Il Giorno della memoria e l’abisso del coraggio

[27 gennaio 2016]

giorno della memoria

Il 27 gennaio del 1945 l’Armata rossa varcò il cancello del campo di concentramento di Auschwitz, liberando quanti – tra i sopravvissuti – erano rimasti schiacciati dalla lucidissima follia nazista. Questo è ciò che la Toscana e il mondo intero si impegna a ricordare in quella che è semplicemente chiamato Giorno della memoria. Nella nostra Regione, ogni anno questa celebrazione (riconosciuta per legge dal 2000) riesce e incontrare un successo eccezionale. Oltre alle più di 200 iniziative sparse sul territorio, al tradizionale meeting del Mandela forum – che anche oggi si è rinnovato a Firenze – arrivano circa 8mila ragazze e ragazzi.

«Ascoltare la memoria di chi ha subito la persecuzione – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Monica Barni, annunciando il programma regionale per questo Giorno della memoria –, ascoltare e non rimanere indifferenti, questo dico di fare ai giovani: ieri rispetto alla Shoah ed oggi di fronte alle tragedie che si ripetono nel Mediterraneo, che troppo spesso dimentichiamo».

Questo intreccio tra due diversi drammi è stato protagonista oggi, in Toscana. Dalla Regione ricordano che la Toscana  ha accolto numerosi migranti: oltre 6400 tra il 2014 e il 2015, poco meno di duemila migranti dal nord Africa tra il 2011 e il 2012, dopo la prima “Primavera araba”. E ai profughi si sommano 395 mila stranieri che vivono nella regione: rumeni, albanesi, cinesi e marocchini i più numerosi.

Agire, oltre che ricordare, è necessario. La libertà, i diritti e la “civiltà” di cui ci facciamo portavoce nel mondo non sono conquiste irremovibili. Dalla Danimarca ci arriva l’esempio più recente. Durante l’Olocausto, il Paese scandinavo ha rappresentato un faro per il mondo. «I danesi – riporta Hannah Arendt nel suo celebre La banalità del male – spiegarono ai capi tedeschi che siccome i profughi, in quanto apolidi, non erano più cittadini tedeschi, i nazisti non potevano pretendere la loro consegna senza il permesso danese. Fu uno dei pochi casi in cui la condizione di apolide si rivelò un buon pretesto, anche se naturalmente non fu per il fatto in sé di essere apolidi che gli ebrei si salvarono, ma perché il governo danese aveva deciso di difenderli». Ieri il Parlamento danese non ha reso onore alla sua memoria ratificando una legge (81 voti favorevoli, 27 contrari, 1 astenuto) che prevede la confisca agli odierni migranti dei beni superiori a 1.350 euro in loro possesso; un modus operandi che rievoca fantasmi del passato.

«Auschwitz, con i suoi reticolati, le camere a gas, le baracche, i forni crematori non ci abbandona – ha dichiarato da parte sua il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, celebrando il Giorno della memoria al Quirinale – Al contrario, ci interpella costantemente, ci costringe ogni volta a tornare sul ciglio dell’abisso e a guardarvi dentro, con gli occhi e la mente pieni di dolore e di rivolta morale». Ma «chi lotta con i mostri – avvertiva già a suo tempo il filosofo (tedesco)  Friedrich Nietzsche – deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te». In Germania come in Danimarca, in Italia come in Toscana.

A quel che si sa – conclude così la Arendt le sue osservazioni sul caso danese – fu questa l’unica volta che i nazisti incontrarono una resistenza aperta, e il risultato fu a quanto pare che quelli di loro che si trovarono coinvolti cambiarono mentalità. Non vedevano più lo sterminio di un intero popolo come una cosa ovvia. Avevano urtato su una resistenza basata su saldi principi, e la loro “durezza” si era sciolta come ghiaccio al sole permettendo il riaffiorare, sia pur timido, di un po’ di vero coraggio». Ne avremmo bisogno anche noi, nel Giorno della memoria come in tutti gli altri giorni: la nostra memoria è restare umani.

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