Legge di stabilità 2016, 25 miliardi di tagli alle tasse e briciole per lo sviluppo

5,5 milioni di persone soffrono la fame, dal governo 600 milioni di euro contro la povertà: come 9€ a testa al mese

[16 ottobre 2015]

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Il Consiglio dei ministri del governo Renzi ha approvato la legge di Stabilità 2016, che non è stata illustrata ai cittadini attraverso un testo organico ma – come ormai di prassi – da 32 slide (qui: http://goo.gl/p529Db), all’interno delle quali si dispiega una manovra finanziaria che oscilla che oscilla tra i 26,5 e i 29,5 miliardi di euro a seconda dei margini di flessibilità che verranno riconosciuti al Paese dalla Commissione europea.

Nelle intenzioni del governo la nuova legge di Stabilità, che adesso dovrà passare il vaglio parlamentare, si articola nel definire «un’Italia col segno più: più forte, più semplice, più orgogliosa, più giusta». Fuor di retorica, quello annunciato dal governo appare sostanzialmente un taglio delle tasse, variamente declinato. Andando a sommare i principali importi resi noti nella breve nota istituzionale presentata in accompagnamento alle slide, si evidenzia come le risorse individuate da Palazzo Chigi concentrino quasi in toto nel finanziare tagli d’imposta (o mancati aggravi): in dettaglio, per il 2016 il governo prevede 16,8 miliardi di euro per evitare aumenti di Iva e accise; 3,7 per eliminare l’imposta sulla prima casa, che sia un castello o un monolocale; 3,8 per il taglio dell’Ires; 405 milioni di euro in alleggerimento dell’Imu agricola e 530 milioni di euro per quella sugli imbullonati; infine, 13,5 euro in meno di canone Rai ad abbonato.

In tutto, poco più di 25 miliardi di euro, appena al di sotto del totale in gioco. I finanziamenti sono invece individuati in 14,6 miliardi di euro di “flessibilità europea” (ovvero, di spesa in deficit), 2 miliardi di euro dalla volontary disclosure (un’evoluzione dello scudo fiscale), 1 miliardo di euro da interventi sui giochi d’azzardo, 5,8 miliardi di euro dalla spending review (la revisione della spesa) e 3,1 da “ulteriori efficientamenti”. All’interno di queste ultime due voci sono ricompresi al contempo misure di efficienza della spesa come anche mancati finanziamenti per servizi essenziali, che nel caso della sanità ammontano a circa 2 miliardi di euro.

Al governo Renzi va riconosciuta la stesura di una manovra organica, che tende tutta verso l’obiettivo del taglio alle tasse. Obiettivo che trova comprensibilmente il plauso di centrodestra e associazioni industriali. Insomma, misure da centrodestra, come rivendica giustamente il ministro Alfano, rese possibili da quella flessibilità che, come osserva qualche flebile voce rimasta a sinistra (e la Lega Nord), solo pochi mesi fa veniva osteggiata o negate dal Pd (anche da chi oggi magnifica questa manovra). Il cambio di indirizzo politico è evidente e il Partito della Nazione appare sempre più reale.

Al di là delle considerazioni sul colore politico della manovra, è comunque difficile lodare realizzabilità, efficacia ed equità della nuova legge di Stabilità.

Sulla realizzabilità, già una volta il premier Renzi ha annunciato «la più grande riduzione delle tasse nella storia della Repubblica». Com’è andata a finire è noto, con la certificazione Istat di un aumento della pressione fiscale. Sull’efficacia, la teoria economica evidenzia come – per dirla con le parole di Gustavo Piga – in tempi di crisi «la componente della politica fiscale che funziona meglio sono, medaglia d’argento, gli investimenti pubblici e, medaglia d’oro, la spesa pubblica per consumi di beni e servizi». Non il taglio delle tasse. Anche la valutazione del pregresso non aiuta l’ottimismo. Sempre l’Istat giudicò la passata legge di Stabilità del governo come ininfluente sulla crescita economica: «I provvedimenti adottati – scrisse l’Istituto – sono previsti avere un impatto netto marginalmente positivo nel 2014 ed un effetto cumulativo netto nullo nel biennio successivo». Per quanto riguarda invece l’equità, basti ricordare l’abbattimento dell’Imu per la prima casa – con vantaggio economico maggiore al crescere del valore dell’immobile – e il finanziamento del taglio imposte tramite corrispettivi tagli al welfare.

Nonostante le molte perplessità, qualcosa di positivo traspare. Su tutto, la conferma dell’ecobonus al 65% per l’efficienza energetica e un primo intervento contro la povertà. Negli ultimi 4 anni l’ecobonus ha garantito una spinta agli investimenti pari a qualcosa come 100 miliardi di euro, una vera misura di politica industriale; peccato solo che il governo continui a ignorare l’opportunità di incentivare anche l’efficienza e la rinnovabilità della materia – il riciclo – oltre a quella dell’energia. Stessa sorte per l’ambita riforma fiscale ecologica, mai davvero partita: spostare il carico fiscale dal lavoro agli impatti ambientali sarebbe motore di sviluppo e innovazione, come dimostrano numerose valutazioni accademiche e i continui richiami dell’Ue in merito. Nonostante ciò, secondo il ministro all’Ambiente Gian Luca Galletti «questa legge di Stabilità fa registrare un passo in avanti importante anche nelle politiche ambientali».

La lotta alla povertà merita invece una chiosa a parte: con qualche imbarazzo segnaliamo l’istituzione del ‘Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale’, da 600 milioni di euro per il 2016. Restringendo il campo d’azione agli italiani che oggi soffrono la fame – ovvero 5,5 milioni di persone secondo l’ultimo rapporto del Banco alimentare – il governo garantirebbe loro circa 9 € a testa al mese: auguri.