Conclusa analisi trentennale. Ma l'incremento non finisce con lo studio

Grecia, il British medical journal denuncia: l’austerità ha provocato un picco di suicidi

Tsipras e Varoufakis proseguono il tour in Europa, ma si moltiplicano le porte chiuse

[5 febbraio 2015]

Nel loro tour europeo il primo ministro della Grecia, Alexis Tsipras, e il suo ministro delle Finanze Yanis Varoufakis stanno facendo incetta di freddi sorrisi, ma ben poche aperture. Molti leader europei (compreso quello italiano) pensano che la Grecia, evidentemente, non abbia ancora pagato abbastanza in termini di politiche lacrime e sangue imposte dall’Europa. Per rendere più chiaro il conto potrebbe essere utile allegare lo studio appena pubblicato sulle prestigiose pagine del British Medical Journal, una delle riviste mediche più autorevoli al mondo.

Un team di 8 ricercatori, firmando l’articolo The impact of economic austerity and prosperity events on suicide in Greece: a 30-year interrupted time-series analysis, ha pubblicato il primo rapporto che studia in dettaglio l’andamento dei sucidi in Grecia negli ultimi 30 anni, e «l’analisi dei dati mese per mese – riassume le Scienze – ha fatto emergere chiare correlazioni fra eventi economici e tasso di suicidi».

«In particolare, un primo brusco e persistente aumento dei suicidi rispetto alla media trentennale (+13,1 per cento) è avvenuto nell’ottobre del 2008, quando nel paese è iniziata la recessione, interessando in particolare la popolazione maschile. Il dato è rimasto a quel livello fino al giugno del 2011, quando la situazione del Paese è peggiorata dopo il varo di nuove misure di austerità e la mortalità complessiva per suicidio ha raggiunto il +35,7 per cento».

Dopo quello del 2011 sono seguiti ulteriori picchi, con impatti diversi tra la popolazione maschile e quella femminile; lo studio si ferma però in data 31 dicembre 2012. E dopo? A leggere le statistiche sulla crescita del Pil sembra che la Grecia abbia fatto passi avanti negli ultimi tempi, ma la sterilità di questi numeri è riassunta anche dalla poca fiducia con la quale i ricercatori chiosano il loro studio. «Il cervello è più grande del cielo», scriveva la poetessa Emily Dickinson, e oggi grazie alle neuroscienze sappiamo anche che soffre per i fatti negativi più di quanto gioisca per quelli positivi.

«Branas e colleghi – conferma lo studio – notano che le misure di austerità hanno un impatto sui suicidi più significativo e duraturo di eventi che prospettano un periodo di benessere. La diminuzione dei suicidi registrata in corrispondenza di due eventi che anticipavano un periodo di prospertità – nel 1997, l’annuncio della scelta di Atene per i giochi olimpici del 2004 e nel 2002, quello dell’ingresso del paese nell’Unione europea – è durata in fatti per un lasso di tempo di appena due o tre mesi. L’aumento dei suicidi in seguito a misure d’austerità si protrae invece per anni».

E mentre Tsipras e Varoufakis proseguono il loro tour europeo chiedendo che alla Grecia sia corrisposto il dovuto rispetto, vengono scambiati per scocciatori questuanti. La sostenibilità sociale e quella economica, ancora una volta, si dimostrano un problema di primo piano per l’Unione europea, forse ancor più della sostenibilità ambientale.

Da parte sua Varoufakis, commentando l’incontro appena avuto con il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, non ha mancato di definirlo «fruttuoso». L’unico frutto raccolto al momento dall’albero della Bce sembra però molto amaro: dall’11 febbraio l’Eurotower toglierà alle banche greche la possibilità (introdotta nel 2010) di finanziarsi a tassi agevolati presso la stessa Bce, offrendo come garanzia i titoli di stato greci – valutati con rating da profondo rosso.

Questo non significa che le banche greche rimarranno a secco. Resterà infatti in funzione l’Emergency liquidity assistance (Ela) fornito dalla Bce – con un tetto appena innalzato di ulteriori 10 miliardi di euro – solo che i tassi del finanziamento saranno 30 volte più alti di quelli attuali. Nonostante il conseguente crollo delle Borsa greca, Varoufakis non ha gettato alle ortiche l’atteggiamento ottimista: «Annunciando questa decisione – ha affermato in una nota ufficiale il suo ministero – la Banca centrale europea sta mettendo pressione sull’Eurogruppo per muoversi rapidamente, in modo da sigillare un nuovo accordo, reciprocamente vantaggioso, tra la Grecia e i suoi partner». Sarà, ma i «partner» europei, anche quelli che dovrebbero essere più vicini al paese ellenico – Italia in testa – hanno al massimo espresso una tiepida simpatia verso il nuovo esecutivo guidato da Tsipras. Grandi strette di mano, ma ben poca intenzione di esporsi aiutando la Grecia in un percorso di riforma che abbracci l’intera Europa. Pare piuttosto si sia scelto di scherzare con il fuoco della disperazione greca.

Un atteggiamento pavido che ha indubbiamente i suoi pro: dopo aver bacchettato la Grecia, la Bce (che certo non rappresenta l’ala più oltranzista in Europa) ha diffuso oggi un bollettino spiegando che il rientro del deficit strutturale richiesto all’Italia per il 2015 sarà dello 0,25%. Sembra così concretizzarsi la speranza del governo Renzi, che – se le carte in tavola rimarranno queste – non dovrà ulteriormente appesantire la legge di Stabilità già varata. Una magra soddisfazione, che verrà però rivendicata in patria come un successo; abbiamo abbandonato la politica dei sogni per abbracciare quella delle briciole.