Legambiente nell’era liquida del web e del virtuale, tra la Leopolda e la FIOM

[3 novembre 2014]

L’assemblea nazionale dei circoli di Legambiente che si è tenuta a Rispescia (Gr) dal 30 ottobre al  2 novembre, ha nuovamente frantumato ogni record di partecipazione e mostrato l’immagine di un’associazione stranamente in grande salute, in un Paese dove l’associazionismo, anche ambientale, mostra gravi segni di crisi.

Il Cigno Verde invece sembra aumentare gli iscritti ed aprire nuovi circoli un po’ in tutta Italia e, se si fosse potuta scattare una foto del magmatico meeting disperso in una miriade di gruppi di discussione e di interessi, probabilmente ne sarebbe venuta fuori quella di un’associazione sempre più giovane, più femminile e più meridionale, con una classe dirigente che sta sostituendo senza spinte e scossoni la “vecchia guardia” che lavora per essere sostituita, un fenomeno che probabilmente sarà ancora più visibile al congresso nazionale che si terrà a Milano nel dicembre 2015. Un’associazione che ha testa e gambe nel futuro ma che non rinuncia ad essere pacifista e solidale.

Se la parte più giovane dell’associazione, cresciuta nell’Italia liquida dello spappolamento politico e sociale, ha spesso detto esplicitamente dagli interventi sul palco in assemblea plenaria di non riconoscersi né nella Leopolda né nella piazza della CGIL, è innegabile che un corpo intermedio come Legambiente è percorso dalle divisioni dell’area progressista del Paese, così come è evidente che la linea critica e senza sconti, espressa sia dal presidente Vittorio Cogliati Dezza che dalla direttrice Rossella Muroni, verso provvedimenti come lo “Sblocca Italia” del governo è fortemente maggioritaria. Ma questo disincanto, delusione, adesione, impegno ed opposizione che permeano gli attivisti legambientini miracolosamente non si trasforma in divisione e il cigno verde riesce a fare sintesi della diversità, a farne addirittura ricchezza, condivisione, discussione e sfottò tra gente che si stima e si riconosce per le battaglie comuni condotte e che ci saranno da combattere. E’ ormai difficile (se non impossibile) vedere in Italia un’organizzazione che si basa sull’ambientalismo politico e scientifico, restare laboratorio culturale, sociale e di umanità e differenze e riconosciute e porsi allo stesso tempo ambiziosi traguardi comuni per il futuro.  Un organismo vivo e vivace che riesce a discutere animatamente su cose concrete e poi a far sintesi condivisa

Ma quel che è emerso a Rispescia è anche una sensazione di solitudine, della mancanza sia di referenti ed alleati che di “nemici”, dello squagliamento della politica che ha lasciato i corpi intermedi (e anche le istituzioni virtuose) in una specie di terra di nessuno. Anche tra chi in Legambiente vede di buon occhio il tentativo di Renzi e pensa che sia l’ultima occasione di rinnovamento del Paese, pesa la dichiarata convinzione del premier di poter fare a meno dei corpi intermedi, classificati o tra le cose superflue e tra l’antagonismo di altri tempi.

L’Assemblea di Legambiente, forse mai come questa volta ignorata dai media tradizionali e nuovi (ma ben autogestita su Facebook e Twitter che tanto piace al premier) ha invece mostrato un pezzo di società in salute, vivace, “elitaria” nella sua consapevolezza ed analisi della crisi quanto popolare nei modi, nell’approccio e nel linguaggio. Una comunità che si riconosce e si stima, qualcosa di molto diverso in un’Italia incarognita dove si manganellano gli operai in  piazza. «Volontariato, mobilitazione, condivisione: sono queste le tre parole d’ordine –  ha detto  la Muroni – che rappresentano meglio questi giorni di lavoro. Quello che vogliamo è contribuire a far emergere l’Italia dei talenti territoriali, dell’impegno concreto, della solidarietà, dell’economia solidale. Un’Italia che già ha in sé ricette originali per uscire dalla crisi e costruire una società solidale e giusta».

Forse, visivamente, la cosa che più ha reso chiaro il magmatico ma ben gestito cambiamento in corso nella più grande ed attiva associazione ambientalista italiana è stato l’intervento del presidente della Commissione ambiente della camera Ermete Realacci (Nella foto), seguito con grande attenzione dalla platea mentre raccontava come è stato cambiato in Palamento lo Sblocca Italia e come, alla fine e grazie anche alle proteste degli ambientalisti, non sarà quel mostro di cemento e petrolio che era venuto fuori dalle tante mani e manine che lo avevano scritto. Ma mentre parlava Realacci, che di Legambiente è stato il presidente più amato e che ne è ancora Presidente onorario, per la prima  volta si è sentito qualche mugugno e per la prima volta, una parte di quella Legambiente più giovane che affollava i gruppi fuori dal tendone dell’Assemblea plenaria, non  è rientrata tutta a ascoltare la storia stessa di Legambiente, chi come Realacci ha plasmato in qualche modo lo strano animale che questa associazione è diventato.

Non è qualcosa di cui preoccuparsi, è probabilmente una cosa che lo stesso Realacci apprezza per quel che significa, per quella “Legambiente dopo di noi” evocata più volte da Cogliati Dezza e Muroni: una associazione, un pezzo sempre più significativo ed influente di società consapevole che Legambiente non è un luogo dove fare carriera ma un’associazione che punta ambiziosamente a contaminare il futuro, la società e la politica, consapevole di aver contribuito anche a cambiare in meglio il  Paese con battaglie (si pensi solo alle energie rinnovabili e al no alla cementificazione ed alla salvaguardia del territorio) che da intuizione di pochi sono diventate senso comune. Un’associazione che cresce mutando, senza dimenticare ma guardando al futuro, senza mostri sacri, ma camminando sulle molte giovani gambe e cervelli e diverse sensibilità e passioni visti a Rispescia, che saranno l’avvenire del Cigno Verde.

Un avvenire che ha anche una proiezione internazionale: «Quest’anno oltre alla consueta assemblea nazionale dei nostri circoli – ha spiegato Cogliati Dezza – siamo felici di ospitare nel nostro Centro nazionale di Rispescia anche il congresso internazionale di Alliance sul volontariato. Gli argomenti da affrontare sono molteplici, soprattutto in questo Paese dove Legambiente vuole rappresentare un antidoto contro le ingiustizie e l’illegalità. In questa tre giorni d’incontri e di pianificazione abbiamo raccontato la parte sana del Paese e gli sforzi e le attività che quotidianamente svolgono i circoli di Legambiente su tutto il territorio nazionale. Nell’era del web e del virtuale noi pensiamo che sia ancora fondamentale incontrarsi, confrontarsi di persona e capire i nostri punti di vista».