Aamps, cosa rimane a Livorno dietro l’ombra del concordato

[10 dicembre 2015]

aamps

Sta per terminare anche il nuovo sciopero (di 48 ore, indetto da Fp Cgil e Fiadel) dei lavoratori Aamps, l’azienda municipalizzata che ha in carico l’igiene urbana labronica. I servizi minimi essenziali sono stati garantiti, e i disagi alla città – dalla mancata raccolta dei rifiuti alla congestione del traffico causa manifestazioni – limitati. La tensione però rimane alle stelle. Domattina, in Consiglio comunale il sindaco pentastellato Filippo Nogarin prenderà la parola in vista dell’assemblea straordinaria Aamps in programma per sabato. Tra due giorni, e dopo infiniti rimpalli, le sorti dell’azienda saranno più chiare.

Questo, per quanto riguarda l’immediato. Sia che l’assemblea dei soci (ovvero, il Comune di Livorno) scelga la strada del concordato preventivo in continuità – che la Giunta da giorni persegue compatta – sia quella della ricapitalizzazione perorata dalla maggioranza dei lavoratori (diretti e non), dei sindacati e delle imprese. All’interno di una vicenda che ormai ha assunto suo malgrado caratteri nazionali, tirata per la giacchetta da squallidi interessi politici, tendono a sfumare tutte quelle domande che vanno oltre le mere esigenze della prossima tornata elettorale.

Eppure si tratta di interrogativi che puntellano l’immediato futuro dell’Aamps, insieme agli interessi di tutti i cittadini cui l’azienda rivolge i suoi servizi. Ne riproponiamo qui alcuni. Intanto qualche numero: Livorno, tra le città toscane con più di 100mila abitanti residenti (ne ha poco meno di 160mila), risulta quella con la percentuale di raccolta differenziata più bassa (39,5%). Tale risultato va inserito in un contesto preciso: la raccolta differenziata riguarda solo una frazione dei rifiuti urbani (ovvero, umido a parte, gli imballaggi), che a loro volta costituiscono solo una parte di tutti i rifiuti. Approssimativamente, ricordiamo come anche se si raggiungesse il 100% di raccolta differenziata, questa abbraccerebbe dunque solo il 7% di tutti i rifiuti di interesse regionale. Nonostante ciò, il magro 39,5% di raccolta differenziata conseguito a Livorno è rilevante in quanto si inserisce all’interno degli obiettivi dell’Ato Costa, a loro volta parte organica di quelli disegnati dal Piano regionale. Tali obiettivi – come ha ricordato da tempo su queste pagine il direttore dell’Ato Costa, Franco Borchi – puntano tra l’altro a raggiungere entro il 2020 un tasso di raccolta differenziata pari al 70%, idoneo a conseguire almeno un tasso di riciclo del 60%.

Livorno come pensa di contribuire, nel suo stesso interesse, a tagliare tale traguardo? Un vero piano industriale non è mai stato presentato. Non uno che abbia ottenuto l’appoggio del Comune, e soprattutto abbia ottenuto valutazione positiva da parte degli enti di finanziamento; ai progetti, per quanto belli e sostenibili, servono investimenti per divenire realtà.

D’altra parte, quanto trapelato in questi mesi non è certo rassicurante. Per Aamps non può infatti esistere, al di là delle opinioni politiche, un Piano industriale che si chiami fuori dalle logiche di quello di  RetiAmbiente, il futuro gestore unico dell’Ato Costa. Quando da Livorno si ipotizza la realizzazione di un impianto di compostaggio, o impianti per il riciclo della carta come dell’acciaio o del vetro, con quali flussi di materiali (e con quali ricavi economici) si pensa di assicurargli un futuro? Già oggi si prevede la realizzazione in seno all’Ato costa di 2 impianti di compostaggio (a Rosignano e Pontedera): Livorno quale percentuale d’umido tratterebbe? Idem per quanto riguarda le altre frazioni merceologiche. Costruire un impianto per il riciclo della carta, dell’acciaio o del vetro, significherebbe rispettivamente costruire una cartiera, un’acciaieria, una vetreria. Con quale breakeven?

Concretamente, Livorno ha bisogno e possibilità economiche per dotarsi di simili impianti industriali (perché di questo si tratta)? Ci sono buoni motivi se non sono già presenti in ogni comune, e risiedono nelle economie di scala. In economia (ancor prima che nella gestione dei rifiuti) l’autarchia non funziona, e prima Livorno se ne accorge – valorizzando piuttosto la dotazione impiantistica che già possiede – meglio è.