[14/12/2007] Urbanistica

Appello per la tutela di Castelfalfi

FIRENZE. Siamo dunque giunti al termine del Dibattito Pubblico istruito a margine del progetto “Toscana Resort Castelfalfi”. Un processo originale e partecipato nel metodo, rivelatosi irto di difficoltà nel merito, in cui tutti gli attori sociali interessati dalla proposta della TUI, hanno potuto comunque esprimere liberamente le proprie convinzioni e valutazioni. Come associazioni ambientaliste, tuttavia, non possiamo esimerci dal ribadire con forza le nostre perplessità e le nostre preoccupazioni, che permangono intatte sull’intera operazione e che si sostanziano sinteticamente nell’articolato appello sottostante. Un appello che rivolgiamo a tutti quei soggetti (privati e collettivi) che hanno a cuore i destini del paesaggio italiano, affinché il progetto della TUI sia radicalmente modificato.

Della dimensione dell’intervento. La tanto sbandierata “riqualificazione della Tenuta” per complessivi 390.000 mc allo stato di progetto, corrispondenti ad un aumento del 77% delle cubature attualmente disponibili (leggi: 220.000 mc) è per noi inaccettabile. La soglia (anche simbolica) dei 220.000 non è superabile né negoziabile. Si tratta semplicemente di essere coerenti al recente e originale contributo concertativo, che ha portato all’approvazione del Piano d’Indirizzo Territoriale della Regione Toscana. Nella stessa Disciplina di Piano del PIT si vietano infatti (nelle more degli adeguamenti dei Piani Strutturali) e al fine d’impedire usi contrari all’enorme valore del patrimonio collinare toscano, interventi che non siano limitati al restauro, al risanamento conservativo e alla ristrutturazione edilizia (senza peraltro mutamenti di destinazione d’uso) degli edifici ivi insistenti. Si recuperi quindi, si riqualifichi, si abbattano e si sostituiscano pure i capannoni moderni di nessun valore architettonico presenti nella Tenuta, ma non si tocchino assolutamente le colline intonse. Su questo punto, la battaglia sarà per noi paradigmatica ed intransigente. Tesa com’è a dimostrare l’irreversibilità e l’irresponsabilità di un intervento che depaupera di fatto quell’irripetibile intreccio di natura, cultura e lavoro umano che si dice paradossalmente di voler promuovere.
Della qualità dell’intervento. Assistiamo ad una sostanziale e completa riprogettazione del “genius loci” di Castelfalfi. La TUI declina i suoi intenti metaprogettuali interpretando liberamente antropologia, storia e stilemi compositivi della collina toscana. Persino cercando di “ribattezzare” in modo arbitrario luoghi e toponimi (Castelfalfi Resort?, Robinson Club?, Lake Course?, Mountain Course?). Ora, tale progetto (ci spiace dirlo con questa franchezza) si configura come una gigantesca opera di falsificazione del tessuto culturale e paesaggistico del sito di Castelfalfi. Ebbene, non c’è niente di più pretenzioso (ce lo ha insegnato con impareggiabile maestria Cesare Brandi) di qualcosa che vuol scimmiottare l’antico e il bello, senza prima rivelare genuinità, temporalità e limiti dell’intervento stesso. Non “com’era dove era”, dunque. Ma forse, in questo caso: “come avrebbe potuto essere dove la TUI avrebbe voluto che fosse”. Ripetiamo senza tema di smentita: un’operazione arbitraria e assai pericolosa per gli equilibri del paesaggio toscano. Che, è vero: non è selvaggio, ma modellato dal lavoro paziente degli uomini. Ma nel corso dei secoli per l’appunto, con continui e minuti aggiustamenti, utili a renderlo il capolavoro che oggi è, degno perciò della massima tutela. Un paesaggio prodotto di tante progressive stratificazioni, apposte però sempre con armonia, parsimonia e senso della misura. Senza scarti improvvisi e titaniche reinterpretazioni!

Dell’impatto sugli ecosistemi. La TUI, anche nell’ampia illustrazione del progetto nel corso del Dibattito Pubblico, ha ripetutamente dichiarato di aver calcolato bene i consumi idrici ed energetici connessi all’intervento. In realtà, quanto emerso ad oggi concerne essenzialmente i fabbisogni di TUI, mentre nulla in pratica è stato detto degli impatti che sull’ambiente nel suo complesso, sugli ecosistemi locali e sullo stesso tessuto socioeconomico questa struttura avrà, coi suoi consumi d’acqua, i suoi rifiuti, i suoi flussi di traffico, etc. Non abbiamo dubbi sul fatto che in qualche modo TUI troverà il modo di soddisfare i suoi fabbisogni, ma cosa accadrà a tutto il resto? Cosa succederà alla falda idrica sottoposta agli inusitati prelievi sottesi dalle “necessità” del villaggio e del campo da golf? Quello che TUI dovrebbe presentare e ad oggi non ha presentato è un vero e proprio Bilancio Ambientale del progetto. Un bilancio serio, tramite il quale asseverare senza la benché minima ombra di dubbio che i conti dell’ecosistema Castelfalfi tornino davvero. Nessuna preclusione dunque al dialogo con TUI intorno alla minimizzazione degli impatti dell’intervento (leggi: risparmio idrico ed energetico, efficienza ed innovazione), ma entro un contesto relazionale chiaro, che è quello già ampiamente descritto nei paragrafi precedenti, ed entro l’ottica di un progetto realmente proporzionato alle capacità di carico dell’ecosistema locale.

Reddito non rendita! Questo è quanto la Regione Toscana (nel Piano di Indirizzo Territoriale) afferma esplicitamente di voler perseguire nelle sue politiche territoriali, insieme alla stringente tutela del paesaggio nel suo complesso e del patrimonio collinare in particolare. Ebbene: questa è una straordinaria occasione di veder concretamente realizzato uno slogan che molti di noi condividono. Si passi dal dire al fare, dunque! La TUI dice, infatti, di dover rientrare dagli enormi stanziamenti finanziari serviti all´acquisto della Tenuta. Sappiamo anche che il Piano Strutturale di Montaione prevede per la Tenuta una prioritaria funzionalità turistico/ricettiva. Ciò che proponiamo adesso ci pare sensato e ragionevole. Si convertano, dunque, parte delle attività previste nel progetto (basate di fatto sulla rendita immobiliare e su una ricettività da "enclave di lusso") in grande agricoltura da filiera corta. Biologica, tipica, d’altissima qualità, un’agricoltura che occupi prioritariamente lavoratori montaionesi. Un grande, ambizioso progetto di ruralità locale basato su un possibile patto, che esalti il valore del lavoro e combatta la speculazione immobiliare. Un patto coraggioso e innovativo tra Amministrazione Comunale, Circondario, Regione Toscana, Sindacati, agricoltori, artigiani e ambientalisti. Quello che proponiamo, in ultima analisi, è di non chiudere il confronto, ma semmai, proprio adesso, al termine del Dibattito Pubblico, di riaprirlo! Attraverso il rigoroso vaglio delle valutazioni tecniche (Bilancio Ambientale ed Energetico in primis) a cominciare dalla valutazione integrata (dal punto di vista ambientale e socio/economico) prevista dal PIT. In vista di una reale partecipazione ai processi decisionali attraverso l’informazione e la concertazione, oltre ad una costante e capillare osmosi comunicativa verso le comunità locali. Nella piena consapevolezza e nella speranza che nessuno di noi senta l’altro come nemico, bensì come semplice e degno interlocutore.

Aderiscono all’appello:
Marcello Buiatti, Presidente Nazionale di Ambiente e Lavoro
Vittorio Cogliati Dezza, Presidente Nazionale di Legambiente
Giovanni Losavio, Presidente Nazionale di Italia Nostra
Fulco Pratesi, Presidente Onorario WWF Italia
Enzo Venini, Presidente Nazionale WWF Italia
Edoardo Zanchini, Segreteria Nazionale di Legambiente
Antonello Alici, Segretario Generale di Italia Nostra
Vittorio Emiliani, Comitato per la Bellezza
Carlo Ripa di Meana, Presidente Comitato Nazionale per il Paesaggio
Edoardo Salzano, Urbanista (Università di Venezia)
Piero Baronti, Presidente di Legambiente Toscana
Nicola Caracciolo, Presidente Regionale di Italia Nostra
Renato Cecchi, Direttivo di Ambiente e Lavoro Toscana
Fausto Ferruzza, Direttore Legambiente Toscana
Leonardo Rombai, Presidente Italia Nostra Firenze
Guido Scoccianti, Presidente Sezione Toscana WWF
Maria Rita Signorini, Consigliera Nazionale di Italia Nostra
Enrico Falqui, Comitato Scientifico di Legambiente
Paolo Baldeschi, Urbanista (Università di Firenze)
Massimo Desanti, Rete Toscana Comitati
Alberto Magnaghi, Urbanista (Università di Firenze)
Cosimo Mazzoni, Avvocato, Rete Toscana Comitati
Giorgio Pizziolo, Urbanista (Università di Firenze)
Marco Boldrini, Presidente Legambiente Empolese Valdelsa
Alessio Papini, Responsabile Sezione WWF Firenze
Cristina Raugei, Responsabile Gruppo Attivo WWF Empoli Valdarno
Beppe Pandolfi, Paesaggista, Legambiente il Passignano

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