Grecia, salvare l’euro per perdere l’Europa?

[13 luglio 2015]

elezioni grecia

L’Unione europea, ancor prima della Grecia, esce con le ossa rotte dall’Eurosummit più lungo della storia. Dopo un’intensa nottata di trattative, il documento (allegato in fondo pagina) che definisce i confini del nuovo “programma di aiuti” al Paese ellenico – votato all’unanimità dai 19 dall’area euro, Grecia compresa – dà nuova forza allo stillicidio in corso. In cambio di 86 miliardi di euro da parte del Fondo Salva-Stati (Esm), la Grecia si impegna a inasprire l’Iva (anche sui beni di prima necessità), ulteriori riforme del sistema pensionistico, la completa indipendenza dell’Elstat (l’Istat greco) e il rispetto totale del Fiscal compact. La Grecia dovrà dare prova di esser tornata nei ranghi approvando al Parlamento queste prime riforme entro tre giorni, mentre gli 86 miliardi di euro arriveranno in tre anni.

Si tratta in ogni caso dell’antipasto, il resto arriverà se alcuni parlamenti nazionali (tra cui quello tedesco) daranno il via libera all’accordo siglato durante l’Eurosummit. La vendetta d’altronde, come noto è un piatto che va servito freddo. E l’Unione europea a trazione tedesca sta portando avanti con gelido cinismo il suo proposito: colpirne uno per educarne cento.

In cambio di una permanenza nell’euro, e dunque della stabilità della moneta unica anche per tutti i suoi 19 paesi, la Grecia ha subito una disfatta politica. Nell’accordo siglato a Bruxelles si prevedono licenziamenti collettivi, il ritorno del Fmi all’interno del Paese, il finanziamento da parte greca (ma supervisione euoropea) di un fantasmagorico fondo di garanzia da 50miliardi di euro, nonché l’ormai ordinario corredo di misure draconiane. Gli unici spiragli concessi ai greci sono il mantenimento della legge per combattere la crisi umanitaria approvata mesi fa, e un vaghissimo riferimento a possibili alleggerimenti del debito, rimandati a data da destinarsi.

«Abbiamo lottato duro a Bruxelles – ha dichiarato al termine dell’Eurosummit Alexis Tsipras – ora lo faremo in Grecia». Lasciato solo a combattere il fronte dell’austerità, Tispras ha perso la sua battaglia. Con lui tutti coloro che hanno intravisto nella Grecia l’occasione per una soluzione progressista alla crisi europea alla quale, in definitiva, ci rifiutiamo di trovare soluzioni.

Frau Merkel ha fatto il suo dovere di rappresentante del popolo teutonico, in maggioranza contrario a una soluzione europea ai problemi del Sud, mostrando però una totale incapacità di visione politica europeista a lungo termine. In questo dramma greco la delusione più grande arriva dai Paesi mediterranei. Spagna, Francia, Italia, non sono stati all’altezza del loro ruolo, e l’auspicato fronte comune del Sud non è mai arrivato a compimento.

L’Unione europea rimane l’unico ideale politico con una stazza in grado di rivaleggiare coi pesi massimi dell’economia globalizzata – Usa e Cina un passo avanti agli altri –, ma ad oggi un’ideale rimane. I fatti parlano di una strana entità, che apparentemente gode nel cannibalizzare sé stessa. Nel tentativo di salvare l’euro, l’Europa sta autodistruggendo i propri ideali fondatori, anziché ricercare una maggiore e solidale unione; come quest’Unione europea possa affrontare e superare efficacemente le numerose prove dei nostri giorni – a partire dalla Cop21 sul clima, che si terrà a dicembre proprio a Parigi – rimane un mistero.