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13/11/2008Rifiuti e Bonifiche
 
Le conseguenze della crisi delle materie prime... e seconde
di Lucia Venturi
LIVORNO. La crisi si sta abbattendo anche sulle materie prime, che come risulta dai dati di Ufficio Studi di confindustria sono in forte flessione, correlate al calo del prezzo del petrolio ma non solo. La frenata sulle quotazioni delle commodities ha colpito praticamente tutti e 34 i prodotti, alimentari e non, che compongono il paniere, con differenze lievi.

Una frenata determinata, come era da aspettarsi, legata al calo del costo del greggio sceso in pochi mesi a quasi la metà delle quotazioni (57 dollari al barile oggi rispetto ai 110 di agosto) destinata a riposizionarsi da qui a fine anno come stimano anche dal dipartimento americano dell’energia, ma che rimarrà sostanzialmente senza grandi spostamenti per tutto il 2009. Segno che oltre agli effetti speculativi è la crisi economica e quindi dei consumi a dettare il passo, e che oltre che sul greggio si ripercuoterà su tutte le materie prime. Del resto i segnali sono già evidenti dai bollettini delle casse integrazioni e dagli stop dei processi produttivi che segnalano anche oggi lo spegnimento degli altiforni delle acciaierie di Piombino, secondo polo siderurgico italiano, dopo Taranto. Il prossimo segnale atteso sarà la diminuzione dei flussi di rifiuti, vediamo come.

Il rallentamento della domanda delle materie prime necessarie a far muovere la locomotiva dell’industria primaria, potrà corrispondere ad una diminuzione dei flussi diretti e indiretti di materia e in maniera analoga, il rallentamento delle attività secondarie di trasformazione immetterà minori prodotti sui mercati, con la conseguente minore produzione di scarti. A questo si associa poi una flessione dei consumi finali, dovuta alla situazione di crisi economica contingente, cui seguirà presumibilmente una contrazione dei rifiuti prodotti post consumo. Al di là di flussi specifici legati al mercato low cost che potrebbero seguire invece un andamento opposto.

La conseguenza diretta della flessione della domanda di materie prime dovrebbe quindi essere quella di una diminuzione totale dei rifiuti prodotti. C’è poi un´altra conseguenza della domanda in ribasso delle materie prime che già comincia delinearsi sulle materie prime seconde, ovvero quelle che emergono dai circuiti di raccolta dei prodotti post consumo. Che per un paese come il nostro, assai povero di materie prime, può determinare conseguenze importanti da tenere sotto controllo. La flessione è già in atto, a parte per il legno che segue un trend in rialzo, per tutte le alte matrici che originano dalle piattaforme delle raccolte differenziate: carta, vetro, metalli.

Le quotazioni del rottame d’acciaio sono passate da 700 a 300$ la tonnellata; quelle del rottame d’alluminio da 1000 a 400$, per la carta da macero sono addirittura scese a quote con segno negativo. Uno scenario che non aiuta un settore già in difficoltà a ricollocare prodotti ottenuti dal riciclaggio di materiali derivanti dai rifiuti, e che potrebbe incidere negativamente sull’ottenimento degli obiettivi di raccolta differenziata che devono crescere nel nostro paese di molti punti percentuale per raggiungere i prossimi obiettivi di legge che a tutti i livelli (regionali, nazionali, europei) vengono richiesti.

L’opinione diffusa che le raccolte differenziate siano uno strumento per avviare a riciclaggio i rifiuti post consumo e che quindi oltre alla quantità sia necessario perseguire anche la qualità di quanto raccolto per avere maggiori possibilità di riallocare quei prodotti sul mercato delle materie prime seconde, potrebbe infatti trovare un ostacolo dalla situazione attuale e anziché conoscere una stagione di rilancio andare incontro ad uno stallo.

Quindi un processo non lineare quello che si delinea a partire dalle materie prime e che avrebbe necessità di essere governato con maggiore attenzione di quanto fatto sino ad ora.

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