La Grecia verso le elezioni anticipate: Tsipras tra speranze e paure

Podemos è già dato in testa ai sondaggi in Spagna, e in Portogallo la sinistra sta sempre più prendendo piede. Manca l'Italia

[29 dicembre 2014]

L’appello e l’azzardo di Antonis Samaras, premier in Grecia che ha cercato di imporre al Paese un presidente  come Stavros Dimas  individuato come uomo della Troika europea, sono andati a vuoto per la terza volta e la Grecia, con tutta probabilità a febbraio, avrà le sue ennesime elezioni anticipate. E’ una vittoria per Syriza, e la sinistra guidata da Alexis Tsipras si avvia probabilmente a diventare il primo partito della Grecia.

Al centro-destra di Nea Democratia resta ormai come unico alleato il Partito socialista panellenico, quel Pasok che ha liquidato tutta la sua gloriosa storia prima nella corruzione e nel clientelismo, e poi nell’adesione a una suicida politica neoliberista.

Le settimane che aspettano i greci potrebbero essere molto tese e pericolose: lo ha fatto capire l’immediato crollo della borsa ellenica e lo ha fatto capire Samaras definendo il rischio di elezioni anticipate, con i sondaggi favorevoli a Syriza, «uno sconvolgimento inutile per il Paese». Peccato che il mandante dello sconvolgimento sia lui, che in un’intervista alla TV Nerit  aveva accusato i fuoriusciti dalla coalizione di governo di «ricatto politico», e aveva detto che si dovranno assumere la responsabilità di far vincere la sinistra e che questo sarà «ricordato dal popolo e soprattutto dalla storia», anche se Samaras alla fine si dice convinto che riuscirà a batterei Syriza e che Tsipras sta mostrando una «sciocca spavalderia», essendo il suo  programma economico alternativo solo una serie di «mosse unilaterali» che potrebbero vanificare i risultati di anni di lacrime e sangue.

Ma il suo alleato, il Pasok, è ormai esploso e l’ex capo del partito ed ex premier socialista George Papandreou starebbe per annunciare la nascita di un nuovo Partito socialista per la prossima settimana.

L’attacco a Syriza è forte e aumenterà sicuramente nelle prossime settimane, cercando di far passare la sinistra greca per anti-europea mentre Tsipras vuole rinegoziare i termini del salvataggio della Grecia e rivedere al ribasso il debito del paese.

Tsipras ha confermato che Syriza non negozierà il suo programma economico con i creditori europei e con il Fondo monetario internazionale, e ha ribadito che la vittoria della sinistra alle elezioni anticipate «sarà l’inizio di un grande sforzo nazionale per salvare la società e ripristinare la Grecia: uno sforzo nazionale con ripercussioni internazionali, dal momento che la nostra responsabilità storica è quella di aprire la strada ad una politica alternativa in Europa, trasformando un Paese della zona euro da un esperimento neoliberale ad un modello di protezione sociale e di crescita. Syriza dimostrerà che quando i popoli lo vogliono, quando credono nel loro potere, possono farlo.  Syriza ha la sua forza nel sostegno fornito da una grande maggioranza sociale e politica  in lotta per il rispetto di sé e per la giustizia».

Il leader della sinistra greca ha detto che il primo passo di un nuovo governo guidato da Syriza sarebbe quello di applicare il programma che aveva esposto a Salonicco per risolvere la crisi umanitaria in Grecia: «Questo non è negoziabile e  non crea la necessità di nuovi prestiti, né potrà essere messo in discussione».

Quanto al pericolo di ingovernabilità sbandierato dal centro-destra (che non è certo stato un modello di governabilità), Tsipras ha detto che continuerà a cercare alleati per acquisire la maggioranza in Parlamento e procederà ad attuare il suo programma: «In ogni caso, in questo quadro cercheremo gli accordi più ampi possibili. Il Partito è pienamente consapevole del fatto che dobbiamo unire, non dividere, per  costruire sulle rovine di una società saccheggiata. Questo è il motivo per cui il governo di Syriza non sarà un governo di un partito unico, sarà il governo del popolo». Un deputato di Syriza, Giorgos Stathakis, ha detto che – se vincerà – la coalizione di sinistra punterà ad «una rinegoziazione globale del debito, senza che un’azione unilaterale». E Nikos Pappas, portavoce di Tsipras, ha aggiunto: «Il Paese sta affrontando un cambiamento di dimensioni storiche, non solo per l’alternanza dei partiti nelle coalizioni, che erano la regola. Siamo di fronte a un nuovo capitolo storico, non solo a una parentesi politica», ed è convinto che la vittoria di Syriza sarà ancora più ampia di quello che dicono i sondaggi.

Ma Syriza già da subito dovrà fare i conti – anche con pesanti intromissioni nella campagna elettorale – con alti rappresentanti politici esteri, come il  ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, che ha detto al giornale tedesco Bild che qualsiasi governo greco dovrà onorare gli accordi esistenti: «Le nuove elezioni non cambieranno nulla per i debiti della Grecia. Ogni nuovo governo deve rispettare gli accordi legali presi dai suoi predecessori», e poi ha avvertito: «Supporteremo la Grecia nel suo percorso di difficili riforme, ma sarà difficile se Atene sceglie un’altra strada».

E’ chiaro che quel che la coalizione democristiana-socialdemocratica-liberale che governa l’Europa teme è che l’esempio greco provochi uno smottamento incontenibile sul fronte sud dell’Europa, dove Podemos è già dato in testa ai sondaggi in Spagna e in Portogallo la sinistra sta sempre più prendendo posizioni contrarie al neo-liberismo imperante. Resta l’Italia, dove lo strano icocervo del Pd renziano sembra aver congelato la sinistra in politiche neocentriste che verrebbero rifiutate anche dalla Spd tedesca. Ma per la ormai inconsistente sinistra italiana sembra ancora lontano uno Tsipras che la riunifichi e le ridia dignità e forza politica e Renzi, almeno a sinistra, dormirà ancora sonni tranquilli, sia a Bruxelles che a Roma.