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[ 5 luglio 2010 ] Economia ecologica

Cercle des économistes: dieci misure per costruire una nuova crescita "verde" europea

LIVORNO. Il Cercle des économistes, a conclusione dei  Rencontres Economiques d'Aix-en-Provence 2010, ha approvato un lungo documento che contiene 10 punti per promuovere «Una nuova crescita europea». Ve ne proponiamo la sintesi ufficiale :

I nostri Paesi hanno ancora un avvenire? Certamente si.

L'Europa non ha ancora una visione obiettiva né della sua potenza né della sua realtà. Prima potenza commerciale del mondo, é riuscita a sviluppare un mercato unico da 500 milioni di consumatori, il che é una forza incomparabile. L'Europa é anche una fonte di innovazione eccezionale, oggi insufficientemente utilizzata, e possiede delle strutture sociali esemplari.

Questi vantaggi devono essere messi al servizio di una crescita il cui il contenuto si distingua significativamente da quel che esiste altrove, soprattutto dal modello «tecnologia-servizi» americano. Noi vogliamo conservare una base produttiva estremamente solida. Questo non significa una reindustrializzazione uniforme, ma concentrata in alcuni Paesi, e soprattutto in Francia che ha conosciuto uno dei ritmi di deindustrializzazione più forti. Sette temi appaiono centrali, e ciascuno suppone una vera strategia di rottura: Innovazione e politica industriale; Educazione e qualificazione; Finanziamento della crescita e regolamentazione finanziaria; Crescita verde; Politica macroeconomica; Patto sociale; Cooperazione multilaterale.

Il Cercle des économistes formula 10 misure per permettere all'Europa di essere un protagonista chiave della crescita di domani:

1. Per una politica industriale centrata sui settori portatori di nuova crescita. Precisare i settori da privilegiare: la salute, l'energia, le tecnologie verdi, i trasporti, l'informatica e le nanotecnologie. I settori d'azione, secondo i casi, riguardano sia i grandi progetti che i finanziamenti in capitale o le politiche dell'innovazione. Si pone la difficoltà del finanziamento di questa crescita a lungo termine. E' necessario orientare il risparmio privato verso gli investimenti produttivi a lungo termine economicamente e socialmente redditizi. Una condivisione dei rischi tra pubblico e privato, dove lo Stato supporta il rischio maggiore di lungo termine come un assicuratore, é indispensabile per diminuire l'avversione al rischio. Creare un'agenzia europea per il debito, che, più che gli Stati membri, potrebbe guidare un grande sforzo europeo dedicato a questa politica industriale diversificata. I finanziamenti tradizionali non potranno intervenire se non rafforziamo il peso dei prelievi obbligatori senza penalizzare né l'innovazione né il lavoro.

2. Per un'ecologizzazione della politica industriale. Ricentrare sull'Europa il cammino di Copenhagen basandolo su una nuova strategia di Lisbona sulle tecnologie verdi. Istituire una carbon tax e delle sovvenzioni R&D (ricerca e sviluppo) destinate a dirigere il cambiamento tecnico verso il settore verde.

3. Per uno Small Business Act europeo. Mettere in campo uno Sba europeo per sostenere le piccole e medie imprese, tanto per l'accesso ai mercati pubblici che ai finanziamenti. Coordinare questo Sba a livello europeo e farlo pilotare dalle regioni.

4. Per una politica per la formazione e la ricerca. Rivisitare l'insieme delle formazioni elementare e secondaria nell'insieme dei Paesi europei. Allocare il 2% del Pil all'insegnamento superiore. Creare un titolo di dottore europeo e quindi anche un'accademia europea di valutazione. Creare una rete europea di poli di competitività.

5. Per una regolamentazione dei mercati finanziari. Far convergere le norme contabili e prudenziali, soprattutto tra gli Stati Uniti e l'Europa. Controllare progressivamente i mercati, consensualmente, ed instaurare delle camere di compensazione per una gran parte dei prodotti derivati. Porre il principio delle politiche di penalizzazione molto forti delle attività di trading da parte delle banche di deposito.

6. Per una politica macroeconomica attiva. Invertire la logica del Patto di Stabilità e della Crescita e darle un carattere specificamente contra-ciclico. Gestire i tassi d'interesse, i tassi di cambio ed il deficit prendendo in considerazione una vera strategia di priorità per la crescita per l'Europa. Mettere in opera, attraverso la Banca centrale europea, una politica di cambio cooperativa, quindi dibattuta con le altre grandi zone monetarie nel quadro delle riunioni sulla stabilità dei tassi di cambio, ma che tenga conto prima di tutto degli interessi della crescita europea.

7. Per una vigilanza macroeconomica intelligente e differenziata. Rispettare la diversità dei modelli dei Paesi, evitando allo stesso tempo le divergenze e gli squilibri finanziari che mettono in pericolo la zona euro. Evitare, nelle politiche di rigore dei 5 prossimi anni, ogni taglio di bilancio negli investimenti fondamentali per la base produttiva e tutte le imposte complementari che potrebbero colpire il lavoro o che sarebbero disincentivanti per l'innovazione.

8. Per une immigrazione scelta. Adottare un'immigrazione scelta sulla base della qualificazione e direttamente legata ad un'integrazione sul mercato del lavoro, per sostenere il dinamismo del mercato del lavoro europeo. Attrarre i giovani studenti stranieri, fattore potente di cooperazione.

9. Per un mercato del lavoro unificato. Sviluppare delle «passerelle multiple» nella formazione, degli Erasmus moltiplicati per dieci per un mercato del lavoro integratore. Instaurare una trasferibilità  dei sistemi pensionistici per favorire la mobilità.

10. Per definire una politica europea comune di trasferimenti di tecnologia. Istituire una politica di cooperazione in materia di trasferimenti dei tecnologia. Rafforzare la nostra politica di aiuto allo sviluppo, di investimenti, di delocalizzazione e di formazione verso l'Africa.

In conclusione, dopo aver ricordato la gravità della situazione nella continuità dei Rencontres precedenti, il  Cercle quest‘anno vuole essere risolutamente portatore di speranza. I nostri Paesi possono riprendersi se si mettono all'opera senza attendere più la transizione verso la nuova crescita. L'impegno é quello di restare in corsa di vis-à-vis con gli Stati Uniti ed i grandi paesi emergenti. In mancanza di cooperazione, bisogna apprendere come far coabitare una crescita equilibrata, decentralizzata dei Paesi europei con la crescita di rincorsa dei Pesi emergenti.