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15/01/2008Urbanistica e Territorio
 
Difesa del suolo e rischio idrogeologico, aumentano i fondi
Ma le risorse messe a disposizione dalla finanziaria 2008 sono comunque insufficienti alle reali necessità del Paese
LIVORNO. La superficie nazionale interessata da rischi idrogeologici legati a frane e alluvioni è pari al 7,1% del totale, vale a dire 21.505 Kmq. Su questo territorio sono presenti e quindi soggetti a rischio di alluvioni e frane ben 5.581 comuni (il 70%). E addirittura vi sono regioni quali la Calabria, l’Umbria, la Valle d’Aosta in cui sono a rischio il 100% dei comuni. E non è meglio la situazione delle Marche e della Toscana in cui i comuni che possono vedere realizzarsi una frana nel proprio territorio amministrato sono rispettivamente il 99 e il 98%. L´esposizione al rischio di frane e alluvioni è quindi assai diffusa e la probabilità che possano creare disastri è di conseguenza molto elevata, rappresentando quindi un problema di grande rilevanza sociale, sia per il numero di vittime che per i danni prodotti alle abitazioni, alle industrie ed alle infrastrutture. Basti pensare che nel decennio 1991-2001 il nostro paese è stato colpito da circa 13mila eventi legati al dissesto idrogeologico, 12mila frane e oltre
mille piene.

Il tema è stato affrontato con la finanziaria 2008 che prevede fondi e interventi per contrastare il fenomeno, che certamente – anche se ne può essere una componente qualche volta importante- non può essere attribuito al verificarsi di eventi esclusivamente naturali o solo alle intemperanze del clima ma che nasce soprattutto da un modello di sfruttamento intensivo e poco programmato del territorio.

Per le finalità della difesa del suolo e della pianificazione di bacino e per la realizzazione degli interventi nelle aree a rischio idrogeologico già a suo tempo individuate (con la legge Soverato), il ministero dell’ambiente potrà adottare piani strategici nazionali da adottare d’intesa con le autorità di bacino, le regioni e gli enti locali interessati, avvalendosi della possibilità di spendere 265 milioni di euro l’anno nei prossimi due anni. Risorse che derivano dall’applicazione della legge 183/89 sulla difesa del suolo. Di queste risorse, 5 milioni per l’anno 2008 sono destinate a finanziare un programma di interventi di difesa del suolo nei piccoli comuni il cui territorio presenta significativi fenomeni di dissesto e che risultano caratterizzati da estrema perifericità rispetto ai centri abitati di maggiori dimensioni. Mentre il 10% delle risorse previste dal fondo, saranno destinate anche a finanziare interventi di mitigazione del rischio idrogeologico di tutela e di riqualificazione dell’assetto del territorio e di incentivazione alla permanenza delle popolazioni nelle aree di montagna e di collina.

500mila euro l’anno per il 2008, il 2009 e il 2010 vengono poi stanziati per interventi programmati dalla Autorità di bacino del Po, per la riqualificazione e la valorizzazione economica del territorio della regione fluviale padana.
E se anche a questi stanziamenti si sommano i 10 milioni di euro con cui viene nuovamente finanziato il fondo per la demolizione di opere abusive, che rappresentano spesso un elemento di forte criticità per i fenomeni di dissesto idrogeologico, non si può però parlare di un piano consistente per contrastare il problema del rischio idrogeologico del nostro paese.

Basti pensare che soltanto i principali eventi alluvionali avvenuti nel decennio 1993-2003 hanno causato (oltre alle vittime per cui non v’è prezzo) danni economici per oltre 10 miliardi di euro.
E’ evidente che politiche locali non sempre attente o la mancanza di pianificazione del territorio abbiano prodotto una situazione diffusa di rischio sul territorio e che proprio l’inversione di tendenza di queste politiche potrà dare un forte impulso alla sua salvaguardia. Ma è altrettanto vero che servono anche interventi strutturali per rendere concreta la difesa delle acque e dalle acque. E per farlo servono soldi.

Il piano degli interventi necessari, redatto già qualche anno fa dal Ministero dell’ambiente, richiedeva finanziamenti per 40 miliardi di euro, e se anche questa finanziaria ha cercato di andare nella direzione di aumentare i fondi da destinare alla difesa del suolo, (65 milioni in più rispetto alla finanziaria 2007) le cifre stanziate rimangono pur sempre marginali rispetto a quanto sarebbe necessario.

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  in collaborazione con
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