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[ 22 febbraio 2010 ] Aree protette e biodiversità

Antartide: le meduse sostituiranno i pinguini?

LIVORNO. La American Association for the Advancement of Science (Aaas) ha presentato i più recenti risultati sulla vita marina in Antartide (Geographic range shift responses to climate change by Antarctic benthos: where we should look), uno studio pubblicato su Science a cura di David K. A. Barnes ed Huw J. Griffiths del British Antarctic Survey (Bas) e da Stefanie Kaiser del Biozentrum Grindel and Zoological Museum dell'università di Amburgo.

Il biologo marino Griffiths ha illustrato i dati, frutto  di una vasta ricerca internazionale sulla distribuzione e l'abbondanza della grande biodiversità dei mari antartici: il  Census of Antarctic Marine Life (Caml), che ha preso il via nel 2005 ed ha spiegato che «La ricerca rappresenta un  punto di riferimento per gli studi futuri su come la straordinaria varietà e diversità delle creature costiere che vivono nelle fredde acque dell'Antartide risponderanno al previsto cambiamento ambientale».

Fino ad oggi sono state censite  6.000 specie diverse che vivono in mare e sulle coste e più della metà sono endemiche del continente antartico, inoltre un insieme di studi e di monitoraggi a lungo termine hanno raccolto preziose informazioni sulla distribuzione della vita marina e sui modelli di riscaldamento globale degli oceani, consentendo agli scienziati di individuare gli hot-spot  della biodiversità marina dell'Antartide.

Secondo Griffiths «le popolazioni di krill (i piccoli gamberetti che sono alla base della catena alimentare e il principale cibo di pinguini, balene e foche) si stanno riducendo a causa di una diminuzione della copertura del ghiaccio marino». Il krill viene sostituito da un crostaceo molto più piccolo (circa mezzo millimetro di lunghezza) della famiglia dei copepodi, in seguito a questa occupazione dell'areale del krill sono arrivati nuovi predatori, come meduse, che non sono mangiati dai pinguini e dagli altri super-predatori. Inoltre la riduzione dei ghiacci sta anche influenzando in maniera negativa la riproduzione di diverse specie di pinguini.

Griffiths sottolinea che l'esplosione della popolazione dei copepodi nelle acque antartiche è un pessimo segnale: «I copepodi sono 120 volte più piccole di krill, ed inevitabilmente questo incidere su tutti gli organismi che alimentano in quell'area. 'Pinguini, uccelli marini, balene sono tutte specie che specializzate nella cattura di grandi prede. Ma le creature con tentacoli, come meduse sanno valorizzare come cibo prede più piccole. 'Questo tipo di predatore avrà la meglio in questo ambiente più caldo. Abbiamo già visto un numero stupefacente di meduse. Non sono ancora abbastanza, ma i numeri dell'invasione arriveranno fino al l punto in cui diventeranno il gruppo dominante. 'E se le acque continuano a riscaldarsi non ci sarà solo un passaggio di consegna tra le specie che sono già lì, ma nuove specie saranno in grado di entrare nell'area. Piccoli invertebrati, pesci e granchi che attualmente non possono tollerare la temperatura a meno 2 gradi delle acque dell'Antartide, potrebbero iniziare presto a comparire. Ogni diminuzione del ghiaccio marino avrà inevitabilmente conseguenze per il delicato equilibrio della catena alimentare marina antartica».
«Le regioni polari sono tra i luoghi dove è più veloce il riscaldamento della Terra - ha spiegato Griffiths - e le previsioni suggeriscono che in futuro vedremo aumentare le temperature con il riscaldamento della superficie del mare, l'acidificazione degli oceani e la riduzione del ghiaccio marino invernale, tutte cose che  hanno un effetto diretto sulla vita marina. Gli animali marini ci hanno messo milioni di anni per adattarsi al gelo, si sono adeguate alle condizioni delle acque antartiche e sono altamente sensibile alle variazioni. Ciò significa che dal punto di vista della scienza sono eccellenti indicatori dei cambiamenti ambientali. Gli oceani polari sono ricchi di biodiversità. Se le specie non sono in grado di spostarsi o adattarsi alle nuove condizioni, potrebbero in ultima analisi, estinguersi. La perdita di una specie unica è quindi una perdita di biodiversità a livello mondiale».

La ricerca però descrive anche la bellezza "aliena" di innumerevoli specie che popolano i fondali dell'Antartide come i ragni marini grandi come un piatto: «Questo è un gruppo di animali che vive molto  bene al freddo - dice Griffiths - Circa il 20% della popolazione mondiale di ragni marini è in Antartide. E' la più grande concentrazione di qualsiasi altra parte del mondo e questo probabilmente perché l'ambiente sembra essere ideale per loro. Tanto per rendersi conto, se le acque si riscaldano ed arrivano altri predatori,  entreranno in concorrenza con questi animali unici».