L’eredità del Forum sociale mondiale, vista da Tunisi (Fotogallery)

Maurizio Gubbiotti in esclusiva per greenreport dalla capitale della Tunisia

[30 marzo 2015]

È stato un Forum mondiale particolarmente segnato dalle dinamiche tunisine e del continente africano, partecipato, vitale e capace di ospitare reti che su grandi temi – come i mutamenti climatici, la sovranità alimentare, i trattati commerciali, le migrazioni e in definitiva la pace – hanno lavorato molto e lanciato proposte e processi. Un evento voluto con forza dagli organizzatori sul portato di anni del Forum del Magreb/Mashreq, che dopo aver sostenuto fortemente l’esperienza delle “Primavere arabe”, è riuscito a dare vicinanza alla tenuta del processo democratico in corso, contro la svolta autoritaria che molti vedono come rischio dopo l’attentato al Bardo.

Quello che si è appena concluso a Tunisi è però un Forum che deve anche rimettere in discussione la propria formula, recuperando una propria utilità con respiro più globale, e questi temi saranno al centro della discussione che in queste ore si sta facendo dentro al Consiglio internazionale, riunitosi sempre nella capitale tunisina. Sul futuro del Forum il ragionamento è infatti tutto aperto: qualcuno propone per la prossima edizione la città di Montreal ma con pochissimo consenso, mentre si esclude la Grecia come Paese ospitante, ma si potrebbe pensare a un seminario di discussione sul futuro ad Atene.

Le stesse reti internazionali, come ad esempio quella sindacale, stanno pensando a momenti di approfondimento. D’altra parte la prima edizione del Forum sociale mondiale tenutasi nel 2001 a Porta Alegre, in Brasile, e organizzata dal Partido dos trabahadores, nacque in contrapposizione al Forum mondiale economico di Davos, mirando a riunire in uno stesso luogo tutti quei movimenti e tutte quelle forze sociali e civili che lottavano affinché i popoli del pianeta salvaguardassero la propria sovranità, i propri diritti e la propria dignità.

L’obiettivo del Forum era quello di costruire proposte alternative al neoliberismo e forme di lotta alla nuova schiavitù della finanza globale, e si concluse con la redazione di una lettera aperta nella quale venivano elencate alcune proposte e richieste – come l’istituzione della “Tobin tax”, la cancellazione del debito dei paesi in via di sviluppo, la lotta contro gli Ogm e la soppressione dei paradisi fiscali, che senza dubbio centrarono perfettamente le emergenze di questi anni – e oggi è un po’ questo lo spirito che va ritrovato sapendosi rinnovare profondamente.

Ieri poi la settimana si è conclusa con la grande marcia internazionale contro il terrorismo, che ha inondato le vie della città verso il museo Bardo. Una partecipazione popolare enorme, solo con bandiere tunisine e senza bandiere di alcun partito, e che ha davvero dato una risposta di fortissima volontà di democrazia e partecipazione contro l’orrore della violenza e del terrorismo.

di Maurizio Gubbiotti, responsabile dipartimento internazionale di Legambiente