La metà di tutti i grandi incendi scoppiati nell’Ue nel 2017 è concentrata nel nostro Paese

Altro che omicidi, terrorismo o migranti, in Italia l’emergenza sicurezza viene dall’ambiente

Secondo il ministero dell’Interno «i delitti sono diminuiti del 12%, gli omicidi del 15%, quelli riconducibili criminalità organizzata del 41%. In flessione anche rapine, furti e femminicidi»

[17 agosto 2017]

Dopo il tradizionale Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica di Ferragosto, il ministro dell’Interno Marco Minniti ha presentato nel corso di una conferenza stampa il dossier prodotto nel merito dal Viminale, alla presenza dei vertici delle Forze dell’ordine e dei servizi di intelligence nazionali. Dossier che restituisce l’immagine di un Paese non assillato da gravi criticità sotto il profilo della sicurezza, nonostante la rappresentazione mediatica si discosti spesso da questa prospettiva.

«Abbiamo esaminato la situazione dell’ordine pubblico, l’Italia è in una condizione tranquilla: nei primi sette mesi del 2017 il quadro è quello di un Paese accogliente, con livelli buoni di sicurezza.  Ci sono tutte le condizioni per proseguire nell’approccio positivo avuto fino ad oggi», ha spiegato Minniti portando a sostegno un andamento dei dati «chiarissimo» sul tema: quest’anno in Italia «i delitti sono diminuiti del 12%, gli omicidi del 15%, quelli riconducibili criminalità organizzata del 41%. In flessione anche rapine e furti», e pure i femminicidi. Anche parlando di terrorismo il quadro della minaccia «rimane alto, ma non imminente».

Le maggiori criticità arrivano semmai dal fronte ambientale, come mostra in primis il forte incremento degli incendi. L’Italia ha affrontato una situazione difficile – dichiarano al proposito dal ministero dell’Interno – da inizio anno c’è stato un più 70% di incendi, con oltre 1000 interventi al giorno messi in campo da Protezione civile, Vigili del fuoco e Arma dei Carabinieri. Di più: secondo gli ultimi dati aggiornati dall’Effis (l’European forest fire information system) e riportati dall’Ansa, dall’inizio del 2017 in Italia sono andati a fuoco 106.154 ettari di bosco, quasi il triplo rispetto alla media annuale registrata tra il 2008 e il 2016 (38mila ettari); i grandi incendi – quelli superiori ai 30 ettari bruciati – sono stati 508 in Italia, poco meno della metà di tutti quelli avvenuti nell’Unione europea (1.068).

Ma non ci sono soltanto i roghi. Come documenta il Viminale, da inizio anno gli interventi effettuati dal corpo nazionale Vigili del fuoco sono stati 439.835, ovvero il 12% in più rispetto all’anno scorso. Di questi, il 18% è stato rivolto al contenimento degli “incendi di bosco e sterpaglia”, un altro 4% è stato rivolto ai “danni idrici e idrogeologici”, mentre gli “interventi per sisma” hanno occupato i Vigili del fuoco nell’11% dei casi.

Se questi sono i pericoli che effettivamente minacciano la sicurezza italiana, la loro percezione all’interno della popolazione è corretta? I dati più aggiornati a disposizione sul tema provengono dall’Osservatorio europeo sulla sicurezza, che nel febbraio di quest’anno ha diffuso il suo ultimo rapporto annuale. Ne emerge un quadro articolato nel quale, effettivamente, tra gli italiani intervistati «svettano le preoccupazioni connesse alla “distruzione dell’ambiente e della natura” (58%), così come “essere vittima di disastri naturali” (38%), sui cui hanno senza dubbio inciso i terremoti che hanno colpito nel 2016 il Centro Italia», senza dimenticare che rimane «la crisi economica, con il corredo di perdita di lavoro, disoccupazione, impoverimento e timori per il futuro dei giovani a determinare situazioni di vera e propria angoscia. Al punto che “l’80% degli intervistati dichiara di avere percepito un aumento delle disuguaglianze economiche e sociali”».

Eppure, al contempo si conferma che nel nostro Paese il sistema dell’informazione televisiva – ovvero ancora la principale fonte di informazione per la maggioranza dei cittadini italiani – continua a sottovalutare questi temi.  Uno iato tra realtà e rappresentazione mediatica che risulta valido sia per quanto riguarda le dimensioni della (in)sostenibilità sociale come di quella ambientale.

Come informa l’Osservatorio europeo sulla sicurezza, all’interno “dell’agenda dell’insicurezza” nei principali Tg italiani è cresciuta «la dimensione ansiogena relativa alla distruzione dell’ambiente, per cause naturali e imputabili all’uomo». Nel 2007 era residuale (4%), dieci anni dopo arriva al 17,2%. È una buona notizia? Non necessariamente verrebbe da dire, osservando l’andamento del trend negli anni, a dir poco altalenante: se oggi l’ambiente occupa il 17,2% delle notizie ansiogene, nel 2015-2016 era al 9,3%, e nel 2014-2015 addirittura allo 0,5%. Il numero delle notizie ambientali varia dunque moltissimo inseguendo la sensazionalità, crescendo sì sull’onda dell’ansia ma aggiungendo presumibilmente poco alla comprensione delle dinamiche sottese ai disastri ambientali.

Ma se non si parla di disuguaglianze, del futuro della nazione (con il 75% degli italiani accomunato dal pensiero che i giovani avranno, negli anni a venire, una situazione sociale ed economica peggiore rispetto a quella delle generazioni che li hanno preceduti) e di insostenibilità ambientale, di cosa si occupano i Tg italiani? Secondo l’Osservatorio europeo sulla sicurezza il tema dominante è «la “passione criminale” per gli eventi di cronaca nera seguiti come serial e il racconto dei fatti criminali» che restano, oggi come dieci anni fa, al «primo posto dell’agenda dell’insicurezza». E così la percezione del rischio in Italia continua a rimanere ben lontana dai rischi reali.