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07/11/2008Aree Protette e Parchi
 
I leoni non sono tutti uguali. La genetica svela 11 sottoinsiemi diversi
LIVORNO. La rivista Public library of science (PLoS) pubblica lo studio di un team internazionale di ricercatori africani, portoghesi, britannici e statunitensi che è riuscito a ricostruire la storia evolutiva del mondo con un dettaglio senza precedenti. Secondo i ricercatori tra le popolazioni odierne di leoni esistono 11 diversi sottoinsiemi genetici che non solo distinguono i leoni africani da quelli asiatici ma presentano filoni genetici diversi all´interno delle popolazioni di leoni africani. Questo renderebbe necessaria una maggiore attenzione per la conservazione dei singoli gruppi di questi grandi felini in contrapposizione ai grandi sistemi di conservazione.

I sottosistemi sono rintracciabili in particolare in raggruppamenti geografici e comprendono quelli in Namibia, Kruger national park (Sudafrica), Ngorongoro Crater (Tanzania), Kenya, Uganda e la foresta di Gir in India l´unica area asiatica dove sopravvivono i leoni.

In più ci sono due gruppi distinti in Botswana e tre nel Serengeti national park in Tanzania.

I risultati smentiscono la teoria che i leoni africani siano costituiti da un´unica popolazione a riproduzione casuale, la cosiddetta "panmictic" population.
Finora la ricerca sugli aspetti evolutivi dei leoni era stata ostacolata da una mancanza di campionamento e di un´adeguata disponibilità di informazioni sui marcatori genetici. Gli scienziati hanno colmato queste lacune esaminando la composizione genetica di 357 leoni in Asia ed Africa, analizzando anche le varianti dei virus presenti nei grandi felini.

«La unica social ecology dei leoni - spiega lo studio- è che i leoni hanno sperimentato ben documentati focolai di malattie» i ricercatori forniscono ulteriori buone opportunità per lo studio della storia evolutiva dei leoni sia attraverso both host che informazioni genetiche sui virus che, attraverso la loro trasmissione, caratterizzano i sottoinsiemi genetici di leoni e la loro storia demografica.
«A questo riguardo, il virus dell´immunodeficienza felina (Fiv), un retrovirus analogo a quello dell´immunodeficienza umana Hiv), è stato particolarmente utile perché questo virus è abbastanza diverso geneticamente nei leoni, offrendo un unico marker per valutare i processi demografici in corso nei leoni».

Secondo lo studio, la popolazione di circa 50 mila leoni che vivono allo stato selvatico in Africa ed Asia ha origine nel Pleistocene (tra i 324.000 e i 169.000 anni fa ) in diversi habitat dell´Africa orientale e meridionale. Popolazioni geneticamente distinte si sono diffuse in Africa centrale e settentrionale e in Asia durante il Plestiocene superiore (circa 100.000 anni fa).

Tra i 14.000 e i 7.000 anni fa, durante la transizione dal Plestiocene all´Olocene i grandi felini si sono diffusi dagli habitat meridionali nuovamente verso nord e ad est, in una migrazione che non ha permesso incroci tra le popolazioni.

Lo studio conclude che «Nonostante l´abilità dei leoni a disperdersi su grandi distanze, i modelli di diversità genetica suggeriscono una sostanziale suddivisione che ha ridotto il flusso genetico e che insieme alle grandi differenza in 6 distinti sottotipi Fiv-Ple tra le popolazioni di leoni, smentisce che i leoni africani costituiscano una singola popolazione panmictic».


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  in collaborazione con
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