Ecopop, o dei fallimenti dell’ambientalismo che bada solo al proprio orticello

In Svizzera affonda il (nuovo) referendum che voleva mettere paletti all’immigrazione

[1 dicembre 2014]

A una prima occhiata (e forse anche a una seconda) potrebbe sembrare una forma d’ecologismo rivolta a un pubblico particolarmente frivolo, ma la svizzera Ecopop è un’associazione ambientalista con una storia pluridecennale alle spalle, ma scarso tempismo. Nell’era di un mondo globale ha chiesto ai cittadini elvetici, tramite referendum, se fossero d’accordo nel ridurre l’immigrazione lorda nel Paese di un terzo: passata al vaglio delle urne, l’ipotesi è stata sonoramente bocciata questo fine settimana con un 74,1% di no.

La Svizzera – guidata dal Ticino, dove si riversano ogni giorno moltitudini di transfrontalieri italiani – non è nuova a sortite del genere. All’inizio di quest’anno un referendum anti-immigrati promosso dalla destra, che aveva sollevato un gran polverone, ottenendo in quel caso una vittoria invisa a tutta Europa. Stavolta non è andata allo stesso modo, anche se a così pochi mesi di distanza non è chiaro il perché. Ecopop chiedeva che il saldo migratorio netto in Svizzera non potesse superare lo 0.2% della popolazione residente, ma tutti i cantoni – Ticino compreso – stavolta si sono rifiutati di dare il loro consenso.

Meglio così, ma il verdetto delle urne non basta per archiviare la questione. Ecopop fa parte di quel filone della destra ecologista, sconfinante in una sorta di malthusianesimo venato di superiorità bianca, che quando va bene è neocolonialismo paternalista, i cui echi si trovano anche in certe associazioni della destra “ambientalista” italiana e in alcune suggestioni populiste leghiste. Carsicamente, il tema dell’immigrazione cattiva torna a mordere e non solo nella famigerata Padania: c’è sempre un leghista più a nord.

In questa battaglia le cifre da sole non bastano. Altrimenti sarebbe già chiaro, guardando all’Italia, che l’immigrazione al nostro Paese conviene: mettendo a confronto le entrate e le uscite dai conti pubblici imputabili agli stranieri il risultato è largamente positivo, e segna +3,9 miliardi di euro. Niente villette ai poveracci immigrati e pedate negli stinchi a quelli indigeni, dunque. Neanche si registra un significativo spiazzamento dei lavoratori immigrati rispetto a quelli italiani, e nel campo del lavoro il problema è semmai quello dei diritti. La colpa ricade sull’immigrato “che ruba lavoro”, oppure sul datore di lavoro – spesso italiano, o svizzero che dir si voglia – che paga stipendi da fame e gioca al ribasso sulla pelle di connazionali e stranieri? La risposta, anche in tema di responsabilità, non è banale.

Come non trascurabile, da un punto di vista ambientalista, è la giustificazione che Ecopop adduce per la sua battaglia, ovvero la sovrappopolazione. Questo, lo sappiamo, sarà il secolo dell’invecchiamento  più che dell’aumento spropositato di nuovi nati. È pur vero che entro il 2050 la popolazione globale si aggirerà attorno ai 9,6 miliardi di persone (11 stimati per il 2100), e questo è un problema globale di primissimo piano per la gestione sostenibile delle risorse naturali.

Da qui a cercare di risolverlo limitando l’immigrazione nella piccolissima e ricchissima Svizzera il salto logico non è da poco, ed è pure vagamente razzista. Una sensazione rafforzata dal testo sottoposto da Ecopop a referendum, che tra i vari articoli ne propone uno che recita: «La Confederazione investe in provvedimenti volti a promuovere la pianificazione familiare volontaria almeno il 10 per cento dei mezzi destinati alla cooperazione internazionale allo sviluppo». Non solo dunque gli immigrati non si vogliono in casa propria, ma anche aiutarli a casa loro non è vista come una grande idea.

È comunque un peccato che la questione della sovrappopolazione sia stata affrontata – e giustamente liquidata – in questo modo. La Svizzera, come da mesi ci divertiamo a sottolineare, sta inconsapevolmente sottoponendo a referendum alcuni argomenti cari all’economia ecologica tradizionalmente intesa: l’esigenza di una soglia di ricchezza minima e massima, ora quella di una popolazione stazionaria. Manca solo un referendum su un tetto da apporre all’estrazione e consumo di risorse naturali, e il quadro è completo. Ogni volta però i quesiti sono stati mal congegnati e mal posti, con risultati disastrosi. L’ingresso nel campo di battaglia di un’associazione ambientalista come Ecopop, vediamo i risultati che ha portato.

È un peccato, lo ripetiamo. Ma almeno in Svizzera, che rimane uno degli stati migliori al mondo per vivere, hanno un vantaggio rispetto all’Italia. Di questi temi continuano a discutere, coinvolgendo nel dibattito la maggioranza della popolazione (immigrata o meno). Non è poco.

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