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[ 29 luglio 2010 ] Urbanistica e territorio

Accidenti: l'apertura di un centro commerciale non è decisa solo dal mercato!

Diego Barsotti

LIVORNO. «In qualsiasi città italiana l'apertura di un centro commerciale non è mai una decisione che venga presa dal mercato». L'affermazione nuda e cruda, fuori contesto, può apparire poco più che una banalità. Diventa però sorprendente, appunto, se la contestualizziamo nell'articolo che la contiene e che è l'apertura della pagina dei commenti del più importante giornale economico italiano, il Sole 24 Ore. Perché l'autore di questa frase, Alberto Mingardi, non ne prende atto e basta, ma se ne rammarica tremendamente. «Regioni e comuni non solo presidiano il territorio - continua l'intervento che parte dallo spunto dato dalla polemica Esselunga-Coop - ma lo fanno attraverso regolamenti minuziosi e spesso oscuri, la cui interpretazione è nelle mani della burocrazia (...) Come sempre il potere arbitrario  si protegge sempre con un'armatura di simboli. L'ideologia della "priorità dell'inedificato" per cui le nuove costruzioni possono essere tollerate solo ad alcune condizioni, fa sì che la discrezionalità possa essere ancora più ampia. L'effetto è il solito: si allarga  il perimetro della politica, si riduce lo spazio in cui i Caprotti di questo mondo possono provare a creare ricchezza, andando incontro ai bisogni dei consumatori e, nel caso anticipandoli».

Tale spudorata finta ingenuità è disarmante.

E la consolazione di verificare attraverso Google che questo opinionista che pensa al territorio unicamente in funzione del mercato, altri non è che il direttore generale dell'istituto Bruno Leoni, che ha contribuito a fondare nel 2003, quando aveva 22 anni, dura pochissimo: si trasforma subito in preoccupazione quando da Wikipedia si scopre che  l'Istituto Bruno Leoni è stato considerato, in una ricerca sviluppata dal Program on Think Tanks and Civil Societies del Foreign Policy Research Institute, la trentaseiesima fondazione più influente d'Europa - unica italiana presente in graduatoria.

Tale influenza giustifica dunque il palco d'onore che gli ha regalato Il Sole 24 Ore, che in queste occasioni rimarca tremendamente il suo status di giornale di proprietà di una delle meno innovative Confindustrie, troppo spesso contigua e complice del potere politico e corresponsabile, con le sue scelte arretrate, dello sfascio del Paese: su Il Giornale di qualche anno fa Giancarlo Perna fotografava bene cos'era questo fantomatico Istituto Leoni, nato dal nulla nel 2003 e subito diventato un think tank di riferimento per tutto il mondo liberale: «Clicchi www.brunoleoni.com e capisci all'istante con chi hai a che fare. L'Istituto, che si occupa di economia e dintorni, è il tempio del liberismo più integralista. Ha il culto della proprietà privata e del libero mercato. Le sue bestie nere sono statalismo, burocrazie e barriere doganali. Adora la globalizzazione».

Tralasciando di immaginare come sarebbe l'Italia o qualsiasi altro Paese dove non vi fossero regole e limiti all'edificazione di centri commerciali se non quelli dettati dal libero mercato, è significativa l'ultima frase con cui Mengardi incensa i poveri imprenditori vessati dal pubblico che impedisce loro «di provare a creare ricchezza»,  e soprattutto di andare  «incontro ai bisogni dei consumatori e, nel caso anticipandoli». Come se i bisogni andassero anticipati e non continuamente inventati dal mercato per autoalimentarsi. E ovviamente senza alcun limite, perché non viviamo in un mondo delimitato fisicamente, ma in una dimensione parallela infinita. Benvenuti all'altro mondo, quello dell'istituto Bruno Leoni.