Corruzione e norme opache, il freno allo sviluppo sostenibile rimane in mano alla politica

[10 febbraio 2015]

«Crisi economica e corruzione procedono di pari passo, in un circolo vizioso, nel quale l’una è causa ed effetto dell’altra». Le parole del presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, che inaugurano oggi l’anno giudiziario, pesano come macigni non solo sul contesto italiano cui sono riferite, ma anche nel più ampio bacino europeo sconquassato dallo scandalo bancario Swiss Leaks, che ha il suo cuore in una banca e in uno Stato europei.

«Le crescenti difficoltà gestionali connesse al perdurare della crisi – continua Squitieri – e il ripetersi di fenomeni di mala gestio e di corruzione, che pensavamo di aver lasciato alle spalle, rischiano di incrinare, oggi, non solo il rapporto tra cittadini e classe dirigente del Paese, ma la stessa speranza di poter trarre dall’azione pubblica nuovo impulso per il ritorno su livelli di crescita soddisfacenti».

Considerazioni amare, che anche alla luce dell’inchiesta giornalistica Swiss Leaks, sono aggravate da una prospettiva tutt’altro che trascurabile. La crescita che mala gestio e corruzione inibiscono è solo quella dello sviluppo comune, mentre rappresenta una linfa vitale per quella stretta e sempre più ricca minoranza di squali che non è stata affatto scalfita (anzi) da anni di crisi, rapinando risorse alla collettività.

Non sempre, sia chiaro, tramite azioni illegali. Quel che più sconcerta sono infatti le maglie larghe e allargabili delle norme legali che dovrebbero essere il viatico di una pacifica e fruttuosa convivenza tra uomini pari. Le acque del diritto si fanno torbide, le norme volutamente incomprensibili e contraddittorie, e la corruzione prolifera.

Inchieste come Swiss Leaks, condotta dall’International Consortium of Investigative Journalists (Icij) – dove il rappresentante italiano è il giornalista dell’Espresso Leo Sisti – aprono uno squarcio in questa melma, dimostrando una volta di più che del buon giornalismo, utile alla collettività, non solo è ancora possibile, ma anche necessario. Stavolta nel mirino, come noto, è finita la filiale svizzera del gigante bancario (inglese) Hbsc: dei 100mila clienti presunti evasori (per l’incredibile somma di 180,6 miliardi di euro) ben 7 mila sarebbero italiani, i cui depositi finiti nella lista dell’ex funzionario di Hsbc Hervé Falciani – la talpa da cui tutta l’inchiesta ha avuto inizio – ammonterebbero a 6,5 miliardi di euro.

In tempi di risorse pubbliche sempre più scarse, e di tassazione sempre più alta, si tratta di cifre che delegittimano ogni pretesa di equità fiscale tra cittadini

Il sistema bancario offshore, definito nell’inchiesta dell’Icij come una vera e propria industria «è una grave minaccia per le nostre istituzioni democratiche e il nostro contratto sociale di base – ha commentato ai giornalisti investigativi la rock star dell’economia Thomas Piketty, autore del Capitale nel ventunesimo secolo – L’opacità finanziaria è uno dei fattori chiave dietro la crescente disuguaglianza globale. Essa consente a una considerevole frazione dei gruppi con ricchezze e redditi più alti di pagare aliquote fiscali trascurabili, mentre il resto di noi paga consistenti tasse per finanziare beni pubblici e servizi (istruzione, sanità, infrastrutture) che sono indispensabili per il processo di sviluppo».

L’opacità delle norme, fiscali o meno, coi suoi famelici protagonisti, è così oggi uno dei principali nemici della sostenibilità: sociale, economica e anche ambientale, perché drena preziose risorse altrimenti disponibili per essere investite in circoli virtuosi. Il nodo, come spesso accade, rimane però soprattutto politico, e non giudiziario. Qualcuno – dalla più piccola amministrazione locale ai più ampi contesti internazionali – quelle norme le ha scritte e continua a farlo, secondo ottusi quando non meschini interessi: ed è proprio su questo punto che l’attenzione pubblica non deve mancare di chiedere un deciso cambio di rotta. Quella stessa burocrazia criticata dai neoliberisti, i lacci e lacciuoli che si sprecano nelle tribune elettorali, sono in realtà il pane e companatico dei grandi evasori.