2014-2020: la nuova Politica Agricola per la Sicilia

[7 novembre 2013]

Il 9 novembre 2013 si svolgerà a Messina , nel Salone della Borsa della Camera di Commercio, l’incontro-dibattito organizzato dal titolo “2014-2020: la nuova Politica Agricola per la Sicilia” organizzato dall’Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali della Provincia di Messina.

A Messina anche la Vicepresidente Nazionale Rossana Zari con un intervento sul tema del “Trasferimento delle innovazioni in agricoltura”; fra gli altri interventi anche quello dell’europarlamentare Giovanni La Via; del Ministro della P.A. Gianpiero D’Alia, del Presidente dell’Assemblea Regione Siciliana Giovanni Ardizzone, oltre al Presidente della Federazione Sicilia Corrado Vigo e di Felice Genovese, Presidente Ordine Messina nel ruolo di moderatore.

Intervista Felice Genovese – Presidente Ordine Provinciale dei Dott. Agronomi e Forestali di Messina: http://youtu.be/cOEMd_67_W0

 

Cosa è la P.A.C.?

La POLITICA AGRICOLA COMUNE è l’insieme delle normative e delle prassi adottate dall’ Unione Europea per dotarsi di una politica comune nel settore dell’agricoltura.

La PAC nasce nel 1958 con la Comunità Economica Europea per garantire la produzione di alimenti in un’Europa stremata dalla seconda guerra mondiale. Con l’entrata in vigore del Trattato di Roma, prende avvio la piena integrazione politica ed economica tra Paesi diversi. Nel Trattato vengono affermati i compiti della CEE, oggi Unione Europea; tra questi è esplicitamente menzionata “una politica comune nel settore dell’agricoltura” con la quale mettere in atto una serie di norme e meccanismi aventi come obiettivo quello di regolare la produzione, gli scambi e la lavorazione dei prodotti agricoli nell’ambito dell’Unione europea. Nel 1962 la PAC entra ufficialmente in vigore.

Gli obiettivi generali della PAC al suo esordio erano essenzialmente migliorare la produttività dell’agricoltura, assicurare un tenore di vita equo alle popolazioni agricole, stabilizzare i mercati agricoli regolando l’offerta e la domanda per evitare fluttuazioni eccessive dei prezzi, garantire la sicurezza degli approvvigionamenti ed assicurare prezzi ragionevoli per i consumatori.

La politica agricola ha subito una serie di importanti riforme negli anni, i sussidi alla produzione su vasta scala e l’acquisto delle eccedenze nell’interesse della sicurezza alimentare appartengono ormai al passato. L’obiettivo della massima produzione ha trasformato l’agricoltura, favorendo le colture intensive e contaminate dalla chimica, creando nel tempo molti problemi ambientali e sociali. Per questo i cittadini europei hanno chiesto una nuova PAC in grado di assicurare non solo alimenti, ma anche bellezze naturali, paesaggi, proposte educative, attività ricreative e turistiche.

La PAC è in continua evoluzione, ecco le tappe principali della sua riforma:

  • I TAPPA (1962 – fine anni ’70): Nella prima fase il modello dominante era quello del sostegno accoppiato alla quantità prodotta.
  • II TAPPA (1980- 1991): Al fine le ridurre le eccedenze produttive provocate dalla prima fase si introducono misure volte a contenere la spesa agricola. Nel 1988, la politica strutturale agricola si inserisce nell’ambito delle nuove missioni dei fondi a finalità strutturale, inizia così il primo ciclo di intervento (1989 – 1993) volto a favorire il recupero delle regioni caratterizzate da problemi di ritardi di sviluppo.
  • III TAPPA (1992 – 1999): Riforma Mac Sharry, introduce una modifica sostanziale della PAC, il sostegno si sposta dai prezzi al reddito. Introduzione delle misure di accompagnamento: misure agro ambientali (Reg.Ce 2078/92); forestazione(Reg.Ce 2080/92); prepensionamento (Reg.Ce 2079/92).
  • IV TAPPA (1999 – 2002): Riforma Agenda 2000, si abbandona definitivamente il concetto di quantità per introdurre quello di qualità. Si mette in atto un nuovo modello di agricoltura imperniato sulla multifunzionalità dell’attività agricola e sul ruolo centrale delle aree rurali per la diversificazione delle attività economiche degli agricoltori. La riforma introduce le midure di sviluppo rurale (Reg. 1257/99).
  • V TAPPA (dal 2002 ad oggi): Riforma Fischler: nasce come “revisione di medio termine” (Mid-Term Review – MTR) di Agenda 2000 attraverso l’approvazione dei regolamenti (CE) n. 1782/2003 e n. 1783/2003. La riforma ruota attorno a cinque assi.
  • VI TAPPA (dopo il 2013): La prossima riforma della PAC, presentata dalla Commissione UE il 18 novembre 2010 ed oggi in discussione, annuncia una revisione dei criteri del pagamento unico aziendale del primo pilastro e maggiore priorita’ per gli obiettivi di tutela ambientale.

La PAC (misure di mercato, pagamenti diretti e sviluppo rurale) ha un costo di circa 53 miliardi di euro all’anno e rappresenta circa il 40% del bilancio totale dell’Unione Europea.

Con la POLITICA AGRICOLA COMUNE l’Unione Europea promuove e sostiene il ruolo economico e sociale dell’agricoltura per un ambiente rurale vitale.

 

LA PAC DEL FUTURO: Denaro pubblico per i beni pubblici

Un principio fondamentale del nuovo sistema di pagamenti PAC dopo il 2013 dovrebbe essere quello di premiare gli agricoltori e i gestori terrieri per la fornitura di beni pubblici. Al tempo stesso, la spesa pubblica per l’agricoltura non dovrebbe compromettere l’offerta di beni pubblici. Alcuni dei principali beni pubblici associati all’agricoltura includono la biodiversità delle aree coltivate, la conservazione delle risorse genetiche agricole, la funzionalità dei bacini imbriferi, paesaggi agricoli gradevoli, lo stoccaggio del carbonio, la resilienza agli incendi incontrollabili e ad altri pericoli naturali, la resilienza dell’ecosistema nei confronti dei cambiamenti climatici e della vitalità rurale. Questi beni pubblici hanno un grande valore per la società ma, nonostante tutto, la loro disponibilità è spesso minacciata dai cambiamenti nell’uso della terra, in particolare a causa dell’intensificarsi o dell’abbandono dell’agricoltura, dovute a forze di mercato, scelte di politica e cambiamenti tecnologici. I beni pubblici non possono, per definizione, essere forniti dal mercato. Trattandosi di beni non-competitivi e non-esclusivi, nessuno può essere escluso dal godere dei benefici forniti dalla biodiversità rurale o da paesaggi agricoli gradevoli, e agli utenti non può essere richiesto di pagare. Dal momento che non esiste mercato per i beni pubblici, la loro disponibilità dipende largamente dall’intervento dello Stato. Pertanto, i pagamenti pubblici sono necessari per ricompensare gli agricoltori ed gli altri gestori terrieri per il loro servizio, anche se la PAC dovrebbe intervenire solo in caso di minaccia e in presenza del rischio che tali beni possano andare persi, talvolta anche in modo irreversibile. Alcuni sistemi agricoli forniscono diversi tipi di beni pubblici in misura maggiore rispetto ad altri. Ogni qualvolta un sistema agricolo è in grado di fornire questi beni in modo affidabile e costante, dovrebbe essere oggetto di adeguato sostegno.

(fonte http://www.agrietour.eu)