Torna Charlie Hebdo, e c’è la Grecia di Varoufakis: «Syriza è il futuro dell’Europa»

«L’Europa prescrive l'austerità come i medici prescrivono i salassi»

[25 febbraio 2015]

Charlie Hebdo, tenendo fede alla sua fama di journal irresponsable, pubblica oggi l’intervista al ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis. Siamo all’indomani del primo via libera da parte dell’Eurogruppo alla lista di riforme proposte dalla Grecia per contrattare il prolungamento del “piano d’aiuti” europeo. D’altronde, cosa c’è di più irresponsabile che dare voce ai perdenti? Perché è così che Varoufakis e l’intero governo di Syriza vengono ora dipinti, e in parte con buone ragioni.

Il più grande quotidiano economico europeo, ossia il Sole 24 Ore, mette a confronto il programma elettorale di Syriza e il piano approvato dall’Eurogruppo: in 4 punti su 6 (tasse, conti pubblici, lavoro e salari, troika) la bussola segna retromarcia; solo riguardo a privatizzazione e banche il quotidiano di Confindustria ritiene sia stata raggiunta una posizione di compromesso, e in nessun caso riconosce a Syriza di aver mantenuto le promesse fatte.

Si tratta di un confronto ingeneroso: il governo greco è comunque riuscito a inserire nell’accordo una prima risposta alla crisi umanitaria con buoni pasto ed energia, la possibile estensione del salario minimo, il blocco del sequestro case per chi non riesce a pagare il mutuo. Certo è che siamo molto distanti da quanto promesso da Syriza prima di salire al governo, anche se le contrattazioni coi partner europei proseguiranno nei prossimi mesi. Per il momento la presenza a sinistra di una possibile alternativa sembra smuovere qualcosa nella sonnolenta socialdemocrazia europea, con l’ala sinistra della SPD tedesca che inizia a mostrare insofferenza per i diktat dell’austerity liberista, scoccati dai loro alleati democristiani contro la Grecia e Syriza.

E se la Grecia ha dovuto ancora una volta ingoiare molti rospi, continua a non mollare l’osso. Ad esempio sulle privatizzazioni richieste dall’Europa, con il ministro greco della Ricostruzione produttiva, dell’ambiente e dell’energia, Panagiotis Lafazanis, non toglie il freno a mano sull’energia: per Public Power Corporation (ovvero la rete elettrica greca, la Ppc), l’Hellenic Petroleum (Elpe) e la Public Gas Corporation (Depa) «nessuna privatizzazione andrà avanti», ha dichiarato oggi al giornale ellenico Ta Nea.

Ma è soprattutto Varoufakis a non dismettere i panni del martello pneumatico: «Per tornare a finanziarsi sul mercato – riporta oggi la Reuters – occorre soddisfare tre condizioni: avanzo primario, ristrutturazione del debito e investimenti». Tre parole, ristrutturazione del debito, che sono fumo negli occhi per Bruxelles. Dall’Europa non è arrivata ancora nessuna risposta in proposito, e per quanti volessero calcolare nuovamente le probabilità di una Grexit, l’uscita del Paese ellenico dalla moneta unica, valga la risposta che il matematico libanese Nassim Nicholas Taleb – reso celebre in tutto il mondo dal suo libro Il cigno nero – ha rifilato a una delle firme più importante della Reuters, Hugo Dixon: «Mr. Dixon, probabilità e cazzate non vanno d’accordo insieme».

Tornando ai fatti, è dalle pagine del giornale divenuto ormai (suo malgrado) in tutto il mondo un simbolo contro l’intolleranza e l’estremismo, Charlie Hebdo, che Varoufakis lancia l’attacco più pesante. Nell’intervista che a Parigi hanno scelto di titolare con un virgolettato del ministro delle Finanze della Grecia – «L’Europa prescrive l’austerità come i medici prescrivono i salassi» -, Varoufakis dà un giudizio molto schietto dei suoi colleghi: «Se pensate che sia nel vostro interesse abbattere governi progressisti come il nostro, solo pochi giorni dopo la nostra elezione, dopo dovrete temere il peggio». Che in Grecia ha anche già un nome e un cognome: Alba Dorata, partito dai forti richiami nazisti che ha già tanti, troppi fratelli e cugini estremisti sparsi in tutta Europa, Italia compresa. #JeSuisGreece