Ecomafia 2015, il dissesto normativo colpisce anche in Toscana

[7 luglio 2015]

Rapporto Ecomafia in Toscana2

Nel rapporto Ecomafia 2015, Corrotti, clan e inquinatori. I ladri di futuro all’assalto del Belpaese, recentemente presentato da Legambiente a livello nazionale, la Toscana occupa suo malgrado una posizione di rilievo. A testimoniarlo è il Cigno verde regionale, che ha presentato oggi a Firenze il focus toscano del dossier.

«Nonostante si registri un calo in valore assoluto delle infrazioni (1.695, corrispondente al 5,8% sul totale dei reati accertati su scala nazionale) – si legge nella nota diffusa da Legambiente Toscana – sono ancora una volta i numeri a confermare la Toscana (7° nella classifica nazionale) tra le regioni più colpite dalla criminalità ambientale, subito dopo quelle a tradizionale presenza mafiosa: Campania, Calabria, Puglia, Sicilia, e le regioni Lazio e Sardegna».

Tra le poche buone notizie sottolineate da Legambiente Toscana in Ecomafia 2015 figurano «la drastica riduzione del numero di incendi nelle superfici boschive», calo attribuito principalmente a un fattore esogeno – le piogge “anomale” che hanno caratterizzato la scorsa estate – e «un lieve calo per i reati nel ciclo dei rifiuti», mentre il settore più redditizio «per le organizzazioni criminali è stato quello agroalimentare». Valutazioni messe in fila con la collaborazione delle forze dell’ordine, che non rassicurano il presidente di Legambiente Toscana, Fausto Ferruzza: «Nonostante il lieve miglioramento, la Toscana non può rallegrarsi. Siamo sempre nella fascia più appetita dai criminali ecomafiosi, non possiamo quindi permetterci il lusso di abbassare la guardia. Magistratura, forze di polizia, società civile, tutti assieme, dobbiamo fare ciascuno nel proprio ambito la nostra parte».

Nel nostro piccolo riteniamo utile approfondire un caso ritenuto emblematico in tema di ecomafia, ovvero la cosiddetta “Rifiuti Spa in Toscana”, che «dal 2002 a oggi ci dice che sono state concluse 48 indagini per traffico organizzato di rifiuti, che hanno coinvolto a vario titolo diverse aziende toscane». In Ecomafia 2015, in particolare, si sottolinea come nonostante il lieve miglioramento quello del ciclo dei rifiuti «resti un settore ancora dolente, dove la nostra regione scende in positivo rispetto all’anno precedente occupando il 7° posto e raggiungendo però, anche nel 2014, cifre preoccupanti con 365 reati accertati nel 2014, il 5% del totale nazionale, 347 persone denunciate, 4 arresti e 105 sequestri effettuati».

Sono numeri che, allargando lo sguardo oltre le oscillazioni tra un singolo anno e l’altro, si dimostrano in costante aumento sin da quando Legambiente ha coniato e iniziato meritoriamente a monitorare il fenomeno “Ecomafia”, ossia dal lontano 1994. Un andamento, questo, non a caso legato con il crescente groviglio e disordine legislativo divenuto ormai uno dei più tristi tratti tipici italiani. In un siffatto contesto, l’inasprimento delle pene – come nel caso degli ecoreati recentemente introdotti nel Codice penale – da solo non può offrire soluzioni. Chi sbaglia è giusto che paghi, e paghi salato, ma prima ogni cittadino dev’essere messo in grado di sapere come muoversi per agire secondo legge: ad oggi invece manca sia la certezza del diritto, sia quella del dovere.

Come ben sanno ambientalisti attenti e preparati come i legambientini, il costante regime di “dissesto normativo” a cui niente e nessuno sembra capace (o interessato) mettere fine è l’habitat ideale per le organizzazioni criminali, che infatti prosperano. A questo si aggiunga, sempre per rimanere in tema di rifiuti, la cronica mancanza di impianti sul territorio per gestire il ciclo degli stessi, e la ricetta del disastro è completa; nella sola Toscana vengono prodotti ogni anno 9,7 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, di cui circa 500mila tonnellate pericolosi. Si tratta dell’altra faccia della nostra economia dei consumi, che così spesso rifiutiamo di guadare in faccia ma che resiste ostinata. Se gli impianti mancano, per la contrarietà della cittadinanza o altri motivi ancora, ciò non significa che questi rifiuti possano sparire come per magia: la malavita è ben lieta di prendersene carico.