Fiumi e alluvioni, la longa manus delle nutrie dietro i crolli degli argini in Toscana

[10 dicembre 2014]

Se in Italia c’è uno sport più amato del calcio, quello è la caccia al capro espiatorio: poco importa se sia idea, uomo o animale, e da qualche tempo coinvolge anche le nutrie. Questo roditore, originario del Sud America (da dove non è certo arrivato a nuoto, ma con il concorso umano) è accusato della distruzione di argini e dunque di essere un responsabile di primo piano nel corso dei fenomeni alluvionali.

La Toscana nel settore ha maturato ormai, suo malgrado, una discreta esperienza. E gli agricoltori, in genere attente sentinelle del territorio, hanno stavolta scelto il bersaglio sbagliato. Le nutrie, appunto. «La presenza sempre più numerosa di questi animali che hanno colonizzato gli ambienti fluviali e le aree particolarmente ricche di corsi d’acqua e zone agricole ha spinto Coldiretti Toscana – comunica l’associazione – a scrivere ai sindaci dei comuni toscani per chiedere una prima fase di “monitoraggio” sulla popolazione presente nei singoli territori».

Se gli agricoltori precisano come la loro sia solo una richiesta di «un’azione “conoscitiva” per dare una dimensione ad un fenomeno che, in alcune aree, comincia ad avere dimensioni preoccupanti», dall’altro imposta la sua comunicazione titolando «emergenza nutrie», e precisa sicura che questi animali «costituiscono un vero pericolo per la sicurezza della comunità».

Come molte altre specie aliene (in questo caso importata dall’uomo per farne pellicce), le nutrie possono effettivamente provocare dei danni, ed è giusto combatterne la proliferazione. D’altra parte, come spiega il Wwf, in Italia vengono già «spesi circa 4 milioni di euro l’anno per il contenimento di questo roditore, per la realizzazione di recinzioni elettrificate, protezione meccanica degli argini attraverso l’uso di reti composite stese al suolo, piani di cattura e abbattimento». Una conoscenza più accurata del fenomeno, come richiesto da Coldiretti, è in via di principio un proposito virtuoso, ma specialmente in tempi di crisi economica sono necessarie delle scelte di campo per utilizzare al meglio le scarse risorse disponibili, e dedicarle alle nutrie potrebbe non essere la scelta più saggia.

Coldiretti denuncia che «le nutrie sono particolarmente dannose perché creano le tane in prossimità di canali ed arginature scavando lunghe e ampie gallerie, provocando crolli e esondazioni». Ma l’esperienza ormai poco meno che quotidiana, confermata dalla dinamica dal crollo dell’argine mal costruito a Marina di Carrara, lascia pensare ad altro. A meno che dietro gli appalti pubblici per la costruzione degli argini, dove a Roma potremmo sospettare si allunghi una mano mafiosa, qui in Toscana ci sia la longa manus delle nutrie.