CicloInVersoRoma 2014: Cultura e Ciclabilità

[18 giugno 2014]

Il 17 giugno, attraverso la conferenza stampa a programma, è stata presentata l’iniziativa CicloInVersoRoma. Emerge una dimensione di ciclismo culturale sviluppato attraverso il binomio di poesia e bicicletta, dove la poetica insita nel lento spostamento della bicicletta e il movimento generato dalla trasmissione orale della poesia sono due funzioni che finiscono con il sovrapporsi nelle rispettive prerogative, divenendo un tutt’uno nella poesia in bicicletta. Nondimeno si contempla, ma si va anche oltre, la metafora esistenziale espressa dalla bicicletta e l’dea del viaggio connaturata nella letteratura. Fin dalle prime edizioni, la manifestazione si struttura attraverso progressive adesioni con eventi autonomi e correlati, gestiti in autonomia sul territorio. Eventi che, al contempo, prendono corpo in un’unica manifestazione, dove le sinergie sono portanti e finalizzate alla condivisione nella compartecipazione anche sovrapponendo, laddove possibile, ulteriori eventi in corso sul territorio attraversato. Finalità fondamentale è il ritorno a un ruolo sociale tanto nello sport quanto nella poesia, un ruolo di condivisone oltre la competizione e che sia soprattutto d’impegno civile nell’ambito della stessa poesia.

Nel dettaglio Alfredo Giordani di Salvaiciclisti, riallacciandosi alla poetica insita nella manifestazione, ha evidenziato l’importanza di curare le ferite di questa città connettendosi a questo genere di iniziative, dove fondamentale è il livello culturale in un’estesa aggregazione di elementi per incidere a livello istituzionale. Roberto Pallottini di Roma Ciclabile, riallacciandosi ad Alfredo Giordani, ha voluto sottolineare che una rete va comunque costruita coinvolgendo quanti più soggetti possibili e che comunque abbiano compreso che va cambiato un modello di sviluppo. Una “poetica”, in tutto questo, è filo conduttore che lega passato e futuro, dove coniugare e mettere insieme le passioni con un indispensabile senso di praticità.

Rocco Ruggiero ha ricordato che la Federazione Ciclistica Italiana ha sempre patrocinato questa iniziativa ritenendola importante per sottrarre il ciclismo dalla sola cronaca e riportarlo a una dimensione narrativa poiché, in questo modo, è possibile ritrarre il ciclismo in tutta la complessità delle sue dimensioni. Un ciclismo che, come pure ha voluto rilevare lo scrittore e critico letterario Marco Onofrio, è anzitutto evocativo, immaginario collettivo e parte integrante della storia italiana. Sempre Marco Onofrio, inoltre, ha precisato che il rapporto tra bici e letteratura viene di per sé naturale. Entrambi s’incontrano come modelli etici e alternativi, divenendo, con empatia, motivo di dialogo tra più mondi, modello alternativo di cultura aggregante. Stefano Amadio di cinemaitaliano.info ha ricordato che, partendo dall’idea di un film emblematico, quale ‘Totò al Giro d’Italia’, si è iniziato ad analizzare diversi documentari a tema riscontrando che, spesso, i relativi registi vivono all’estero, quasi che il solo fatto di risiedere altrove fosse motivo per far scaturire una scintilla creativa in tal senso. Inoltre ha ricordato l’esistenza di un documentario su Taccone assai interessante per i tratti con cui è tinteggiato (quasi fosse una sorta di backstage), ma che non è stato possibile inserire in programmazione.

Maurizio Brilli, sempre della Federazione Ciclistica Italiana, ci ha ricordato come dobbiamo essere pragmatici e, nonostante le apparenti congiunture favorevoli alla bici, è necessario prendere atto che la bicicletta permane condizionata da sovrastrutture. Ha rammentato il 1973 e l’austerity, come allora, comunque, gli italiani preservassero ancora un’autentica coscienza ciclistica concludendo che, oggigiorno, l’enfasi della bici sembrerebbe arrivare dentro i delimitati confini del “sognate pure, ma in uno spazio ben delimitato …”. Rocco Cesareo della FUIS, rammentando la sua partecipazione in prima persona alle precedenti esperienze del progetto, ha esternato come si è fatto un’opinione culturale importante circa la manifestazione, considerando che “dietro il ciclismo, c’è un’enorme sfera culturale ancora da sviluppare”