e interessa le coste toscane, liguri, corse e del nord della Sardegna.   Un'area protetta, quella del "Santuario pelagos", caratterizzata da un ecosistema ricco e diversificato per la presenza di cetacei e tartarughe, importante indicatore dello stato di salute dell'ambiente marino. Attraverso l'attivazione di percorsi di conoscenza e confronto, il progetto Gionha si propone di rendere maggiormente consapevoli i cittadini, ma anche i turisti e i portatori di interesse pubblici e privati, del ruolo attivo che ciascuno può svolgere nella conservazione dei valori naturalistici marino-costieri».

All'iniziativa parteciperanno il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà, l'assessore provinciale alla difesa del suolo e delle coste, Simena Bisti, il direttore generale dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (Arpat), Sonia Cantoni, l'assessore regionale alla difesa del suolo e l'assessore regionale all'ambiente. Interverranno, inoltre, studiosi e rappresentanti delle amministrazioni pubbliche aderenti al progetto.

L'Arcipelago Toscano rappresenta l'ingresso Sud-Est del Santuario Pelagos, per questo la regione ha dato vita nel 2007 all'Osservatorio toscano sui cetacei che raccoglie e gestisce le informazioni, «soprattutto - sottolinea l'Arpat - considerando prioritaria la condivisione dei dati e la loro elaborazione ai fini di una corretta attuazione delle normative vigenti e del piano di gestione del Santuario Pelagos, ma anche di una gestione integrata e di uno sviluppo veramente sostenibile».

Arpat è capofila del progetto ed i suoi partner sono l'Office de Envirennement de la Corse; il dipartimento Ambiente della regione Liguria, il servizio tutela della natura la regione Sardegna, la provincia di Livorno.

La tematica progettuale è quella della tutela e della valorizzazione della risorsa marina transfrontaliera di particolare pregio naturalistico e la sensibilizzazione alle tematiche ambientali di salvaguardia degli habitat marini

L'Arpat spiega che il progetto Gionha «E' particolarmente rivolto alla comunità scientifica, agli attori del mondo economico legato alla pesca, agli operatori turistici, alle autorità preposte al controllo del territorio e dell'ambiente marino costiero, alle autorità locali volte alla valorizzazione del territorio, agli studenti e ai cittadini.  Nell'ottica della salvaguardia delle popolazioni dei cetacei e degli altri valori naturalistici dell'area, le conoscenze scientifiche acquisite ed opportunamente elaborate sono lo strumento di supporto per accrescere la conoscenza dello stato e tendenza evolutiva degli indicatori che descrivono la funzionalità ecologica dell'area, e per un'azione educativa e di sensibilizzazione.  È importante, infatti, potenziare nei cittadini, turisti e portatori d'interesse pubblici e privati, la consapevolezza del proprio ruolo rispetto alla conservazione dei valori naturalistici marino-costieri dell'area e promuovere la partecipazione degli attori interessati nelle politiche di tutela e valorizzazione di tali risorse attraverso l'avvio di un processo di confronto partecipativo e di condivisione degli obiettivi per uno sviluppo ecosostenibile di tutto il territorio e delle attività produttive».

L'Arpat sottolinea anche che «Le ricerche svolte nell'ambito delle attività previste dal progetto Gionha, oltre ad acquisire le conoscenze sulle specie di cetacei stanziali od in transito, devono essere ispirate ad un concetto ecosistemico; perciò sono oggetto di studio le strutture, le funzioni, i processi e le relazioni tra gli organismi, soprattutto dal punto di vista trofico, in relazione all'ambiente fisico in un quadro spazio-temporale. Le otto specie di cetacei regolarmente presenti nell'area del Santuario Pelagos  possono essere suddivise, dal punto di vista delle loro preferenze di habitat, in tre grandi gruppi: le specie pelagiche (possono raggiungere profondità medie superiori a 2000 m), tra cui la balenottera comune, lo zifio, il globicefalo e la stenella; le specie di scarpata profonda che raggiungono profondità tra 1000 e 1500 m, come capodoglio e grampo; le specie neritiche o costiere (profondità inferiori a 500m) come il delfino comune e il tursiope.  Nell'area del Santuario Pelagos sono presenti anche altre specie protette nel Mediterraneo: tra le tartarughe abbiamo la tartaruga comune (Caretta caretta), la tartaruga verde (Chelonia mydas) e la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea); tra gli squali: lo squalo bianco (Carcharodon carcharias), lo squalo elefante (Cetorhinus maximus), e la mobula (Mobula mobular)».