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[ 29 luglio 2010 ] Aree protette e biodiversità

Tagli ai Parchi nazionali: le conseguenze sulle strutture toscane

FIRENZE.  Ma i tagli ai Parchi nazionali nello specifico quali conseguenze porteranno alle strutture toscane? Per quanto attiene il Parco nazionale Arcipelago toscano con un taglio del 50% delle risorse finanziarie sarebbe a rischio la già debole struttura amministrativa- informano dall'Ente parco- Salterebbero innanzitutto le assunzioni definitive di figure essenziali, rispetto ad un personale che è già sotto l'organico previsto, causerebbero effetti pesanti sulla sentieristica dell'Elba (diventata negli ultimi anni il maggior elemento di attrazione del turismo di bassa stagione), metterebbero a rischio grossi progetti come quello Argomarine della durata di tre anni, nato per sviluppare tecnologie innovative per il controllo del traffico marittimo e dell'inquinamento da idrocarburi del mare, per non parlare dei finanziamenti per le boe utili per le immersioni subacquee a Pianosa. Tutte le isole più piccole inoltre rischiano di rimanere sguarnite rispetto alla già difficoltosa sorveglianza a terra e a mare e nel caso di Pianosa potrebbe saltare il controllo del turismo contingentato e tutti i progetti di fruizione sostenibile, con un ritorno agli abusi del passato. Ovviamente si fermerebbero anche importanti progetti come quelli di eco alberghi per valorizzare e migliorare le attività turistiche.

Spostandoci in un altro contesto come quello del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, i tagli determinerebbero innanzitutto l'impossibilità d'indennizzo dei danni da fauna selvatica sull'agricoltura, la pastorizia e la selvicoltura e l'impossibilità di mettere in campo misure strutturali (contributi recinti, dissuasori, stalle, apparecchiature di sorveglianza, etc.) per il loro contenimento. Si fermerebbero progetti di gestione faunistica (per esempio il censimento al bramito del cervo) che, riuscendo a determinare un indotto turistico, contribuiscono oggi alla valorizzazione della biodiversità del Parco. A rischio sarebbero tutte le competenze da pagare al Corpo forestale dello Stato e l'ente parco domanda come potrebbe garantirsi la manutenzione e la valorizzazione della rete sentieristica, che vede uno sviluppo complessivo di ben 600 km, tra sentieri trekking, percorsi ciclabili e/o ippoturistici. Per non parlare del blocco dell'attività di ricerca scientifica, formazione, informazione ed educazione ambientale.

La situazione non è certo migliore nel più giovane dei parchi nazionali nati in Toscana, quello dell'Appennino tosco-emiliano, in cui la piccola struttura dell'ente sta impegnandosi nella tutela e sviluppo dell'Appennino in Lunigiana e Garfagnana. Il Parco sta presentando il Piano pluriennale Economico e Sociale, costruito insieme agli Enti locali della Comunità di parco, che imposta le linee per uno sviluppo virtuoso e sostenibile dell'Appennino attraverso un'architettura di 90 progetti (conservazione della biodiversità, sviluppo delle filiere agroalimanteri di qualità, sviluppo dell'ecoturismo, manutenzione della rete sentieristica ecc) «Tutti progetti necessari e indispensabili per aiutare l'Appennino a uscire dalla marginalità, ma sicuramente con il 50% in meno dei fondi almeno 45 progetti su 90 saranno tagliati» dichiarano dall'Ente parco.