Gli investimenti in Toscana tra appeal Usa e confusione italiana

[24 febbraio 2015]

La Toscana agli investitori esteri piace. «Nonostante l’Italia non risulti storicamente tra le principali mete degli Fdi (Foreign Direct Investment) – spiega un recente rapporto del Monte dei Paschi di Siena – gli afflussi di capitale verso il Bel Paese sono aumentati nel corso degli anni e la Toscana ha attratto, nel periodo 2011-13, una media annua di €400 milioni, creando oltre 1000 nuovi posti di lavoro. Importante il riconoscimento ricevuto dalla Divisione del Financial Times fDi Intelligence, che nel ranking 2014-2015 pone la Toscana seconda solo alla Lombardia e davanti alla Catalogna per attrattività generale degli investimenti tra i territori del Sud Europa».

Allargando l’analisi a partire dal 2010, tiene invece a sottolineare oggi in una nota la Regione, gli euro arrivati dall’estero per investimenti salgono a oltre 1 miliardo e mezzo, e i posti di lavoro a 3.352 posti di lavoro. Oggi il presidente della Regione, Enrico Rossi, ha dunque trovato davanti a sé un pubblico ben disposto rivolgendosi agli imprenditori Usa durante la tavola rotonda che li ha oggi riuniti insieme ai colleghi italiani, presso la presidenza regionale.

Il Board della American Chamber of Commerce, corrispondente alla Confindustria a stelle e strisce, riunito per la prima volta fuori della sua tradizionale sede di Milano, ha ascoltato con attenzione e partecipazione i numerosi interventi che si sono succeduti in sala. «Qui abbiamo relazioni istituzionali amichevoli – ha snocciolato Rossi – un ufficio che si occupa di attrazioni degli investimenti, finanziato la banda larga, anticipato i fondi europei destinati alla ricerca, investito sugli aeroporti di Pisa e Firenze e sui porti di Piombino e Livorno, approvato una nuova legge sulla formazione professionale e una qualità delle risorse umane davvero notevole.

Insomma – ha chiosato il presidente – in Toscana aiutiamo le imprese a trovare le soluzioni ai loro problemi e talvolta concediamo loro finanziamenti per farlo». Un quadro idilliaco e pure con solide basi empiriche che, c’è da scommetterci, i piccoli e medi imprenditori toscani sperano possano valere anche per loro. Le Cna di Siena, Arezzo e Grosseto si sono infatti riunite recentemente riunite per protestare contro l’attuale metodo di tariffazione della Tari, una protesta che – hanno affermato ieri – va «avanti in modo deciso».

«E’ infatti cambiato in modo sostanziale il quadro normativo che porta al calcolo della Tari – riassume la Cna senese – e i regolamenti attualmente in vigore devono essere tutti cambiati. La posizione del Ministero delle Finanze in materia è chiara: a dicembre è stato evidenziato che le aree nelle quali sono prodotti rifiuti speciali da attività artigianali e industriali (correttamente smaltiti) non potranno essere tassate, dando ragione alla protesta della Cna che da sempre ribadisce questo principio. Ovviamente l’interpretazione delle nuove regole non può essere data dal gestore, ma spetta ai comuni compiere i necessari percorsi di modifica dei regolamenti locali, anche per la presenza nel territorio dei centri di raccolta. Purtroppo, a parziale scusante dei comuni, c’è il vuoto nel coordinamento in materia di rifiuti fra tutti gli attori coinvolti».

La questione è di per sé molto complessa, e derivata dalla possibilità dei comuni di fare regolamenti di assimilazione dei rifiuti. E’ una questione molto controversa e, nel caso dei rifiuti speciali evidenziato dalla Cna, come se non bastasse si va a intrecciare alla partita sulla riclassificazione dei rifiuti con “codici a specchio”, che ha gettato nel caos la gestione degli stessi. Si tratta di confusioni normative che, è bene ricordarlo, trovano entrambe la loro origine a livello nazionale, e non toscano.

Ma se dal ministero dell’Ambiente continuano a non arrivare risposte in merito, a livello regionale la Cna lamenta «un corto circuito nella comunicazione e nel coordinamento, con le aziende chiamate a pagare conti non loro». La chiosa positiva sta nel riconoscere al contempo «la volontà della Regione di trovare una soluzione». L’assessore all’Ambiente Anna Rita Bramerini, presente all’incontro organizzato dalla Cna, si è infatti incaricata di convocare al più presto un tavolo istituzionale in materia; anche se non è in suo potere sciogliere questi nodi, si prende l’incarico di un confronto a più livelli, possibilmente costruttivo. Sperando che nel frattempo nessuno dei potenziali investitori americani presenti oggi a Firenze, prima di portare i suoi dollari sul nostro territorio, venga a chiedere cosa sta succedendo: non sarebbe facile spiegarglielo.